Nautica, (mal)trattata alla stregua di una Cenerentola

Eppure è un importante comparto per l’economia italiana e dai cantieri del Bel Paese sono uscite delle sontuose navi passeggeri

Stante il quadro attuale della situazione della nautica in Italia, è il caso di fare una riflessione per quanto concerne l’aspetto della costruzione di grandi navi passeggeri.

Il nostro Paese è stato per molto tempo leader assoluto. Oggi, questo importante e vitale settore industriale soffre di una crisi che il Governo tende a minimizzare, non effettuando quelle opportune strategie volte al rilancio dell’intera nautica italiana.

Ho la netta impressione che il Parlamento in toto consideri di serie B le centinaia di migliaia di lavoratori di questo importante comparto che hanno, in questi ultimi anni, perduto il lavoro.

Infatti, non comprendo perché l’attenzione governativa debba essere storicamente sempre ed esclusivamente volta a favorire una azienda, seppur rilevante, come la Fiat, anzi pardon la Fca come oggi si chiama. Questa disparità non trova alcuna giustificazione, anzi è anche da condannare a viva forza. La Fca, cioè la Fiat, ha oltretutto traslocato la sua sede legale in Olanda, mentre quella fiscale in Gran Bretagna.

Quindi, nonostante le palesi difficoltà che deve affrontare l’intero settore nautico, il Governo italiano non solo fa orecchie da mercante, ma appare evidente come non abbia la più che minima intenzione di rivolgergli le dovute e necessarie attenzioni, nonostante che questo comparto sia stato da sempre una delle punte di diamante del Made in Italy.

Una delle principali cause che hanno determinato questa crisi è una completa e totale mancanza di visione globale da parte di chi ci governa.

Eppure non è difficile riscontrare come i maggiori costruttori mondiali di navi sono Paesi come la Cina e la Corea del Sud, senza poi dimenticare il Giappone e gli Stati Uniti d’America. Considerando che, nonostante questo duro scontro economico la nostra cantieristica è riuscita non solo a tener testa, ma anche a conquistare importanti commesse, sarebbe stato il caso che le forze politiche alla guida del Paese Italia prestassero più attenzione a questo importante settore economico.

Nautica, un settore da valorizzare non da sminuire

nave1Forse i nostri governanti obliano quanto lavoro e quanta tecnologia vi sia nella realizzazione di una nave da diporto. È un complesso lavoro nel quale confluiscono varie sinergie frutto di grandi e profonde competenze e capacità.

Un patrimonio intellettuale costituito da numerose figure che vanno dall’architetto all’ingegnere, dal tecnico elettronico all’artigiano, dal meccanico al sarto. Sono veri e propri lussuosi edifici galleggianti che hanno necessità di tutto.

Credo che non abbiano, neppure lontanamente, compreso cosa significhi realizzare una imbarcazione di settanta metri, cosa vuol dire costruire quindi un qualcosa di davvero imponente ed immenso.

Se nel passato le residenze signorili, come i castelli, erano i simboli del potere e del dominio delle varie famiglie nobili che dominavano la scena secoli orsono, oggi sono queste imbarcazioni a spiccare nella loro magnificenza come fossero degli incredibili palazzi sull’acqua.

Navi eleganti e stupende che sono da considerarsi come un emblema d’ingegno e di capacità, oltre che fonte di ricchezza non solo per gli armatori, ovviamente, ma anche per tutto l’indotto. Infatti, per idearle e realizzarle vengono ad essere coinvolti numerosi lavoratori che meritano le stesse attenzione che vengono ad essere rivolte nei confronti di quelli della ex Fiat.

Se gli uomini che si reputano statisti, pronti a promulgare Leggi, comprendessero che per la costruzione di una tale nave necessita il duro lavoro di ben trenta diverse menti, centinaia di operai specializzati, che complessivamente necessitano oltre 420.000 ore e che sempre per la costruzione di una imbarcazione di settanta metri sono necessari 85.000 metri di cavi elettrici, 80 tonnellate di alluminio e almeno 400 tonnellate di acciaio, forse comprenderebbero quanto sia importante il comparto nautico.

Mi auguro vivamente che questa situazione possa trovare una rapida soluzione e non relegare più la nautica italiana in un cantuccio alla stregua di Cenerentola, ma ponendola sul piedistallo come invece merita.

 

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