Il medico di base: primo presidio per la salute pubblica

Un tempo era una figura fondamentale ed era sempre pronto

e disponibile a visitare un suo paziente. Ora il suo ruolo è stato svilito

Medico1Il medico di base dovrebbe rappresentare il primo presidio per la salute dei cittadini. Ma, purtroppo, anche questa figura che un tempo era quasi un amico di famiglia, non solo è stata svilita a semplice passacarte, compilatore di ricette; come pure il suo studio è sempre più luogo di appuntamento per i presenzialisti “informatori medici”, un modo elegante per definire i rappresentanti delle varie case farmaceutiche.

Allo stato dei fatti, della sua funzione di dottore si è perduta ogni traccia. Con questo non voglio fare di tutta l’erba un fascio e neppure sparare nel mucchio, ma voglio solamente evidenziare come questo Stato sia anche riuscito a defenestrare la funzione medica e il presidio per la salute pubblica.

Un tempo, specialmente nelle zone rurali, il medico condotto, che piovesse, che nevicasse, che tirasse vento, che facesse caldo o freddo, prima in calesse, poi con la lambretta, andava di casa in casa. Conosceva tutte le malattie che si avevano avuto in famiglia, aveva pertanto un vero e proprio quadro clinico di tutti i suoi assistiti.

Non aveva computer, all’epoca non aveva neppure la più pallida idea, cosa ovviamente logica, di cosa fosse un sistema informatico.

Carta e penna, oltre alla sua esperienza e alla sua memoria, erano gli strumenti con i quali lavorava. C’era poi chi lo ripagava con una gallina, con delle uova fresche, c’era anche chi lo invitava a battesimi, alle comunioni e alle cresime. E lui era sempre lì pronto a supportare e intervenire con i pochi mezzi che aveva a disposizione. Attenzione non sto parlando di un tempo poi così lontano.

Chi ha qualche primavera sulle spalle, sa perfettamente che fino anche agli Anni Settanta dello scorso secolo, il medico di famiglia era veramente il medico di famiglia; era un dottore che se lo chiamavi perché tuo figlio forse aveva il morbillo, lui veniva a visitarlo per sincerarsi delle condizioni del suo paziente. Non faceva di certo le diagnosi per telefono e non passava intere ore (oltretutto durante il tempo che dovrebbe essere riservato agli assistiti) ad ascoltare un informatore circa un farmaco che sarebbe migliore di un’altro.

Tante le colpe del sistema sanitario italiano

Medico2È un dato di fatto che la categoria, purtroppo, non sente più il loro ruolo come una missione, ma come un mero lavoro di serie B mentre, in realtà, è importantissimo anche per quanto attiene la prevenzione.

Essendo poi anche loro uomini, e come tale facili alle tentazioni, non meraviglia leggere in cronaca che qualche medico di base prenda bustarelle o faccia viaggi gratis, come “gradito omaggio” per aver prescritto determinati farmaci piuttosto che altri o al posto dei più economici farmaci generici; e le pagine di cronaca non è raro che riportino casi simili.

D’altronde, si sa, ogni categoria ha le sue mele marce e la classe medica non è esente. Sarebbe, però, puerile puntare il dito accusatore solo verso chi si approfitta della situazione. Le responsabilità di questo andazzo sono da cercare ben più in alto.

Quello che è da condannare è il sistema sanitario italiano. Bisognerebbe avere il coraggio di prenderlo in toto e buttarlo letteralmente nella spazzatura.

Medici che non sono più motivati, impegnati più a fare carriera o a curare i propri interessi, ospedalieri che appaiono, in generale, come se fossero dei lavoratori alla catena di montaggio.

Il medico di base dovrebbe tornare al suo originale ruolo. Dovrebbe tornare ad essere invece la punta di diamante di tutto il settore sanitario, dovrebbe tornare a ricoprire quel ruolo che un tempo assolveva con grande professionalità e dignità.

Non si può lasciare che un cittadino sia abbandonato, che diventi un semplice numero oppure un elemento utile per stilare statistiche.

Una classe politica che dal 1946 non ha mai prodotto nulla, se non scandali, imbrogli, in Paese serio, dovrebbe essere non solo mandata a casa, ma del tutto cancellata e rinnovata da zero. D’altra parte figure di spicco come, ad esempio, Umberto Montanari, che era medico condotto a Piumazzo, che venne assassinato da bande comuniste il 19 maggio del 1946, quindi a guerra già finita, nel tristemente noto Triangolo della morte non esistono più.Allo stato dei fatti, della sua funzione di dottore si è perduta ogni traccia. Con questo non voglio fare di tutta l’erba un fascio e neppure sparare nel mucchio, ma voglio solamente evidenziare come questo Stato sia anche riuscito a defenestrare la funzione medica e di presidio per la salute pubblica.

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