Ma chi sono realmente i “viaggiatori della speranza”?

Ogni giorno arrivano barconi carichi di clandestini. Un viaggio costa circa 2.600 dollari. Ma i loro Paesi di origine sono tutti così poveri?

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Ma chi sono realmente tutte quelle persone che oramai ogni giorno i nostri militari devono andare a recuperare in mezzo al mare? Agli occhi della Legge sono clandestini, agli occhi di chi vuole il buonismo a tutti i costi sono migranti.

Una prassi che è divenuta una consolidata realtà. Una sorta di pendolarismo a senso unico. Questi partono e a un certo punto chiamano. I nostri mezzi partono e li portano qui da noi. Un servizio assicurato che neppure tutti gli onesti lavoratori che vivono fuori dalle grandi città ricevono. Basta semplicemente prendere un pullman o un treno per vedere come ogni mattina e ogni sera vengono ad essere trattati.

Eppure si parla tanto del viaggio della speranza. Un traffico che per la sola Libia frutta un qualcosa come quattro miliardi di dollari all’anno.

Tempo fa perfino Giuliano Amato riferì alla camera che secondo i dati dell’ONU, questo traffico produceva circa trecento milioni di dollari all’anno. Nel suo intervento Amato disse, riferendosi all’Italia, che il Paese ha “l’obbligo civile e morale di intervenire per porvi fine”.

Delle bellissime parole, certamente di molto effetto e presa popolare. Ma ancora oggi si parla di “tragedie del mare”, di “poveri disperati”, di “migranti”, arrivando al paradosso assurdo, di andarli a paragonarli ai nostri compatrioti partiti per andare a lavorare all’estero. I nostri non sono mai entrati in maniera clandestina in nessun Paese al mondo. Nessun nostro lavoratore ha tentato di evitare le frontiere. Anzi. Hanno subito trattamenti duri, e perfino la quarantena.

Ma nessuno ha ancora detto chi siano effettivamente queste persone che andiamo a prendere in mezzo al mare. Secondo i più esperti ed informati, un viaggio costa circa 2.600 dollari, cifre che, anche secondo l’opinione pubblica, sono di grande spessore considerando i paesi di provenienza. La libertà non ha prezzo. È vero. Il drammatico elenco, solo per fare un esempio, che ricorda le persone uccise dal regime comunista nel tentativo di passare in occidente, ricorda tragicamente questa verità.

Ma corrisponde a realtà che tutte le persone che andiamo a prendere scappano come quelli che provavano a fuggire alla perfida ragione comunista imperante nei vari Paesi europei caduti sotto il loro dominio alla fine della Seconda Guerra Mondiale? Nessuno risponde mai a questa domanda.

Chiunque di noi, generalmente, quando ha necessità di un taxi prende il telefono e chiama. I viaggiatori della speranza usano un telefono satellitare… e gli italiani corrono a prenderli.

 Alcuni Paesi, come Angola, Ghana e Mali, hanno ricchissimi sottosuoli

Ghana, diamantiÈ forse il caso di ricordare che il Continente Africano è attualmente formato da ben 54 Stati. Molti nostri istrionici politici si strappano le vesti, ricordando la povertà di quei Paesi. Peccato però che si dimenticano alcuni piccolissimi dettagli. Senza fare l’analisi completa di quei 54 Paesi, cosa che comunque sarebbe davvero interessante, mi permetto solamente ricordarne alcuni di quelli che solitamente vengono ad essere citati.

Ad esempio l’Angola è una terra particolarmente ricca di materie prime. Su un territorio di oltre un milione e duecentomila chilometri quadrati vivono meno di venti milioni di persone, con una densità quindi di appena 14 abitanti per chilometro quadrato. In Italia, che è grande poco più di trecentomila chilometri quadrati, abbiamo una densità di oltre duecento abitanti per chilometro quadrato.

L’Angola che a partire dal 2006 fa parte dell’OPEC, esporta petrolio, ed è ricca di diamanti, e nel periodo fra il 2003 e il 2011 ha attratto investimenti pari a quasi sessanta miliardi di dollari. Nel 2013 l’inflazione in Angola si è attestata al 9,2 % e il PIL è aumentato del 5,6%. Ingenti quantità di denaro, poi, provengono dalla Cina, uno dei suoi partner principali.

Anche l’economia della Nigeria è basata sul petrolio. Oltre a ciò ha notevoli risorse minerarie come lo stagno e il carbone, come pure è di rilievo la sua produzione agricola.

Il Ghana risulta essere il decimo produttore di diamanti a livello mondiale, e in Africa è secondo solo al Sud Africa. Dal 2011 nel Ghana sono state scoperte anche ingenti riserve petrolifere. Secondo produttore a livello mondiale di cacao, il Ghana ha anche notevoli depositi di bauxite.

Arriviamo al Mali, reputato non si sa il perché, un Paese povero. Una nazione che ha un’estensione che è quasi quasi doppia rispetto alla Francia, è in realtà ricchissimo di risorse naturali, specialmente energetiche, come il petrolio e minerali. In Africa il Mali è il terzo produttore di oro. È ricco di Uranio, stime più che valide parlano di 5.000 tonnellate. Oltre a ciò ha diamanti e varie pietre preziose, importanti risorse di minerali di ferro, manganese e bauxite. Ha il rame, 1 milione di tonnellate di Caolino, 10,6 milioni di tonnellate di marmo, 35 milioni di tonnellate di gesso, 22 milioni di tonnellate di fosfati, 1,7 milioni di tonnellate di piombo e zinco.

L’elenco ovviamene potrebbe continuare. Ma allora, ritorno a chiedere, chi sono realmente quelli che ogni giorno i nostri militari sono obbligati ad andare a prendere in mezzo al Mediterraneo?

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