Cosa è il patto di stabilità e quali le sue implicazioni

Nell’ anno di grazia 2000 con due elezioni e un referendum davanti si vorrebbe approfittare per abbandonare il patto di stabilità e dire che ci interessa soltanto la crescita economica

(Giuliano Amato)

Advisor Abbate - patto stabilita 1

Come Advisor ho notato come uno degli argomenti maggiormente dibattuti nella nostra politica sia il patto di stabilità. Sono così tante le implicazioni, che si sono registrate delle clamorose proteste di sindaci che, simbolicamente, si sono incatenati non potendo più far fronte alle varie spese per i Comuni che governano.

Ma esattamente cosa si intende per patto di stabilità? Il cosiddetto patto di stabilità interno è un insieme di regole per distribuire su tutti i livelli nei quali si articola la Pubblica Amministrazione lo sforzo che deriva dalla necessità di rispettare i vincoli fiscali che vengono ad essere imposti dalla Comunità Europea.

Il 2 marzo del 2012, infatti, 25 dei 27 stati membri dell’UE hanno firmato il Trattato sulla stabilità sul coordinamento e sulla governance dell’Unione Europea, più noto, appunto, come Fiscal Compact.

Questo trattato non fu ratificato né dalla Repubblica Ceca né dal Regno Unito.

L’accordo siglato, che per la cronaca fu l’allora Premier Mario Monti, non eletto e imposto dal Presidente della Repubblica, a firmarlo per l’Italia, prevede una serie di norme e vincoli di natura economica per il contenimento del debito pubblico, come, ad esempio, l’inserimento del pareggio strutturale di bilancio di ciascun Stato.

Advisor Abbate - patto stabilità 3È anche previsto l’obbligo di mantenere al massimo al 3% il rapporto tra deficit, e cioè la differenza tra quello che lo Stato incassa e quello che spende, e il PIL, cioè il Prodotto Interno Lordo; l’obbligo per i Paesi con un debito in eccesso, di ridurlo di un ventesimo all’anno il rapporto tra debito pubblico e PIL, nell’arco di un ventennio.

Che il debito pubblico sia uno scandalo non vi è ombra di dubbio, ma che poi debbano essere i cittadini a pagare le conseguenze per scellerate ed immotivate scelte governative non è per nulla corretto.

Si parla sempre dei costi della sanità e delle pensioni, ma si è sempre fatto questo discorso in maniera partigiana, dimenticando alcuni piccoli dettagli.

Ad esempio che l’istituto della sanità, proprio per sua natura, non può e non deve essere visto da uno Stato serio come fonte di guadagno. La salute pubblica è un qualcosa che non può essere mercanteggiato.

Per quanto riguarda la questione delle pensioni vi è poi un lungo capitolo. Per esempio chi ha creato l’incredibile situazione delle baby pensioni? Se nessuno se lo ricorda, ve lo dico io. Fu il Governo Rumor che nel lontano 1973 acconsentì che tanto i dipendenti dello Stato quanto i militari potessero andare in pensione dopo il versamento dei contributi, per le donne sposate con figli di 14 anni 6 mesi e 1 giorno e di 20 anni per gli statali, mentre 25 per i dipendenti degli enti locali.

Advisor Abbate - Patto Stabilità 2Il provvedimento fu votato sia dalla maggioranza sia dall’opposizione. Per comprendere meglio la portata di questo lungimirante progetto approvato da tutte le forze politiche presenti allora, porto ad esempio che nel 2011 erano oltre mezzo milione i complessivi pensionati che avevano meno di 50 anni, dei quali i pensionati INPDAP, ovvero del pubblico impiego, erano 425.000.

Il costo complessivo annuo, calcolato appunto nel 2011 era di ben oltre 9 miliardi di euro. Interessante notare che sulla Stampa, vi fu un bellissimo articolo a firma di Roberto Giovannini che in occasione dei quarant’anni delle baby pensioni scrisse, fra le altre interessantissime cose “Secondo alcune attendibili stime, considerando la maggiore spesa sopportata anno dopo anno e la minore contribuzione incassata, le baby pensioni sono costate allo Stato 163,5 miliardi. Il disastro dell’Italia di oggi è fatto da tante storie come quella delle baby pensioni. Scelte sbagliate, cui si è rimediato male e senza coraggio o a volte non si è rimediato per niente. Il conto lo stiamo pagando noi e continueranno a pagarlo i nostri figli”.

Come Advisor non posso non essere che d’accordo da quanto espresso, considerando poi che tutti i parlamentari che votarono questo famigerato Dpr 1092 non hanno mai pagato di persona neppure una lira e neanche un centesimo di euro. Questa è democrazia?

 

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