Agenzie di rating, mine vaganti nell’Economia

L’attuale creazione di denaro dal nulla operata dal sistema bancario è identica alla creazione di moneta da parte di falsari. La sola differenza è che sono diversi coloro che ne traggono profitto

Maurice Allais

(Ingegnere, Fisico ed Economista francese, Premio Nobel per l’Economia 1988)

Atene... spartana

Come Advisor reputo che si sia data troppo importanza alle agenzie di rating, le quali in teoria dovrebbero essere tutte agenzie finanziariamente indipendenti, cosa che nella realtà non è .

Ad esempio, la Fitch Ratings è controllata al 20% da parte del Group Holding francese Fimalac, possiede anche Vega France ed è azionista di altre società. Il conglomerato mediatico statunitense Hearst Corporation detiene il 50%.

Il Gruppo Fimalac inizialmente possedeva il 50% di Fitch Group, ma nel dicembre 2014 ha venduto il 30% del capitale di Hearst per $ 1,965 miliardi. Moody’s apparteneva prima del 2000 al gruppo Dun & Bradstreet. Dal maggio 2008, è divenuta di proprietà di Moody’s Corporation, che ha scambiato tra i suoi azionisti, al 13%, il fondo di investimento Berkshire Hathaway Inc, stessa proprietà di Warren Buffett.

Tre A che cadonoStandard & Poor è stata acquisita nel 1966 dal gruppo editoriale McGraw-Hill. McGraw-Hill pubblica il giornale Business Week, come pure molti altri giornali finanziari e ha varie reti televisive.

Quindi, pare più che evidente che queste note agenzie di rating non sono poi così oggettive e libere.

Le agenzie di rating avrebbero quindi il compito di valutare in modo, in teoria, indipendente, il rischio di un investimento in tale società o in tale Stato. Ognuno di essa ha una scala di valutazione che va da AAA (tripla A) a CCC.

Se queste agenzie reputano che un paese abbia subito un calo nelle sue “fortune” e, di conseguenza, la sua valutazione si abbassa, gli investitori sono in possibilità di poter richiedere dei rendimenti che risulteranno essere più elevati. Il rating dovrebbe essere assegnato dopo un lavoro di analisi dei dati economici e patrimoniali, e dovrebbe, quindi, essere il risultato di una decisione collettiva di analisti da parte dell’agenzia.

Pur trattandosi di un parere, queste agenzie, indirettamente, o volutamente, condizionano, ad esempio, l’acquisto e la vendita di una quota o di un titolo di una determinata società.

Economia e ratingL’effetto di queste “note” ha un impatto che può rilevarsi devastante, in quanto sono considerate, ahimè, da molti investitori come elementi per valutare l’entità dell’investimento e il dove farlo.

Così come per gli Stati e per le imprese, un declassamento consegue tassi di interesse più elevati. Così, quando si vogliono prendere dei prestiti, il denaro costerà di più. La crisi finanziaria del 2008 ha messo in discussione il concetto di indipendenza delle agenzie di rating del credito perché molti investitori si sono lamentati per la mancanza di reattività di quest’ultime durante la crisi, ma soprattutto la mancanza di precisione dei loro rating.

In realtà non hanno fornito sufficiente protezione dai rischi derivanti da strumenti finanziari destinati ad essere privi di rischi. A tal proposito, come Advisor voglio ricordare alcuni casi di valutazione eseguiti da queste note agenzie di rating a dir poco discutibili.

  • Nel 2001, Standard & Poor e Moody’s hanno valutato la società Enron inserendola nella categoria dei migliori investimenti. Quattro giorni più tardi, l’azienda ha dichiarato fallimento.
  • Durante la nota crisi dei mutui subprime, Moody’s, Standard & Poor, Fitch hanno per diversi anni, considerato il rating più alto (AAA) per il tipo di investimenti CDO prima di rendersi conto che si era improvvisamente abbassato.
  • Nel 2008, la banca d’investimento multinazionale Lehman Brothers era valutata “A” e questo alla vigilia del suo crollo.

Questa è solo una piccola parte degli “abbagli” presi in “buona fede”, da queste ben note agenzie di rating.

Non mi stancherò, quindi mai di ricordare quanto sia pretestuosa e inutile la loro esistenza, una arroganza dalla quale sarà bene liberarsi al più presto prima che vadano ulteriormente a devastare il fragile mondo dell’economia mondiale.

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