Non basta una unica moneta per fare un unico popolo

L’Europa? Una tragedia greca

Jean Paul Fitoussi

Advisor Abbate - Euro

Ho notato come Advisor che da quando è scoppiata la grana della Grecia si è finalmente parlato dell’Euro, questa moneta unica che ci è stata imposta e per la quale “lacrime e sangue” sono versati quotidianamente.

Non vi è dubbio che i principali beneficiari dell’introduzione della cosiddetta moneta unica siano state proprio le imprese, anche se qui vi è tutto un lungo capitolo che andrebbe approfondito, ma è anche altrettanto vero che al popolo tutti questi sbandierati benefici risultano essere un qualcosa di molto lontano.

D’altra parte, il ragionamento che fa il comune cittadino è onestamente molto corretto. Cosa vi è di sbagliato nell’affermare che prima con uno stipendio di 1.500.000 lire si viveva bene, mentre oggi con uno stipendio di mille euro, quindi quasi due milioni delle vecchie lire, diventa tutto impossibile?

Certo, gli economisti, il più delle volte foraggiati per dire corbellerie, sarebbero pronti a dire che con l’introduzione dell’Euro si sono salvate le economie nazionali, ma a chi viveva bene con uno stipendio di 1.500.000 lire e che oggi con uno stipendio di mille euro fa fatica a campare, tutto questo fa solamente ridere.

Advisor Abbate - eurostatGli economisti dicono che con l’euro si sono ridotti i costi relativi alle operazioni di cambio per le operazioni al di fuori della zona euro, e quindi si sono limitati fortemente i costi di copertura dal rischio di cambio. Certo, ma a chi viveva bene con uno stipendio di 1.500.000 lire e che oggi con uno stipendio di mille euro fa fatica a campare forse interessa?

Gli economisti asseriscono che con l’Euro si aumenta la concorrenza tra le imprese sul suolo europeo e dovrebbe infine rafforzare la loro competitività incoraggiandole a migliorare la loro produttività e la qualità della merce. Nulla da obiettare, ma a chi viveva bene con uno stipendio di 1.500.000 lire e che oggi con uno stipendio di mille euro fa fatica a campare cosa rispondono?

Gli economisti sostengono che per i consumatori l’introduzione dell’Euro il viaggiare diventa più conveniente a causa della eliminazione di commissioni di cambio e dei pagamenti transfrontalieri con carta di credito, che è più facile confrontare i prezzi. Certo, tutti aspetti che sono fondamentali per chi ti ricorda che prima con uno stipendio di 1.500.000 lire potevi viaggiare e che oggi con uno stipendio di mille euro fa fatica ad arrivare a San Marino.

Gli economisti si esaltano, quasi con viva eccitazione, nell’affermare che è grazie alla BCE che si è effettivamente assicurato la stabilità dei prezzi, con un’inflazione limitata. Peccato però che, poi, dimenticano che, ad esempio, il costo del pane può variare da 1,70 euro, quindi oltre le 3.000 delle vecchie lire, fino a 6,0 euro, perciò quasi 12.000 sempre delle vecchie lire, al chilo.

Molti degli economisti poi tendono a dimenticare che quando si è stabilito di fare l’Euro, ci si è attenuti al tasso di conversione, e cioè 1 euro uguale a 1936,27 lire, come pure 1 euro corrisponde a 6,55957 vecchi franchi francesi. La cosa che è poi è ancor più sconvolgente è che molti economisti vogliono a tutti i costi sostenere che non è corretto dire che oggi l’euro equivarrebbe alle vecchie duemila lire senza tener conto dell’inflazione.

Da un punto di vista tecnico è certamente vero, ma quello che non vogliono capire tutti questi grandi economisti, è che al popolo non interessa tutte le balle spaziali dell’inflazione programmata e garantita dalla Banca centrale europea, la tanto sbandierata stabilità della moneta. Per loro il conto è molto semplice, privo di tanti arzigogoli, pandette e altro. Per loro, giustamente, la realtà si misura con quello che ci puoi o non puoi fare con la carta moneta.

Se prima con 100.000 delle vecchie lire in tasca eri un signore, oggi con cinquanta euro fai davvero presto a spenderli. Quello che conta veramente è il famoso, ma ancora forse poco compreso, potere d’acquisto.

Altra enorme balla che va tanto di moda è che l’uscita dall’Euro sarebbe catastrofica, che si avrebbero ripercussioni economiche di enormi proporzioni. Ma tutto questo per chi? Certamente per la BCE, la quale non avrebbe più mezzi per ricattare, oltre che improvvisamente trovarsi un debito che non verrà mai pagato.

Advisor Abbate - Grecia 3La Grecia, al momento, non ha deciso. Ha fatto solo un gioco sporco per avere altri soldi e basta. Non ha avuto il coraggio di dire: cara BCE io i soldi che ti devo non solo non te li restituisco, ma da oggi i soldi me li stampo nuovamente da sola.

Cina, Russia, paesi medio orientali e dell’estremo oriente sarebbero pronti ad investire e a acquistare beni e servizi a prezzi più che concorrenziali, senza poi dimenticare l’America. O forse che non è vero che la maggior parte della produzione italiana viene fatta fuori, in Paesi che non hanno l’Euro, per pagare di meno e per far sì che il prodotto possa poi risultare essere concorrenziale?

Come Advisor mi auguro che prima o poi tutto questo castello dell’Euro fatto appositamente per certi paesi europei, e passivamente accettato dai nostri politici, finisca e che questo velo di sanità e purezza crolli definitivamente.

Non è forse vero che prima dell’introduzione della moneta unica la Germania aveva un deficit di 126 miliardi di dollari? Non è forse vero che prima dell’introduzione delle moneta unica l’Italia aveva invece un avanzo di 56,6?

Oggi la situazione si è totalmente rovesciata e la Germania vanta un enorme credito verso i Paesi europei. Ma cosa succederebbe alla Germania se tutti i prestiti concessi non venissero più restituiti? Ma di questo gli economisti, ovviamente, non ne vogliono parlare.

 

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