Italia: il Paese delle eterne promesse

Gli Italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre

Winston Churchill

Cicerone

Quando il contadino va nel suo campo raccoglie i frutti del suo lavoro, i quali, salvo particolari eventi esterni come ad esempio situazioni atmosferiche, sono sempre ed esclusivamente il frutto di come ha lavorato e di quanto ha lavorato.

Come Advisor, non possono non notare come questo esempio, pur essendo prettamente bucolico, raffiguri il quadro della vita. Anche per quanto riguarda l’economia, infatti, i frutti che si possono raccogliere rappresentano le capacità e le qualità di un gruppo di lavoro.

Ma se il contadino ha il vantaggio, e nel contempo lo svantaggio, di poter procedere al suo lavoro a prescindere da condizionamenti esterni, in economia questo non avviene. Un temporale, una siccità, ad esempio, sono per il contadino possibili eventi. In economia non è questione di condizioni meteo, ma anche di chi si rappresenta, per chi si parla.

In linea generale il Paese Italia, non basa di certo su solide strutture portanti, e soprattutto non gode di grande e reale prestigio all’estero. In una forma di mero tatticismo, di pura finzione in funzione di comode alleanze, l’Italia è sempre valutata come Paese di scarsa affidabilità, di scarse capacità politiche, con una popolazione pronta a cambiare bandiera a seconda di come tira il vento.

Fin dalla caduta dell’impero Romano, la popolazione italica è stata in balia degli eventi, pronta a cedere pur di vivere alla giornata, barattando, di fatto, la dignità.

La classica locazione “historia magistra vitae”, tratta tra l’altro dall’opera scritta da Cicerone il De Oratore, è quanto mai vera. Se si avesse tempo, voglia e fantasia, si potrebbe scoprire che Cicerone aveva già messo, in tempi di certo non sospetti, nero su bianco una profonda verità.

Infatti, la frase completa, tradotta dice “La storia in verità è testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra di vita, messaggera dell’antichità”.

La storia, materia ai più poco nota, è fondamentale anche per poter comprendere i meccanismi dell’economia moderna. Infatti, come Advisor, ho avuto la possibilità di conoscere direttamente alla fonte, il reale giudizio sull’Italia e sulla sua popolazione. Certo, giudizi sprezzanti dettati da pregiudizi, da paure, ma che tuttavia poggiano su solide realtà.

Firma concordatoO forse qualcuno vuole negare che il nostro Paese non abbia, ad esempio, ancora oggi definito il concetto di Stato Italiano e di Stato del Vaticano? L’italiano non è beghino? Non è per caso vero che ancora tutt’oggi la cosiddetta Chiesa, goda di privilegi che definirli anacronistici sarebbe riduttivo? O forse si vuole negare quale sia la reale influenza della Chiesa sulla politica italiana?

Ho sempre reputato che, in linea di principio, le cose avvengono sempre in due, e cioè da una parte c’è chi propone e dall’altra c’è chi accetta. Orbene, credo che se la Chiesa ha le sue colpe, di certo non sono minori quelle dello stato italiano, che supinamente non ha mai saputo discernere e dividere tra fede e politica ecclesiastica.

Ma d’altra parte la politica italiana è stata sempre ambigua, proprio a partire dalle sue origini. È più che sufficiente ripensare ai due eventi che hanno caratterizzato e rivoluzionato l’Europa, e ciò le due Guerre Mondiali.

L’Italia, fino a quando le ha fatto comodo, è stata alleata dell’Impero Asburgico e della Germania nella Triplice Alleanza, per poi fare il salto nella Triplice Intesa adducendo motivi più che puerili. Ma, di certo, non ha fatto meglio nel secondo conflitto mondiale. Mussolini, figura alquanto complessa, è definito dittatore, quando è bastato un semplice Ordine del Giorno, esattamente quello del 25 luglio 1943, per farlo prima cadere e poi farlo arrestare, in maniera davvero infame, per ordine del Re.

Non è poi da dimenticare il delirante comunicato trasmesso alla radio, nel quale si diceva esattamente “Sua Maestà il Re e Imperatore ha accettato le dimissioni dalla carica di capo del governo, primo ministro e segretario di Stato, presentate da S.E. il Cavaliere Benito Mussolini, e ha nominato capo del governo, primo ministro e segretario di Stato S.E. il Cavaliere Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio”.

Desta ancor più perplessità quanto letto da Badoglio alla radio alle 22,45 nel il quale il maresciallo diceva la frase storica “la guerra continua”. Il 3 settembre del 1943 a Cassibile fu firmato quello che è stato definito armistizio. Ma quello che è ancor più scandaloso è che da un lato l’Italia si arrendeva alle forze Alleate e dall’altro dichiarava guerra alla Germania. Confusione generale.

Quello che prima era alleato diventa il nemico, e quello che era il nemico diventa l’alleato. E poi ci meravigliamo se all’estero non hanno fiducia di questo Paese. Nonostante tutto io ho ancora fiducia e sono convinto che se le cose si vogliono fare si possono fare.

 

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