I soldi dei contribuenti italiani a chi finiscono?

Un contribuente è uno che lavora per lo Stato, ma senza avere vinto un concorso pubblico

Ronald Reagan

Advisor Abbate - Ingiustizia sociale

Per poter raggiungere l’ambizioso progetto di salvare lo Stato italiano sono stati adottati strumenti alquanto impegnativi. Riduzione delle tasse per le imprese, vendita di quello che è il patrimonio statale, taglio della spesa pubblica e taglio delle pensioni.

Pur tuttavia, da Advisor constato come più che altro vi sia in atto una sorta di vera e propria orgia di aiuti pubblici destinati alle imprese private. Per carità, non aspiro a salire su nessun pulpito e lanciare alcun anatema alla Savonarola, ma di certo però non posso astenermi dal sottolineare come questa tipologia di ricetta sia molto più favorevole alla Confindustria rispetto al salvaguardare e tutelare i cittadini italiani.

Fino ad oggi ho notato solamente uno sbandieramento del taglio alla spesa pubblica, ma concretamente poco è stato realmente fatto. Non per nulla vi sono ancora oggi sovvenzionamenti pubblici ad enti inutili e improduttivi, come pure continuano ad essere destinate corpose cifre per “sostenere” la politica.

Ho la precisa e chiara visione di come, di fatto, lo Stato italiano, continui a sovvenzionare con i soldi pubblici le imprese private, e, quindi, sospettare di questo continuo diluvio di soldi è cosa più che legittima.

La tesi che questa forma di sussidi sia totalmente e completamente inutile, non la sostengo solamente io. Infatti, la situazione è stata ampiamente certificata dalla Corte dei Conti, come pure dai vari rapporti comunitari.

Senza poi dimenticare che Mario Draghi espresse in tempi recenti un parere che è un vero e proprio giudizio definitivo. Infatti, pronunciò questa testuale frase: “I sussidi alle imprese sono stati generalmente inefficaci: si incentivano spesso investimenti che sarebbero stati effettuati comunque; si introducono distorsioni di varia natura penalizzando frequentemente gli imprenditori più capaci. Non è pertanto dai sussidi che può venire uno sviluppo durevole delle attività produttive”.

Dalla borsa alle banche, dal tempo libero all’editoria, dallo spettacolo fino all’agricoltura, dalla Pirelli alla Fiat, dalla Stm alla Saras, dalla Telecom alla Olivetti. In pratica non vi è un solo comparto che non goda, o abbia goduto, di aiuto da parte dello Stato e questo, sotto le forme più disparate e varie.

Advisor Abbate - EuroEd ecco perché come Advisor mi domando come mai gli imprenditori italiani non siano stati capaci di mettere veramente a frutto tutto questo arrivo di denaro statale.

Sono più che convinto che siano veramente pochi a sapere che in Italia vi sono qualcosa come millequattrocento leggi a loro disposizione, tra quelle regionali e nazionali, e che le quali consentono a qualsiasi impresa, tanto del Nord quanto del Sud, che sia grande o che sia piccola, che sia in perfetta salute oppure in crisi, di poter succhiare continuamente soldi a quella che, eufemisticamente parlando, si potrebbe definire come mammella pubblica.

Si parla tanto di soldi dati al Mezzogiorno, tuttavia si oblia, con grande nonchalance, di rammentare che non esiste praticamente alcun vino piemontese che non abbia beneficiato di soldi pubblici, come pure che i soldi pubblici abbiano permesso la realizzazione di decine di skilift sulle pendici delle montagne lombarde, venete e trentine.

In questo Paese si sono fatte talmente tanti leggi a favore delle imprese che se ne può perdere facilmente il conto, come ci si dimentica che queste consentono, sempre alle imprese, di beneficiare di così tanti e numerosi sconti fiscali che alla fine il pagamento delle imposte è divenuto un fatto puramente casuale.

Conseguenza di tutto ciò è che oltre il settanta per cento di quelle che sono le entrate fiscali dello Stato vengono ad essere garantite esclusivamente dal pagamento delle tasse da parte dei lavoratori dipendenti e dai pensionati. Una vera e propria ingiustizia sociale.

 

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