Quale futuro per l’economia mondiale

Non con i sentimenti pacifisti, ma con una organizzazione economica mondiale, l’umanità civile potrà essere salvata dal suicidio collettivo

Bertrand Russell

Advisor Abbate - wall street

Ma l’economia mondiale sta navigando attraverso l’Oceano priva di scialuppe di salvataggio da adoperare in caso di bisogno? Un tempo per avere i vaticini si interrogavano gli oracoli. Anche i tempi moderni il conoscere il futuro resta un tema più che consolidato.

Ma come Advisor reputo che prevedere quello che ci aspetta in una economia globalizzata non è per nulla facile. Reputo che nel prossimo mezzo secolo l’economia si troverà sempre più a dover fronteggiare e risolvere problemi derivanti dalla crescita della popolazione, da economie stagnanti, dal riscaldamento globale, senza poi dimenticare che i progressi tecnologici possono anche comportare insanabili disuguaglianze fra le varie economie e le popolazioni.

Secondo il mio modesto parere, il punto focale di tutta la questione sta nel trovare una nuova economia globale per una nuova generazione.

Se il concetto comunista, non solo come ideologia, ma anche come forma economica ha fallito, il capitalismo non gode di certo di una buona salute. Pur tuttavia vi sono varie scuole di pensiero in merito al futuro del capitalismo e dell’economia mondiale come siano abituati ad intenderla.

Infatti, c’è chi è ancora convinto che il capitalismo abbia un futuro luminoso davanti a sé, anche se deve diventare meno finanziario e integrare le esigenze dello sviluppo sostenibile. Il tipo di capitalismo imprenditoriale, quello nel quale l’imprenditore è un innovatore e un propugnatore del cambiamento economico e sociale, è, forse, in grado di adattarsi maggiormente al nuovo ambiente che si delinea e che richiede un utilizzo efficiente delle risorse e una maggiore attenzione ai problemi sociali.

Advisor Abbate - cambio valutaMa c’è anche chi al contrario ritiene che il capitalismo sia condannato perché punisce il bene e premia i malvagi, perché reputa che i ricchi, essendo appunto ricchi, siano in grado di fornire il capitale del quale tanto gli imprenditori quanto i commercianti hanno bisogno.

Inoltre, non avrebbe più futuro perché concede ai benestanti di arricchirsi ancora di più, mentre gli altri tre gruppi, e cioè i dipendenti, i fornitori e gli appaltatori sono sempre più in debito o stanno sempre disperatamente cercando il modo di farsi pagare.

Sulla base di questa visione, entrano in campo e quindi in gioco fattori multipli, come ad esempio la speculazione. Sull’altro campo vi sono quelli che debbono ricorrere al credito per cercare di compensare la mancanza di reddito, e tutto questo non può che finire in una bancarotta.

Di certo entrambi i punti di vista non fanno altro che suggerire un certo scetticismo.

Ma come vedono il futuro dell’economia mondiale nei prossimi anni, ad esempio, cinque brillanti Premi Nobel?

Paul Krugman, Premio Nobel nel 2008, ritiene che il problema più grande che si trova a dover affrontare l’economia globale è che la gente non stia spendendo abbastanza per utilizzare la capacità produttiva delle economie. Non solo. Infatti, considera che le istituzioni responsabili della formulazione della politica economica non siano affatto ben preparate ad affrontare tali temi.

Secondo Joseph E. Stiglitz, premio Nobel nel 2001, il falso capitalismo che è emerso negli Stati Uniti e in alcuni altri paesi, è il prodotto di una democrazia fallita che permette la disuguaglianza economica la quale si traduce facilmente in ineguaglianza politica e in un circolo vizioso quale un aumento di una disuguaglianza. Secondo il suo parere la sfida principale per il mondo è quella di evitare una eccessiva assunzione di rischi, prestiti predatori e la manipolazione del mercato, che così chiaramente si vista espressa nelle istituzioni finanziarie negli ultimi anni.

George Akerlof, Premio Nobel nel 2001, ritiene che il problema è il riscaldamento globale. Egli suggerisce che il modo migliore per combattere il riscaldamento globale sia quello di impostare una tassa uniforme sulle emissioni di anidride carbonica. Per il premio Nobel, una politica ottimale dovrebbe coinvolgere e anche sovvenzionare la ricerca e lo sviluppo dedicato alla riduzione delle emissioni.

Secondo Robert Solow, Premio Nobel nel 1987, il mondo non ha alcuna possibilità di essere rilasciato da pressanti problemi economici nei prossimi cinquant’anni. Per lui le economie prospere d’Europa, Giappone e Nord America, sono intrappolati in una stagnazione.

Michael Spence, Premio Nobel nel 2001, ritiene che vi siano molte sfide pressanti per l’economia mondiale. Tuttavia, egli reputa che la più urgente sia quella di promuovere la crescita delle economie in via di sviluppo.

È da notare che effettivamente il mercato del lavoro è sbilanciato, in quanto il capitale umano non può tenere il passo con l’evoluzione della domanda dell’economia mondiale.

In conclusione sono più che mai convinto che ritrovare il giusto equilibrio sia una delle priorità per avere una corretta crescita e che sia anche possibile praticare una equa distribuzione in tutto il mondo. Come Advisor reputo che un capitalismo giusto e altruistico sia possibile.

 

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