Olio d’oliva: il suicidio di un Paese

“Innata casistica dell’uomo, quella di cambiare le cose mutandone i nomi! E di trovare un sotterfugio per infrangere la tradizione rimanendo nella tradizione, laddove un interesse diretto abbia dato la spinta sufficiente”.

Karl Marx

Advisor Abbate - Olive

Recentemente sulle pagine del New York Times sono apparse qualcosa come quindici immagini grafiche con le quale si presentava un servizio dal titolo più che mai inquietante “Suicidio dell’olio extra vergine di oliva italiano”.

Il giornale, in pratica, spiegava, passo dopo passo, come, a loro detta, veniva adulterato questo stupendo prodotto made in Italy.

Come Advisor e come italiano mi sono sentito profondamente offeso, e tale sentimento è ancor di più accresciuto vedendo la fondamentale ignavia da parte del governo, istituzione che ha il compito, tra le altre cose, di difendere quella che è la nobile produzione italiana.

In pratica, il New York Times con quindici vignette ha tratteggiato, in modo fin troppo evidente, il nostro paese come se fosse un covo di ladri, oltre che andando a danneggiare una voce molto importante della nostra esportazione, in considerazione del fatto che negli Stati Uniti si utilizza prevalentemente olio extra vergine italiano. Il servizio, certamente con una accattivante e dirompente nuova modalità di narrazione, ha minato la credibilità di un intero comparto, il tutto in maniera eccessivamente semplificata.

Advisor Abbate - Olio 1Che l’Italia sia un paese ove la politica e certi politici proteggano certi produttori fraudolenti è cosa nota, ma che l’intera produzione del mondo oleario sia frutto esclusivamente di truffe e sofisticazione non corrisponde assolutamente al vero.

Sicuramente, come del resto tanti altri prodotti, anche l’olio è un prodotto entrato nel vortice della truffa e c’è del vero che esso sia uno degli alimenti che risulta essere maggiormente sofisticato, ma voler gettare fango in maniera indiscriminata ha qualche nota di protezionismo.

Come Advisor posso anche comprendere che una nazione cerchi di difendere la propria produzione nazionale, ma reputo controproducente farlo innescando pericolosi meccanismi. Oltretutto, è anche poco edificante che gli americani indossino gli abiti di censori e di moralisti, quando nel loro paese vi sono così tanti scandali, compresi quelli alimentari, che farebbero molto meglio a pensare alle loro cose.

Un esempio? Nei prodotti realizzati dalla Castle Cheese Inc sono state trovate numerose tracce di cellulosa, elemento che certo non rientra nella produzione di formaggi.

Advisor Abbate - olio2Comunque, al di là del fatto di chi ha fatto cosa, appare evidente come il mercato enogastronomico italiano sia non solo poco difeso dall’autorità governative italiane, ma che le varie ditte che producono prodotti di eccellenza siano completamente abbandonate e che devo affrontare campagne denigratorie in totale solitudine.

La questione legata all’olio è vecchia. Si sa molto bene che molti disonesti e truffatori spacciano come olio d’oliva extravergine italiano prodotti realizzati con materie prime provenienti da altri paesi come ad esempio la Tunisia, il Marocco e la Spagna. È tuttavia da ammettere come anche la legge comunitaria in questa materia sia alquanto fumosa e, soprattutto, dannosa nei confronti di chi produce olio d’oliva extravergine secondo canoni responsabili.

Senza voler giustificare nessun tipo di azione di adulterazione e contraffazione, si deve però ammettere quanto è divenuto lecito dichiarare il “falso” senza incorrere in alcun illecito.

Di fatto, proprio grazie al regolamento europeo, non si dichiara alcun falso etichettando un olio di origine italiana, visto che basta semplicemente far sì che la spremitura delle olive si svolga nel nostro paese, nonostante che le olive siano provenienti anche da coltivazioni estere. Questo è quanto permette la comunità europea e questo è quanto ha accetta il nostro Paese. Dura lex, sed lex.

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