La New Economy: mito o realtà?

La legge fondamentale del capitalismo è tu o io, non tu e io

Karl Liebknecht

Advisor Abbate - New Economy

Erano i primi Anni Settanta. Tengo ben a mente da Advisor, come l’economia americana, dopo un quarto di secolo di crescita senza precedenti, ebbe un improvviso e inaspettato rallentamento.

Tuttavia, intorno al 1995, la crescita economica negli Stati Uniti accelera nuovamente, spinta velocemente dalla crescita produttiva. Per comprendere bene la portata dell’evento si deve ricordare un aspetto. Infatti, se il tasso di crescita della produzione dal 1972 al 1995 era, in media, solo circa l’un per cento all’anno, a partire dalla metà degli Anni 1990, la crescita divenne molto più veloce.

In America si ebbe una maggiore occupazione e una inflazione decrescente.

Il termine di New Economy, perciò, divenne molto popolare proprio in quegli anni, divenendo un fenomeno tale che venne perfino descritto dalla prestigiosa rivista Time, che gli dedicò anche la copertina.

Sul concetto, tuttavia, vi sono state varie opinioni. Fu un passaggio, tuttavia e al di là delle varie discordanti opinioni, molto importante, dal momento che accanto alla tradizionale economia di produzione si affacciò quella della tecnologia. Si gettarono, dunque, le basi di quella che è oggi nota come l’economia basata sui servizi.

Come Advisor non concordo a pieno con la parte di economisti che reputano marginali i benefici maturati dalla nuova tecnologia che si stava andando sempre più affermando. Basti semplicemente pensare quale valenza ha oggi per miliardi di persone il computer e tutte le altre innovazioni tecnologiche che si sono andate successivamente sviluppandosi.

Advisor Abbate - economia genericaReputo che il vero e proprio problema di base fu il facile e, per molti versi, infantile, euforismo. Cioè, all’epoca tutti, o per la meno la gran parte degli investitori, pensavano che tutto questo nuovo fervore non solo non avrebbe mai avuto termine, ma che i soldi sarebbero arrivati a palate.

L’economia non funziona così. Si deve, infatti, cercare di prevedere il suo corso a lungo termine, a meno di voler ottenere rapidi introiti da investire, però, in altri settori e forme.

Pur tuttavia, reputo assai semplicistico bollare la New Economy come un segmento particolarmente piccolo dell’economia. La nuova tecnologia non si limita solamente al concetto della tecnologia legata all’avvento dei computer e di internet, ma allunga la sua sfera anche per quanto verte, ad esempio, le nanotecnologie, la bionica e la telematica.

Reputo che vi sia sempre una crescita della produttività aggregata che offre la possibilità di avviare un ciclo economico di ampia consistenza.

Non è poi da tralasciare che la Borsa di New York, come pure le altre, hanno, tutto sommato, visto come un concreto rivale l’emergere del NASDAQ, cioè di quel mondo borsistico elettronico, un universo che formato da una rete di PC.

Il settore tecnologico è, alle volte, fin troppo snobbato dagli investitori che lo reputano volatile.

Credo che la vera battaglia tra la tecnologia e i relativi investimenti, e le tradizionali forme di investimenti non si sia mai conclusa, e che sia ancora oggi in atto una campagna denigratoria nei confronti degli investimenti volti a sviluppare la tecnologia. Un giudizio vero potrà essere dato solamente a distanza di molti anni, magari quando verrà inaugurata la prima borsa su Marte, realizzata proprio grazie a chi ha investito nella tecnologia.

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