IVA, Imposta sul Valore Aggiunto a carico solo di una parte dei cittadini italiani

Considero un successo la giornata in cui, girando attorno al proprio asse, la terra non impone nuove tasse

Franklin Pierce Adams

 Web

Da Advisor so perfettamente che in Italia vi sono molti aspetti e argomenti che non vengono appositamente trattati. Questa non trattazione, infatti, non è mai casuale, ma è studiata a tavolino.

Le masse, ahimè, in linea generale sono il più delle volte movimentate da interessi di terzi. Nel caso dell’IVA, poi è davvero incredibilmente assurdo che nessun movimento a favore dei cittadini abbia mai posto la questione in termini di equità e giustizia.

Come Advisor so perfettamente che l’IVA è l’acronimo di Imposta sul Valore Aggiunto, e che in Italia venne introdotto nel 1972 con DPR numero 633. Tuttavia, come cittadino aborro il fatto che l’IVA vada a rappresentare un costo esclusivamente per tutti quei cittadini che non hanno la facoltà di poter esercitare il diritto, concesso ad altri, di detrarla.

In sostanza, non vedo proprio giusto e corretto che l’IVA sia esclusivamente e totalmente a carico di quelli che sono “elegantemente” chiamati i consumatori finali. Ma, quello che trova strano, è che pare sia solamente io a mettere in luce questo assurdo ed iniquo procedimento.

Infatti, per quanto mi è dato sapere, non vi sono né comitati né tanto meno politici che abbiano mai sollevato il fatto del perché l’IVA debba essere un costo solamente ed esclusivamente per tutti quei poveri soggetti che non hanno la possibilità di andare ad esercitare un diritto di detrazione, cosa che invece è data ad altri.

Quindi, nella pratica delle cose, vi sono cittadini di serie A, ai quali è concesso la possibilità di detrarre l’IVA e cittadini di serie Zero, ai quali tale facoltà è negata. A tal proposito, vorrei che motivazioni tecniche o altro, venissero, proprio per una questione di buon gusto e di lealtà, se non per un mimino di intelligenza, neanche minimamente accennate.

Advisor Abbate - azienda, guadagno, acquistiInfatti, non è perché si è in possesso di una partiva iva si deve o non si deve concedere la facoltà di non andare, alla fine dei conti, pagare quella che è stata, appunto chiamata Imposta sul Valore Aggiunto.

Il meccanismo concesso dallo Stato è davvero perfetto, studiato a tavolino per creare questa assurda differenziazione tra gli italiani. In pratica, il soggetto che è tecnicamente definito come “soggetto passivo d’imposta”, è chi cede dei servizi o dei beni.

In termini più pratici il “soggetto passivo d’imposta” sta per chi può detrarre l’IVA, visto che esso può portare in detrazione questa imposta. È quindi anche da evidenziare che proprio in virtù di questo detrazione e addebito, chiamata rivalsa, l’imposta dell’IVA è gravante esclusivamente, completamente e totalmente sul povero consumatore finale.

Di contro, il lavoratore autonomo, l’imprenditore, cioè quello chiamato “soggetto passivo d’imposta” ne rimane neutrale. Un sentimento di ineguaglianza e di sopruso che porta ad avere, in conclusione, come cittadino la netta impressione di essere sulla lama sottile di un coltello, un confine che non è sempre istantaneamente percepibile, ove vedo un vero e proprio esempio di ingiustizia sociale e di totale mancanza di equità morale e fiscale.

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