Il qui pro quo e il gioco delle parti dei governanti italiani

Considera un successo la giornata in cui, girando attorno al proprio asse, la Terra non impone nuove tasse

Franklin Pierce Adams

 advisor-abbate-spremereSe in diritto il termine socio identifica un soggetto, che può essere ente o persona fisica, che fa parte di una società, e se il termine contribuente è utilizzato per indicare un soggetto che è tenuto, ai “sensi del diritto tributario statale”, al versamento dei contributi al fine di finanziare quelli che sono le casse di un Stato, allora, come Advisor, mi chiedo quando si ha una pressione fiscale che sfiora, se non addirittura supera, il 44%, il cittadino realmente cos’è?

La pressione fiscale è il rapporto percentuale che sussiste tra un prelievo fiscale, cioè la somma di imposte indirette, dirette e in conto capitale, i contribuiti fiscali e il PIL, cioè il Prodotto Interno Lordo.

Tuttavia, questo valore, non è assolutamente in grado di fornire una indicazione su quella che è la quantità e la qualità dei servizi pubblici offerti a seguito dei tributi. In parole semplici, il contribuente paga ed è sottoposto a tale pressione fiscale senza però sapere quali possono essere realmente la quantità e la qualità dei servizi pubblici che riceverà in cambio.

Credo che tutto ciò sia, per lo meno, anacronistico, per non utilizzare altre definizioni di sicuro molto meno eleganti.

Qui, non si tratta di voler fare del semplice populismo. Come Advisor e, quindi, come persona abituata a vivere nel mondo dell’economia, reputo che a fronte di un pagamento si debba ottenere un qualcosa che sia, per lo meno, corrispondente a quanto si è pagato.

Nel concetto statale italiano, questo semplice, facile e logico concetto è del tutto estraneo. Quindi, il cittadino diventa il mezzo dal quale si deve ottenere una cifra certa senza però assicurargli nulla. In pratica, è come se si pensasse di poter accedere ad un credito presso una banca senza fornire adeguate coperture.

Advisor Abbate - tasse, agenzia delle entrateSembra, quasi, che ai nostri governanti, poco importi dell’effetto domino provocato da una così alta pressione fiscale. Eppure, come potrebbe ben mettere in evidenza un qualsiasi libro di economia, i tributi con una così alta risonanza hanno delle ripercussioni su quella che è l’economia nazionale.

Come possono i nostri governanti dimenticare che tutto ciò vada poi a incidere pesantemente, non solo su una corretta distribuzione di una ricchezza, ma anche sugli investimenti, sul risparmio e sulla produzione?

Tanto la complessiva pressione fiscale quanto le caratteristiche delle imposte, generano una forte sottrazione di quella che è la capacità di spesa sia delle imprese sia delle famiglie. Quindi, oltre che non essere in grado di saper esprimere la quantità e la qualità dei servizi pubblici offerti a seguito dei tributi, i nostri governanti sottraggono, oltre tutto, preziose e fondamentali risorse, creando un blocco della economia.

Eppure, anche un semplice studente di economia, sa perfettamente che una pressione tributaria particolarmente pesante è in grado di provocare una contrazione sia degli investimenti sia dei consumi, concretizzando il tutto in una riduzione di quella che è la domanda globale.

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