Quali sono gli strumenti economici per una corretta politica climatica?

Ogni individuo ha il potere di fare del mondo un posto migliore

Sergio Bambarén

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I copiosi e numerosi rapporti secondo i quali, a seguito dell’aumento delle temperature, si andrà ad assottigliare il PIL mondiale, sembrano non esserci stati sufficientemente elementi per permettere un concreto cambio di rotta in materia climatica.

Da Advisor, ricordo che già secondo il rapporto Stern, dal nome di Sir Nicholas Stern, l’ex vice presidente Banca mondiale, consegnato nel 2006, si valutava l’impatto sull’economia a seguito dei cambiamenti climatici con una riduzione annua tra il 5% e il 20% del PIL mondiale.

È evidente che questo dimenticato rapporto, dimostrava quanto fosse necessario e urgente intervenire con appositi strumenti economici per avviare una corretta politica climatica.

Da Advisor, sono sempre stato dell’opinione che sarebbe sufficiente che l’1% del PIL mondiale fosse investito su questa fondamentale tematica per evitare gravi conseguenze economiche future. Ma, oltre ad aspetti meramente legati alla economia, questo passo lo vedo necessario anche per fare in modo di assicurare alle prossime generazioni una certa qualità della vita.

La drammaticità della questione è che quanto espresso in questo rapporto del 2006 da Stern, venne ritenuto come sovrastimato nelle ripercussioni. Tuttavia, oggi, gli economisti, in generale, concordano sulla necessità di attuare delle politiche climatiche in maniera rapida.

In definitiva, il riscaldamento globale è un buon esempio per mostrare i fallimenti del mercato. Nella logica di gestione, si dovrebbe, quindi, sottolineare quale e quanto sia importante il concetto dei beni comuni in materia di analisi economica delle questioni ambientali.

Se delle misure specifiche non saranno rapidamente adottate andando, perciò a regolamentare il loro utilizzo, queste risorse verranno continuamente abusate e, di conseguenza, andranno a scomparire molto rapidamente.

Non è, infatti, del tutto errato prevedere in un non lontano futuro che questi beni primari possano finire in mano a gruppi di potere che cercheranno di sfruttare la situazione generale. D’altronde, quando una risorsa è limitata e la domanda è alta, tutto questo, inevitabilmente, porta verso ad uno sfruttamento massimo della risorsa.

advisro-abbate-inquinamentoUn esempio storico di uno sfruttamento intensivo è drammaticamente rappresentato da quello che avvenne nell’Isola di Pasqua, a causa del quale la popolazione assistette alla scomparsa definitiva di quella che era stata la sua foresta.

Credo, che sia fondamentale fare in modo che una tale simile tragedia non possa avvenire a livello globale. I beni comuni e la gestione delle risorse, pertanto, sono diventati sempre più temi molto caldi.

Il degrado ambientale è, il più delle volte, provocato da tutta una serie di esternalità negative che inducono una cattiva allocazione delle risorse. Il caso dell’inquinamento industriale ne è un esempio.

Tuttavia, sarebbe un errore concludere che l’industria sia la sola responsabile del degrado ambientale. Infatti, anche le famiglie hanno la loro parte di responsabilità e, questo, nella scelta del modo di trasporto, nel riscaldamento o quando si consumano i prodotti importati che aumentano le emissioni di gas serra.

È bene, quindi, ricordare che la metà della CO2 emessa in atmosfera è legata al nostro comportamento quotidiano.

In conclusione, reputo che delle concrete politiche ambientali dovrebbero essere maggiormente volte a modificare il comportamento dei produttori ma anche dei consumatori.

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