L’integrazione economica, un sogno che può trasformarsi in una realtà

I mercati sono mossi da spiriti animaleschi, e non dalla ragione”

John Maynard Keynes

Tra i molteplici progetti che come Advisor sono solito portare avanti, ve ne uno al quale sono particolarmente sensibile, ovvero l’integrazione economica. Questa mia auspicata tendenza si basa su una unificazione delle politiche economiche tra i diversi membri attraverso l’abolizione parziale o completa delle restrizioni tariffarie e non tariffarie sugli scambi.

Come Advisor, reputo questo come elemento di base per poter vedere realizzata una effettiva riduzione dei prezzi tanto per i distributori quanto per i consumatori, con l’obiettivo di aumentare il livello di benessere e di un consequenziale aumento della produttività economica. Gli effetti di stimolazioni commerciali che si possono sviluppare per mezzo di una integrazione economica, reputo che siano parte integrante di una economia contemporanea.

Il tutto dovrebbe avvenire, in teoria, sviluppando l’opzione migliore, ossia un libero scambio, ove vi sia una reale e concreta libera concorrenza e senza alcuna barriera commerciale di sorta.

Il libero commercio, al momento, è trattato, per lo più, come una opzione idealista, seppure in certi paesi sviluppati si è, in parte, realizzata. D’altronde è innegabile come nel commercio globale esistono considerevoli ostacoli al libero scambio. In economia, la parola integrazione è stata impiegata riferendosi ad organizzazioni industriali, per indicare particolari combinazioni di aspetti commerciali attraverso accordi economici.

L’uso della parola integrazione, tuttavia, può essere ricondotta a cavallo tra il 1930 e il 1940. Reputo che vi siano molte ragioni economiche così come politiche perché le Nazioni vadano a perseguire una integrazione economica. Come logica economica, indubbiamente, spicca un aumento degli scambi tra gli Stati membri di unioni economiche con lo scopo di portare ad una maggiore produttività.

Blocchi economici come pure continentali stanno, infatti, sempre più indirizzandosi verso uno sviluppo su scala globale della integrazione economica. Non per nulla sigle come, ad esempio, ASEAN, NAFTA e UE, testimoniano come sia un fenomeno in continua espansione e di forte interesse commerciale ed economico. In questo quadro è, tuttavia, da prendere in considerazione il cosiddetto vantaggio comparativo, ossia le effettive capacità di un paese nel produrre un determinato bene o servizio ad un costo più basso e, quindi, con maggiori opportunità commerciali, rispetto ad un altro.

In pratica, si deve saper valutare correttamente quanto è possibile produrre in costi di lavoro inferiore a pari quantità e qualità. Se si attuano i correttivi opportuni e giusti, ogni Paese avrebbe ampia possibilità di guadagnare specializzandosi nel bene dove ha un effettivo vantaggio comparato.

Oltre che questo aspetto, vi è da considerare, poi, i vantaggi nei costi che una impresa potrebbe ottenere a seguito della sua espansione. Infatti, vi sono fattori che causano un costo medio di una produzione per unità che tende a diminuire con l’aumentare della scala di uscita.

Le moderne economie, di fatto, vanno a richiedere sempre più un mercato maggiormente ampio e redditizio. Il libero commercio in tutto il mondo, in conclusione, è una delle fasi che portano ad una reale integrazione economica, un qualcosa che può, anche partire da semplici accordi di libero scambio.

 

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