La crescita economica: il bene e il male

In economia politica come in morale, la parte riservata all’investigazione scientifica è quanto mai ristretta; preponderante, invece, quella dell’arte

Émile Durkheim

La crescita economica, ricordo come Advisor, si riferisce alla variazione annua nella produzione di ricchezza di un Paese. La crescita è il motore dell’economia di mercato e viene calcolata sulla base dell’evoluzione del prodotto interno lordo, ossia il PIL.

Quindi, la situazione economica è lo stato del mercato per un determinato periodo.

La distribuzione di questa crescita, dalla quale si potranno trarre i vantaggi economici, pertanto, è determinata tanto da fattori economici, cioè la quantità di risorse disponibili, quanto da fattori demografici. Questi elementi combinano le norme e le istituzioni che governano il mercato.

Da Advisor, devo constatare che il più delle volte la crescita economica è utilizzata come una panacea per risolvere il problema della disuguaglianza tanto dalla destra quanto dalla sinistra. Non a caso, il PIL aumenta a secondo i casi, creando un dato inquinato dallo spettro della politica, la quale lo utilizza, in sostanza, per fare i propri comodi e non per creare una effettiva crescita economica.

Più in generale, un altro grande problema legato ad una effettiva crescita è in sintonia alle risorse del nostro pianeta che non sono illimitate. È vero: i progressi tecnologici possono trovare nuove soluzioni ma, tuttavia, il riscaldamento globale e l’aumento dei prezzi delle risorse dimostrano, in maniera davvero allarmante, i limiti di questo tipo di approccio.

Quando la crescita rallenta, si parla di recessione. In questo quadro si potrà osservare come i profitti delle imprese siano in calo, anche se ci sono differenze significative per settore, e di come i rendimenti degli investimenti azionari scendono e che, spesso, i salari ristagnano e le finanze pubbliche sono messe a dura prova. Di conseguenza, anche i redditi delle famiglie e le entrate fiscali declinano, su questa base, i rischi sociali variano molto da paese a paese.

In ogni caso, pare evidente che le famiglie siano più colpite, il che provoca ulteriori livelli di disuguaglianza. Pur tuttavia, non ci si può dimenticare che questo tipo di variazione sia, per sua stessa natura, altamente ciclica.

Se le incertezze della situazione economica influenzano in modo significativo la quantità totale di ricchezza e la relativa distribuzione, la disuguaglianza ha, inoltre, un importante impatto negativo sulla crescita economica in termini di risparmio, di investimenti. In sostanza si assiste ad un rallentamento generale.

Indirettamente, ne consegue che i fattori della distribuzione del reddito influenzano, a medio e lungo termine, la crescita economica così come le variabili macroeconomiche tradizionali come, ad esempio l’inflazione e la disoccupazione. Quel che è certo è che il come si può avere una buona economia è un argomento complesso e che coinvolge molteplici aspetti.

Prendendo a prestito quanto ebbe, a tal proposito, da dire JF Kennedy, una buona politica è quella che sa come mantenere i suoi ideali, pur perdendo le sue illusioni.

In conclusione, sono dell’avviso che la politica economica e tutti gli interventi dei governi sull’attività economica, devono essere più indirizzati a raggiungere obiettivi quali una reale giustizia sociale.

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