Il vero senso del commercio

“Il più importante segreto nell’arte del vendere è: scoprite quel che il cliente vuole ed aiutatelo ad ottenerlo.

Vi è un solo modo per indurre qualcuno a far qualcosa. Dimostrategli che gli chiedete esattamente ciò che vuol fare.

Mostrate ad un uomo quel che gli occorre ed egli muoverà mari e monti per ottenerlo”

Frank Bettger

Alle volte, come Advisor, rifletto su quale sia effettivamente oggi il vero senso del commercio e questo proprio perché tale attività è una delle principali componenti sulla quali, da sempre, il nostro sistema economico si fonda.

In economia, quindi, il commercio è di base un qualcosa che consente di vendere o acquistare servizi, beni immobili e mobili, di consumo o valutari, in cambio di una moneta. A tal proposito, Khalil Gibran seppe sicuramente esporre un pensiero sul quale è giusto fare le dovute considerazioni. Infatti, disse: “Il selvaggio che ha fame coglie il frutto dall’albero e mangia. Il cittadino che ha fame, nella società civile, compra della frutta da qualcuno che l’ha acquistata da qualcun altro che l’ha acquistata da colui che l’ha colta dall’albero”.

Indiscutibilmente, il commercio nel corso dei secoli ha vissuto numerose evoluzioni, che Khalil Gibran ha saputo, per certi versi, racchiudere in pensiero con interessanti note provocatorie. Non a caso, il confronto proposto tra il “selvaggio” e il “cittadino” è assolutamente attuale.

Certamente chi non aveva timori riverenziali nell’esprimere il proprio pensiero fu Luc de Clapiers, marchese di Vauvenargues. Infatti, questo saggista francese vissuto nel Settecento, senza mezzi termini disse che: “Il commercio è la scuola della frode.”

Altro pensiero su cui come Advisor mi trovo più volte a riflettere è quello espresso da Benjamin Disraeli, il quale oltre che essere stato per ben due volte Primo ministro del Regno Unito, fu un fine scrittore e pensatore. A tal proposito, egli si espresse così: “La libertà di commercio non è un principio è un espediente”.

In questi tempi in cui vige la globalizzazione, ossia un mercato ove non esistono più confini, il commercio ha assunto connotati davvero imprevedibili e di difficile comprensione. Non a caso, Peter Ferdinand Drucker, sicuramente uno tra i più apprezzati e riconosciuti economisti scomparso nel 2005, ebbe da dire che: “Non è più possibile vendere, bisogna commercializzare, creare cioè un desiderio che sia soddisfabile senza impegnarsi troppo nella vendita”.

In questa riflessione, in effetti, a pensarci bene si racchiude gran parte del senso del commercio attuale. Una creazione continua e costante di un desiderio che però non fa altro che creare nella società solchi profondi tra chi può soddisfare questo desiderio e chi, invece, è privo dei mezzi necessari perché ciò possa avvenire.

Ed ecco che, allora, mi sovvengono le parole di Bob Dylan: “Occorrerà un giorno smettere di confondere ciò che si vende e ciò che è bene”.

in conclusione, il liberismo, il consumismo hanno fatto sì che, molti intravedano il vero senso del commercio in iniziative volte ad essere alternative e maggiormente equo-solidali.

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