Si deve avere paura dell’economie emergenti?

I politici si occupano solo dell’emergenza e solo per emergere

Beno Fignon

Fino a non molto tempo, fa le economie di Brasile, India, Cina e di altri paesi, erano considerate di scarso interesse dato che erano valutati paesi, più o meno, sottosviluppati e arretrati.

Ora, da Advisor, ricordo che queste economie hanno acquisito una concreta rilevanza, oltre che essere state in grado di sconfiggere, per molti aspetti, la globalizzazione economica. Non a caso, sempre più economisti e non solo, puntano contro di esse un indice accusatorio, bollandole come le cause principali dell’instabilità economica generale.

Devo ricordare come Advisor, che ricorrere allo spauracchio dell’emergenza, è un fenomeno già ampiamente utilizzato nella storia. Il concetto di emergente, oggigiorno così fortemente presente nelle notizie tanto economiche quanto geopolitiche riportate dai media, nella realtà delle cose è espressione di ben altri sentimenti.

Di fatti, in primis, questo tipo di atteggiamento riflette un disagio, come anche la paura, dei paesi che dominano l’ordine mondiale di vedere svanire la loro posizione di forza. Tuttavia, tutto ciò è un qualcosa di molto più vecchio di quanto generalmente si crede.

Di fatti, è sufficiente pensare all’atteggiamento della Gran Bretagna alla fine del diciannovesimo secolo nei confronti della Germania. Quest’ultima, infatti, essendo osservata come una economia emergente, era, nel contempo, considerata, in mera ottica di interesse, dalla Gran Bretagna come nazione nemica. Questo, oltre che essere un lampante esempio di “disagio” nei confronti di una economia emergente, è anche la riprova di cosa si è disposti a fare per evitare di perdere il dominio.

Se all’impero britannico la Prima Guerra mondiale non portò particolari conseguenze, tutt’altro discorso, invece, fu la fine del secondo conflitto bellico. Infatti, seppure vincitrice grazie al sostegno economico e militare americano, l’impero britannico e non solo lui, in pratica perdette la sua valenza economica.

Oltre che da un punto di vista territoriale, dovendo concedere l’indipendenza alle sue colonie, la Gran Bretagna alla fine della seconda guerra mondiale non è più stata il centro dell’economia mondiale, dato che l’asse economico si è spostato verso gli Stati Uniti.

Al di là di ogni possibile valutazione, è da ammettere che anche oggi una forte crescita economica di un paese considerato emergente, pone molteplici interrogativi. Non sempre, infatti, il desiderio di partecipare agli affari mondiali è visto positivamente.

Ecco perché il senso interventista di certe nazioni è da considerare come un criterio per conservare la propria posizione di leader economico. Il decollo economico, in linea generale, si basa su principi quali, ad esempio, stato, istruzione, economia, risparmio, esportazione.

L’altra faccia della medaglia, fa vedere come alcuni paesi stanno sì recuperando economicamente, ma, andandosi a concentrare principalmente su bassi salari associati a lunghe ore di lavoro in settori economici ad alta intensità di manodopera.  In sostanza, questi paesi usano e abusano di una valuta sottovalutata che consente loro di essere più offensivi nell’esportazione.

In conclusione, questa integrazione nella globalizzazione, consente loro di accumulare riserve valutarie e di modificare la divisione internazionale del lavoro a loro vantaggio.

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