Il Jobs Act: la nuova frontiera del moderno schiavismo

Non è il benessere né lo splendore, ma la tranquillità e il lavoro, che danno la felicità

Thomas Jefferson

Come Advisor, sono del parere che uno dei drammi che si stanno vivendo in questi anni su larga scala è lo sfruttamento del soggetto lavoratore. Si è arrivati al punto che, questo avvenimento, sia, addirittura visto come socialmente accettabile. In pratica, si può immolare il lavoratore in nome dei processi di produzione capitalistica.

Una sorta di feticismo, di idolatria che pone al centro, non più il mercato del lavoro, ma una fredda applicazione della vendita di merci e servizi.

Tutto ciò, in sostanza, nasconde il vero nocciolo della questione. Infatti, se come consumatori si pone attenzione al costo di un bene oppure di un servizio, da lavoratori si reputa che quanto percepito non sia adeguato. Una distanza e una visione che pare sia siderale. A quanto pare, né chi produce e, tanto meno, chi consuma, sembrano essere parte della stessa medaglia, visto che ognuna delle parti si sente in debito e, nel contempo, in credito.

Da Advisor, credo che le rappresentazioni contemporanee sovrastimino il costo dei beni in generale e che, nulla più sappia riflettere una più corretta visione antropologica del reale stato delle cose. Di fatti, grazie all’antropologia, si poteva chiaramente evincere che era il soggetto che costituiva la ricchezza di famiglie, regni, e via dicendo.

Eppure, le analisi reali sembrano dimenticarsi di questo antico principio. Credo che per definire aziende innovative, sia quanto mai necessario approfondire nuove dinamiche di ricerca, comprendere meglio i vari meccanismi legati alla complementarità, il tutto, però, senza dimenticare la vera natura e tematica dell’argomento di base. Oggigiorno, invece, si assiste ad una sempre più forma di contrabbando del lavoro, giustificato dalla necessità di assicurare il rafforzamento della dimensione sistemica all’interno di una produzione globale.

Ma in tutto questo, dove sono le innovazioni tante volte sbandierate dalla politica? Cosa ha effettivamente fatto, il tanto osannato dalle sinistre italiani, Jobs Act? Credo, che non sia affatto errato considerarlo come la nuova frontiera del moderno schiavismo.

Partorito dalla mente di Renzi nel dicembre del 2014, il Jobs Act è stato presentato dalla sinistra come un grande progetto per riformare il lavoro. In realtà, è stato il più grande inganno messo in moto per danneggiare proprio i lavoratori. Un incredibile imbroglio messo in pratica proprio da chi, a sua detta, è stato il difensore dei diritti dei lavoratori.

Una flessibilità lavorativa che permette, di fatto, che chi lavora prenda due soldi e che chi lo utilizza abbia, invece, grandi introiti e solo vantaggi. Un capolavoro di indiscussa stupidità. Una sinergie creata da questo infausto evento che ha portato a determinare uno stato di cose assolutamente inaccettabile, in qualsiasi modo lo si voglia osservare.

Oso sperare che l’Italia abbia la capacità di assorbire gli effetti deleteri prodotti dal Jobs Act e che sappia uscire da questo infernale tunnel.

In conclusione, mi auguro che molto presto vi siano effettivi innovatori che sappiano mettere in moto un vero programma innovativo e che venga riconosciuta la necessità di una produttività in sinergia e condivisione delle esigenze dei vari soggetti.

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