La globalizzazione è la radice di ogni male?

 “Il cosiddetto «mercato globale», in senso stretto, non è affatto un mercato, bensì una rete di macchine programmate secondo un singolo valore – quello di far soldi al solo scopo di far soldi – a esclusione di ogni altro possibile valore

Fritjof Capra

Da Advisor, mi trovo molte volte a partecipare ad interessanti simposi, tavole rotonde, congressi, dai temi sempre più che mai attuali. Ultimamente, come Advisor, ho avuto modo di prendere parte ad una riunione che vedeva come tema centrale la globalizzazione. In pratica, si è discusso sul fatto che l’aumento della disuguaglianza economica in tutto il mondo e l’aumento della povertà siano più dovuti a fattori nazionali piuttosto che globali.

Senza dubbio, è un argomento molto scottante, anche perché è legato a visoni economiche e a forti interessi. Nondimeno, come semplice cittadino del mondo, devo constatare di come la questione rivesta molti degli aspetti della nostra vita e di come, senza dubbio, tanto la globalizzazione quanto fattori nazionali incidano profondamente sull’intera economia mondiale. In prima battuta, mi verrebbe esprimere la mia opinione alla Fantozzi, ovvero che il problema relativo alla globalizzazione è una c… pazzesca. Ma, ovviamente, per ragioni deontologiche e professionali mi astengo dal dirlo.

Pur tuttavia, alcune valutazione e considerazioni debbono essere fatte. Credo fortemente che il vero nocciolo della questione abbia due facce. La prima è l’impulso dato ad un sempre più forte consumismo e l’altra è data dalla preoccupazione di fornire una occupazione a così tanti milioni di esseri umani che popolano la Terra. In altri termini, quanto si produce è effettivamente necessario, e di tutto ciò che si produce, in realtà, quanto viene poi ad essere effettivamente venduto e utilizzato. Per farmi comprendere facciamo un semplice esempio.

In Italia, dato che l’amore per la propria macchina è assodato, sappiamo molto bene che, a livello di vita utile, un motore diesel può durare tranquillamente, per una di grossa cilindrata, fino a 500 mila chilometri, e per una piccola cilindrata fino ai 300 mila chilometri. Quindi, a livello di durata è superiore rispetto a quello a benzina. Secondo i dati, sono poco più di undicimila i chilometri che, con la propria automobile, ogni italiano compie mediamente ogni anno.

Orbene, i dati di produzione relativi alla produzione FCA nel 2016, oltrepassano la quota di un milione di vetture. Le immatricolazioni in Italia di vetture nel 2017 risultano essere state oltre 2 milioni. Parallelamente, si deve prendere in considerazione che nel nostro paese, riferendosi al 2017, il settore auto, come è stato anche reso noto dalla agenzia Ansa in un articolo del settembre 2017, vale l’11% del PIL, ossia 189 miliardi.

Quanto riportato, non è solamente uno sterile elenco di cifre e dati, ma, costituisce e fotografa la situazione. In nome di fornire posti di lavoro, infatti, si accrescono consumi, nella speranza che il tutto si tramuti in vendite. Quindi, andando a concludere, effettivamente la globalizzazione può essere vista come la radice di ogni tipo di problema?

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