Il QE: una misteriosa manovra economica o effettiva risorsa per un rilancio?

Non con i sentimenti pacifisti, ma con una organizzazione economica mondiale, l’umanità civile potrà essere salvata dal suicidio collettivo

Bertrand Russell

 Advisor Abbate - bce sede

Come Advisor, so perfettamente che gli investitori devono monitorare attentamente la politica monetaria delle banche centrali. Inoltre, l’impatto sulla fiducia delle incredibili avventure dei leader politici, e, anche, l’attualità dell’attività economica, acuisce ulteriormente la curiosità del risparmiatore.

Tuttavia, anche per gli investitori motivati, l’esame delle politiche monetarie messe in atto dalle banche centrali, il più delle volte, non è certo una lettura accattivante. Da Advisor, desidero rammentare che, molto spesso, la cosa più visibile non è necessariamente quella più importante. Infatti, anche secondo il parere di molti celebri economisti, la rivoluzione che influenzerà maggiormente la direzione dei mercati finanziari nei prossimi mesi, e probabilmente nei prossimi anni, non è tanta una questione politica ma, soprattutto, monetaria.

Quasi dieci anni fa si è andato a sviluppare il QE, Quantitative Easing, una locuzione inglese che indica, in lingua italiana, una facilitazione quantitativa, o anche un allentamento quantitativo o un alleggerimento. In altri termini, sicuramente maggiormente comprensivi, il QE designa una modalità tramite la quale una Banca Centrale va ad intervenire, in modo non convenzionale, sia sul sistema economico e sia sul sistema finanziario di un determinato paese, al fine di far aumentare la moneta che è in circolazione.

Anche se probabilmente non giusto considerare il Quantitative Easing, come l’ultima spiaggia, è, comunque, una medica inventata dalla Banche Centrali allo scopo di curare “malattie gravi”. Visto, quindi, dalle Banche Centrali come mezzo al fine di poter stimolare, tra l’altro, la crescita della produzione e dell’economia, può, tuttavia, avere dei negativi effetti.

Personalmente, valuto il Quantitative Easing, più che altro come un vero e proprio artifizio a supporto di quegli stati che si trovano in difficoltà tanto nel sostenere quanto nel rinnovare quello che è il proprio debito pubblico. Inoltre, è da considerare che tale manovra è considerata non convenzionale, proprio perché non ha nulla a che fare con tutte quelle tipiche misure che caratterizzano una politica monetaria. A riprova di quanto sostengo, ricordo che uno dei primi effetti prodotti dal Quantitative Easing, si può riassumere in tre cose.

La prima, è quella di far alzare i costi dei titoli che vengono ad essere acquistati, la seconda che fa ridurne il rendimento e la terza, quella poi maggiormente nevralgica, consente alle banche di una liquidità maggiore. Fino a qui, parrebbe essere un qualcosa di interessante. Tuttavia, vi è un pericolo che sovrasta l’intera manovra.

Infatti, non è assolutamente certo che, il denaro che è pervenuto alle banche attraverso le operazioni di QE, davvero passi alla cosiddetta economia reale! Invero, vi è sempre la forte possibilità che gli istituti bancari, prendano la decisione di mantenere tutto il denaro proveniente dal Quantitative Easing, in depositi presso la stessa Banca Centrale. Infatti, quando vi sono periodi contraddistinti da difficoltà economiche, le banche giudicano, di solito, alquanto rischioso e pericoloso effettuare operazioni di prestito.

A fronte di ciò, e considerato la mancanza di sicurezza che il denaro che è stato creato dal QE arrivi effettivamente all’economia reale, questa manovra, in conclusione, risulta essere, nel suo complesso, esclusivamente un alleggerimento di quelli che sono i debiti accumulati sul debito pubblico stesso.

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