2018, un anno decisamente complicato e complesso anche in economia

I giornali non sono fatti per diffondere ma per coprire le notizie

Umberto Eco


Benvenuto sul blog italiano dell'Advisor Abbate. Business, opinioni, suggerimenti.

Dato che siamo avviati verso la fine di questo turbolento 2018, anche io, come Advisor mi aggiungo a trarne un bilancio su quello che è stato il quadro politico, economico e ambientale. Da Advisor, quindi, mi metto a leggere nuovamente, quanto i corrispondenti e le redazioni dei più noti giornali economici e non, hanno scritto per tutta il corso dell’anno.

Una lettura, interessante, tramite la quale si hanno sufficienti dati che forniscono una ulteriore prova di come determinati articoli volti ad analizzare particolari eventi abbiano o meno centrato le varie questioni aperte. Da una prima analisi, cosa che mi aspettavo, è da osservare come il termine obbiettività sia, il più delle volte, rimasto in panchina. Infatti, salve alcune rarissime eccezione, anche le notizie di economia sono state, ad arte, strumentalizzate a meri fini politici e per salvaguardare i grandi poteri delle banche.

Non me ne vogliano i nostri cari cugini francesi, ma si era soltanto ai primi di maggio del 2018, quando, la vittoria di Emmanuel Macron nelle elezioni presidenziali francesi, veniva presentata come la rimozione dello spettro di una vittoria dell’estrema destra in uno dei principali paesi dell’Unione europea.

Oltre a ciò, veniva decantato, anche dalla stampa italiana, il suo attivismo per una nuova frase della costruzione europea, il suo impegno nella lotta contro il riscaldamento globale, la sua opposizione allo stile di leader come Donald Trump e Vladimir Putin. Un quadro, quindi, che sembrava dipingere un qualcosa in grado di permettere alla Francia di avere un nuovo ruolo sulla scena internazionale. Ma come è noto, gli avvenimenti, almeno per il momento, sembrano indicare, un qualcosa di decisamente diverso. Non a caso, in Europa, l’estrema destra ha ripreso la sua marcia, partecipando al governo austriaco e facendo un massiccio e strepitoso ingresso nel Bundestag in Germania, per la prima volta dal 1945.

Inoltre, ha conquistato sistematicamente, il controllo di tutti i poteri in Polonia. In sostanza, quindi, oltre che registrare delle incomprensibili, non motivate deboli proteste delle istituzioni europee, il panorama che si è delineato ha assunto ben diverse tonalità di colore.

La cosa che poi sembra palesemente andata nella soffitta della memoria, è che la stessa Berlino è ferma, come pure, Madrid resta pur paralizzata dalla minaccia della secessione catalana, senza, poi, dimenticare, la unione di forze nei confronti del governo italiano, volte a riformare quanto è uscito dalle urne elettorali. Ma, non è tutto. Infatti, la sconfitta dell’organizzazione dello Stato islamico in Iraq e in Siria sembrava aver messo fine a un ciclo crescente di violenza, cosa che non è avvenuta.

Di fatto, la scomparsa del califfato jihadista, ha esacerbato le tensioni tra i “protagonisti” del conflitto in Medio Oriente, dando libero sfogo alle diverse forme di rivalità tra Iran e Arabia Saudita, nello Yemen, in Libano, in Qatar, Siria. In pratica, Mosca e Washington stanno gradualmente scegliendo il loro campo, rischiando di riaccendere il ricordo della guerra fredda.

Se poi si desidera allargare ancor di più il campo dell’analisi vista come bilancio di fine anno, si deve constatare come, ancora una volta, disastri climatici, uragani e tempeste che hanno devastato mezzo mondo, incendi, e altri eventi, abbiano tristemente e dolorosamente testimoniato che, per limitare realmente il riscaldamento globale, non sia stato fatto nulla di veramente concreto.

In sostanza, ogni impegno rimane, non solo insufficiente, ma lettera morta. In ultimo, è da osservare come il nemico sempre più chiaramente designato, il rivale commerciale e strategico dalle rive del Pacifico, compresa l’America Latina, fino a quelle dell’Africa, con le “strade della seta” che Pechino proietta nel cuore dell’Europa orientale attraverso l’Asia centrale, il Mar della Cina e l’Oceano Indiano, sia sempre la Cina.

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