Deutschland, Deutschland über alles

Se sognare un po’ è pericoloso, il rimedio non è sognare di meno ma sognare di più, sognare tutto il tempo

Marcel Proust

Se gli inni nazionali esprimono il sentimento di un popolo, indiscutibilmente, da Advisor, reputo che quello tedesco ne sia davvero colmo. Ma non è tutto. Infatti, ricordo come Advisor, che negli Anni Novanta, ovvero dopo la sua riunificazione, la Germania era vista da molti grandi economisti come la “malata” d’Europa.

Pur tuttavia, da un tasso di disoccupazione a due cifre, oggi, la Repubblica Federale di Germania è la principale potenza economica. Nonostante tutte le incredibili avversità legate al suo particolare dopo guerra, la Germania, seppure chiaramente indebolita, ha fatto leva sul indomito spirito. Non a caso, ogni tipo di analisi economica, vede la Germania come uno stato che ha il più basso tasso di disoccupazione nell’UE e il più alto surplus commerciale del mondo.

Di solito, vi è un tradizionale contrasto da economie tradizionali e quelle high-tech, tra quelle che hanno un orientamento regionale e globale, come pure, tra condizioni che incoraggiano la libera imprenditorialità e quelle che incoraggiano lo statalismo. La Germania, ha saputo dimostrare che la combinazione di tutti questi elementi, può portare a una strategia unica e superiore e come sia fattibile il poter promuovere la competitività globale di un Paese e, allo stesso tempo, si possa saper sviluppare una coesione economica e sociale della società. Tutto questo, senza dubbio, ha rafforzato il paese Germania.

Chiunque voglia provare a descrivere il percorso tedesco, non può, quindi, esimersi dal ricordare la sua determinazione, la sua efficienza e capacità. Non di meno, tutte queste innate caratteristiche del popolo germanico e, di conseguenza, della sua classe politica, hanno fatto sì che l’economia tedesca, da un tasso di disoccupazione a due cifre, nel periodo successivo alla riunificazione, potesse arrivare ad un surplus del commercio estero più alto del mondo e al più basso tasso di disoccupazione in ambito UE. Dietro a tutto ciò, non vi è alcun segreto oppure oscura strategia, ma un solo ed unico desiderio: Deutschland, Deutschland über alles.

Al di là dei soliti e stupidi stereotipi, queste parole che fanno parte dell’inno tedesco, sono alla base di uno spirito in cui, al centro di ogni interesse e di ogni scopo, vi è il benessere della Germania, intesa proprio come unità di popolo. Questa nazione, infatti, ha saputo promuovere un grande sviluppo economico.

Con indomito impegno, la classe governante tedesca, tra l’altro, ha fatto in modo di consentire alle piccole e medie imprese di espandersi a livello internazionale in nicchie di mercato promettenti. Molto di questo sviluppo, invero, ha preso vita da un sistema educativo a due binari, con la componente scientifico-universitaria da un lato e la formazione mirata di lavoratori qualificati, dall’altro.

Tutto ciò, ha fornito all’economia personale altamente qualificato sia per la produzione e sia per la ricerca e lo sviluppo. Potenziamento delle infrastrutture, investimenti pubblici nei trasporti, nelle comunicazioni e in altre strutture per migliorare la qualità della vita, nella ricerca, sono alcuni degli aspetti che, in conclusione, hanno determinato la rinascita della Germania.

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1998: la fine di un ciclo e l’inizio di una nuova era economica?

Una nazione non è in pericolo di disastro finanziario semplicemente perché deve a se stessa del denaro

Andrew William Mellon

Da Advisor, sono del parere che, anche per quanto riguarda il mondo economico, vi siano date che sono entrate nella storia. Per esempio, ricordo come Advisor che, nel 1998, l’economia globale entrò in una zona di alta instabilità, carica di minacce sia per la continua crescita nei paesi occidentali sia per il futuro del processo di globalizzazione dell’economia.

Sono, comunque, sempre dell’avviso che vi sia, ancora oggi, in atto una sorta di opposizione ciclica. D’altra parte, da un lato vi è una profonda recessione in cui il Giappone e parte dell’Asia in via di sviluppo stanno affondando, mentre dall’altro, parte dell’economia è affascinata dall’apparente buona salute delle economie europee e americana.

Eppure, si deve tener sempre conto del forte potere destabilizzante di una ondata depressiva, la quale, immancabilmente, è solita colpire il mercato finanziario. In questo, poco conta se si diffonde partendo dal Sud-est asiatico, dall’America Latina, dalla Russia oppure dall’Europa. Quel che conta, infatti, è l’impatto che produce tale vento.

A riprova a di ciò, basta pensare come la dimensione sistemica del fenomeno del contagio finanziario, del tipo avvenuto nel 1998, sia, purtroppo, ancora tardivamente colta dai leader dei principali paesi industrializzati, e ciò in maniera sistematica. L’idea che una situazione economica occidentale, guidata dal dinamismo del consumo negli Stati Uniti e dalla prospettive economiche collegate all’unione monetaria in Europa, potrebbe rimanere impermeabile, è ancora forte.

Quindi, nonostante quanto avvenne nel 1998, pervade ancora con le sue nefaste conseguenze. Sicuramente, una qualsiasi tipologia di crisi dovrebbe essere maggiormente studiata, prima che possa diventare una vera e propria crisi finanziaria internazionale. Sembra quasi, invece, che la conoscenza accumulata sull’intensità del processo di integrazione economica globale, non abbia valore.

Ma, in realtà, quanto può incidere sul mercato borsistico una strategia anti-crisi che prenda forma negli Stati Uniti? E come può generare una certa risonanza nei mercati del sud asiatico e in quelli europei? Questi, come pure molti altri, sono i temi a cui si deve dare una pronta risposta. Non tutto, infatti, può essere risolto, pensando di dare vita ad un nuovo ciclo finanziario.

Sul piatto, vi sono anche le economie emergenti e, non sempre, gli obiettivi sono coincidenti. Non a caso, il fatto di aver dato vita alla Banca Centrale Europea, per esempio, non è risultato essere sufficiente, come anche la storica decisione della creazione di una moneta unica non ha portato tutti quei risultati che l’economia si aspettava.

Di conseguenza, credo se il 1998 possa aver decretato una fine di un certo modo di vedere e concepire l’economia, tuttavia la presunta fine del suo ciclo non è stato, di fatto, sufficiente per dare vita ad una concreta nuova Era. È palese, che, seppure si faccia credere che certi legami a determinati gruppi economici e politici siano modificati, nella realtà dei fatti, si è assistito più ad una camaleontica trasformazione di mera facciata.

In conclusione, pur restando fiducioso, sono dell’idea che il percorso alla creazione di una nuova strategia economica sia ancora lungo e irto di ostacoli.

I possibili scenari di investimento dei prossimi anni

Le previsioni sono estremamente difficili. Specialmente sul futuro

Niels Bohr

Nei prossimi cinque anni, la crescita economica sarà trainata da Stati Uniti, Europa, Giappone, ma anche dalla Cina e dall’India, mentre i mercati emergenti offriranno interessanti opportunità di investimento. Questo, come Advisor è, sinteticamente, il mio pensiero sui possibili scenari di investimento dei prossimi anni.

Di fatti, da Advisor, considero che, nell’andare a sviluppare i possibili scenari economici, si debba partire da una crescita economica globale, la quale, almeno per il momento, è stata ampiamente concentrata negli Stati Uniti. Un qualcosa che, tuttavia, dovrebbe espandersi, in particolare in Europa e in Giappone.

In questo studio di possibili scenari, il perno centrale sarà il fatto che i costi energetici, come pure l’inflazione e i tassi di interesse, dovranno rimanere relativamente bassi. Quindi, anche se l’economia statunitense rimarrà il motore della crescita globale, realtà come Giappone, Europa, Cina e India faranno la loro parte.

Gli investimenti che ne conseguiranno, saranno alimentati principalmente dalle prospettive di ampliamento della ripresa economica globale e dalla persistenza di bassi prezzi del petrolio. Prevedo, pertanto, titoli azionari e interessanti opportunità di investimento nei mercati emergenti, in particolare in India e nei paesi importatori di materie prime.

Ma per essere osservatori attenti, sviluppiamo un modello di possibili scenari di investimento dei prossimi anni, sotto differenti ottiche. La prima, è dettata dall’ottimismo. Uno scenario ottimistico, prevede un contesto in cui i responsabili delle politiche di tutto il mondo, diano maggior peso alle questioni ambientali e, ciò, in una fase a breve e medio termine. Inoltre, vi sarà una attività globale, che sarà maggiormente focalizzata su titoli ciclici e società non statunitensi con elevate entrate interne, in particolare tra i produttori di materie prime.

Di contro, lo scenario più pessimistico, solleva la possibilità che uno o più errori politici producano una sorpresa nell’economia globale. A tal proposito, è doveroso ricordare che molti esperti in materia economica, considerano alto il rischio potenziale di questa probabile previsione. Il tutto, è correlato al possibile fallimento di parte di alcune banche.In una tale ottica, è facile prevedere le potenziali conseguenze economiche quali, ad esempio, la corsa verso investimenti sicuri e di qualità.

Comunque, al di là di una visione ottimistica o pessimistica, in tema di futuri investimenti, è da mettere sul piatto della bilancia i possibili rapporti tra Stati Uniti e paesi membri dell’Unione Europea in tema di dazi. Di base, infatti, vi è il forte rischio che saltino i vari meccanismi di collaborazione fino ad oggi esistiti. Non a caso, sempre più team dediti ai possibili investimenti, sono sotto pressione per comprendere le possibili dinamiche e i futuri sviluppi.

Quel che è certo, è che in economia le prove di forza destabilizzano i delicati equilibri delle borse, oltre che generare la diffusione di panico tra gli investitori. Tutto sommato, sarebbe più proficuo andare a sviluppare decisioni coordinate e maggiormente più attente a tutte quelle esigenze che regolano le decisioni prese dai grandi e piccoli investitori. In conclusione, sono sempre più della convinzione che il mediare sia sempre la soluzione migliore.

XXI secolo, l’era della nuova economia

Il mondo è un bel posto e per esso vale la pena di lottare

Albert Einstein

Da più parti si alza il lamento della influenza dannosa e distruttiva, attribuibile all’essere umano. Ovviamente, come Advisor, reputo che questo nuovo sentimento possa innescare dei meccanismi che potrebbero, nel tempo, andare a modificare l’intero sistema economico mondiale.

Di fatti, in molti vertici dedicati al futuro del pianeta terra, sono sempre più gli esponenti che invocano una maggiore attenzione alla salute del luogo ove viviamo. I più catastrofisti, reputano che sia anche possibile la scomparsa dell’intera specie umana.

Da Advisor, considero il XXI secolo l’era per gettare le basi di una nuova economia. Indubbiamente, un’era non inquinante porterebbe beneficio alla qualità della vita su questo pianeta, e, in gran parte, darebbe la possibilità di dare linfa ad una economia più eco solidale.

Aspetti quali, ad esempio, il blocco dello scioglimento massiccio dei ghiacci, la scomparsa del problema del buco dello strato di ozono, come pure l’evitare che ulteriori specie animali possano scomparire, sarebbero, tutte, un qualcosa che passerebbe alla storia. In effetti, sarebbe davvero triste se dovessimo lasciare la Terra nel pieno degrado, infestata da megalopoli, fabbriche e veicoli e dominata da una distruzione massiccia.

Seppure questo scenario futuro possa apparire pessimista, dato che non sono egoista credo vivamente che possa essere molto utile anche per un nuovo piano economico globale. I cittadini, oltre che essere tali, sono anche dei consumatori e, tutta l’economia mondiale si basa proprio sulla legge della domanda e della offerta. Di conseguenza, è doveroso prendere conoscenza di un nuovo sentimento che aleggia in più persone. Non a caso, è da registrare un fortissimo interesse nei confronti, per esempio, delle foresta pluviali.

Il problema ecologico più grave è la deforestazione.  Da un lato, il nostro massiccio uso di combustibili fossili, ossia petrolio, gas, contribuisce a far aumentare il CO2.  E allo stesso tempo, stiamo abbattendo le foreste che assorbono CO2. Pur tuttavia, è ancora l’essere umano ad avere tutti i mezzi e ogni tipo di strumento volto a preservare e impedire la distruzione le foreste pluviali.

Qui, non si tratta di fare voli pindarici e, tanto meno, addentrarsi in discorsi puramente utopistici. Quando rigidità e conservatorismo soffocano sogni e libertà, quando i governanti si dimenticano dei cittadini, quando non si travalicano i blocchi degli interessi, alla lunga, nella società va ad aumentare il malcontento. Tutto questo, fa nascere un movimento sociale su larga scala che ha la possibilità di andare a destabilizzare ogni tipo di attuale economia.

D’altra parte, sarebbe alquanto sciocco non considerare il fatto che, accanto alla globalizzazione del mercato, si è andata a formare una globalizzazione dei cittadini. Un qualcosa, quindi, che sorge in risposta e sulla base di esigenze universali, quali la salvaguardia del pianeta e il rispetto per l’essere umano.

Certo, oggi come oggi, vedo difficile che si decida che l’interesse dell’essere umano e di tutti i viventi siano posti prima dell’interesse economico, ma, in conclusione, è improrogabile il fatto che si debba rivedere tutta la nostra filosofia di vita, in modo che la Vita prenda il posto che gli è dovuto su questo pianeta.

Saper individuare i possibili cambiamenti economici sociali e politici

I riformatori dell’attuale società si ostinano a decorare le cabine di una nave che affonda

Nicolás Gómez Dávila

Seppure sia parte del mio lavoro il saper individuare i possibili cambiamenti economici sociali e politici, molte volte, devo ricordare che sono un Advisor  e non un paragnosta e che, tanto meno, ho doti che mi consentano di essere certo del futuro. Ad esempio, come poter interpretare se si sia verificata effettivamente una consapevolezza ecologica e quanto di tutto ciò potrebbe andare ad influenzare l’intera economia?

Quel che da Advisor so, che sempre più persone, in tutto il mondo, chiedono una maggiore considerazione dell’ambiente da parte dei politici. Questo, mi porta ad immaginare che venga ad essere data una maggiore priorità alla qualità della vita, piuttosto che all’economia. Non a caso, chiedono che la tecnologia sia messa al servizio dell’uomo, invece del contrario.

Esempio di tutto ciò, è dato dall’impellenza che venga ad essere firmato un solido e concreto accordo globale sull’ambiente. D’altronde, secondo uno strumento sviluppato dagli scienziati, possiamo calcolare quanto ognuno di noi utilizza la superficie per vivere.

Tenendo conto del numero di litri di petrolio che consumiamo, dei materiali utilizzati per confezionare il cibo che mangiamo, del legno, del gas o di altri mezzi per riscaldarci, e via dicendo, è possibile valutare quale sia il nostro impatto sul pianeta. Secondo le ultime stime risalenti al maggio del 2016, la popolazione che vive sulla terra è di oltre sette miliardi e, questo, è un qualcosa che deve essere considerato.

Come Advisor, poi, non posso non considerare determinati dati allarmanti. Ad esempio, al ritmo attuale della deforestazione, l’Amazzonia sarà un deserto in neppure cinquant’anni! Oltre a ciò, è da considerare che il livello di scomparsa delle specie animali è di circa 10.000 volte superiore a quello di 200 anni fa. Tutto questo, ovviamente, deve essere valutato e considerato se, effettivamente, si vuole saper individuare i possibili cambiamenti economici sociali e politici del prossimo futuro.

Di fatti, se l’osservazione è ovvia altrettanto lo è la soluzione, ossia considerare con maggior attenzione la forte consapevolezza ecologica che si sta sviluppando a livello globale. Non a caso, l’impatto economico è di grande portata, dato che sono molti i soggetti che intravedono il disprezzo nei confronti dell’ambiente, come un elemento da contrastare attraverso il boicottaggio degli acquisti verso le aziende che continuano a sotto valutarne la portata.

In altre parole, per ogni tipo di previsione economica futura, è imprescindibile il confronto con soggetti economicamente validi che rifuggono dall’individualismo e che considerano assolutamente il profitto come una mercificazione di tutto ciò che esiste sulla Terra.

In conclusione, è in discussione proprio il sistema economico fino ad oggi seguito e che, di conseguenza, dovrà essere riformato o, per lo meno, profondamente rivisto.

Alla riscoperta dell’economia politica, un fondamento per capire il futuro

Ahi serva Italia, di dolore ostello, / nave sanza nocchiere in gran tempesta, / non donna di provincie, ma bordello!”

Dante Alighieri

Da Advisor, più di una volta, ho avuto modo di riscontrare quanto, diversi governi, specialmente quelli italiani, abbiano la forte necessità di andare a rinverdire le proprie conoscenze in materia di economia politica.

Credo, come Advisor, che una rilettura dei manuali di economia politica, farebbe, davvero, molto bene a tanti politici che parlano senza alcuna cognizione dei fatti. Tutto ciò, infatti, gli consisterebbe di andare a sviluppare tanto l’arte di parlare sapendo ciò che si sta dicendo e, nel contempo, comprendere come l’economia politica sia una scienza.

Se la scienza è un mezzo per un fine, allora è necessario che un governo sappia sviluppare uno dei più grandi desideratum di tanti italiani, ovvero sapere cosa si possa e cosa non si possa fare. Per capire lo scopo di questa affermazione, dobbiamo rivisitare la vecchia distinzione tra conoscenza teorica e conoscenza pratica e, ciò, comporta che la nostra classe politica sappia dell’esistenza di testi di filosofi come Platone e Aristotele.

D’altra parte, fu proprio Aristotele che distinse, nella sua etica nicomachea, la razionalità scientifica della razionalità calcolatrice. La scienza studia ciò che è necessario, e che può essere dimostrato e insegnato, mentre la razionalità calcolatrice tocca ciò che può essere in un altro modo e che è tanto l’oggetto di produzione quanto di azione.

La tecnica e l’arte influenzano la produzione e la prudenza all’azione.  La conoscenza teorica è stata considerata costruita sull’astrazione delle peculiarità di un oggetto correlato alle circostanze del tempo e del luogo e come dedicata all’elaborazione di principi o leggi di validità universale. D’altra parte, la conoscenza pratica è stata considerata soggetta a regole che scaturiscono dalla prudenza, dalla tecnica o dall’arte, che a volte ci hanno indirizzato verso i sistemi oggettivi delle norme e che hanno prodotto principi contingenti incerti, variabili, e dai sillogismi dialettici, cioè, probabile.

In ogni caso, esiste una intrinseca finalità o dimensione teleologica di queste conoscenze. Certo, so perfettamente, che tutto ciò è da considerare impossibile, visto il livello della nostra classe politica, più attenta agli interessi personali che a quelli dei cittadini.

Ma forse, quello che oggi domina maggiormente, non sono le conoscenze sia teoriche e sia pratiche, né tanto meno le tecniche necessarie ad dare impulso all’economia italiana. Di fatti, ho sempre più la forte sensazione che al centro della politica sia posta una sotto forma di iuris prudentia, ovvero di un qualcosa volto non all’azione ma a soddisfare i famelici appetiti dei politici nostrani.

Pur tuttavia, in conclusione, auspico che, prima o poi, il vento cambi e che, finalmente, si possa intravedere un futuro molto meno incerto ed economicamente molto più solido.

L’Ecoship un fattore sempre più importante nella cantieristica

Se le navi vanno generalmente meglio degli Stati, ciò accade per la sola ragione che in esse ognuno accetta la parte che gli compete, mentre negli Stati meno se ne sa, generalmente, più s’ha la smania di comandare

Massimo d’Azeglio

Come Advisor, ho notato che, negli ultimi anni, diversi gruppi industriali hanno lavorato su approcci di eco design per renderli economicamente validi. Chiaramente, da Advisor, comprendo benissimo che si deve lavorare per andare a compensare i costi aggiuntivi generati nella costruzione.

Non a caso, vari gruppi di ingegneri sono partiti da una sorta di schizzo immaginato come parte del progetto, con, il chiaro obiettivo, di ridurre della metà questo impatto, assorbendo nel contempo i costi aggiuntivi generati in un periodo di cinque anni. In pratica, ho visto che sta prendendo, sempre più forma, un concreto progetto nella cantieristica navale mondiale, che si può chiamare Ecoship.

Nonostante un prezzo di acquisto leggermente superiore, l’idea è di rendere le navi, che beneficiano dell’eco design, più economiche a lungo termine, utilizzando in particolare tecnologie collaudate, adattate al settore navale.  Nel ciclo completo, l’80% dell’impatto ambientale è nel periodo operativo, soprattutto in termini di carburante, ma dobbiamo anche tenere conto di altri aspetti per ottenere i massimi guadagni.

Di conseguenza, si sta assistendo alla conduzione di una sistematica ricerca di soluzioni. Per esempio, l’utilizzo di uno scafo in alluminio, seppure risulti essere più costoso da produrre, conferisce un valore al riciclaggio, oltre che andare a migliorare i consumi di una nave, grazie alla sua leggerezza.

Ispirandosi alle tecniche di riscaldamento in voga presso gli edifici delle zone nordiche, gli ingegneri stanno evolvendo l’applicazione della tecnica dello scambiatore di calore a doppio flusso, tra l’aria in entrata e l’aria in uscita, da applicare su una nave. Grazie a questo dispositivo, si permetterà alla barca di riscaldarsi con le fonti di energia di bordo, il che consente di ridurre il fabbisogno elettrico.

Allo stesso modo, procede alacremente il lavoro volto sulla ottimizzazione dell’idro dinamismo, sulla forma degli scafi ma anche su quello delle eliche. Forme più complesse consentiranno quindi una migliore prestazione del sistema di propulsione e ridurre la manutenzione dello scafo.

L’aerodinamica delle barche è anche al centro di importanti studi, volti ad affinare meglio il concetto stesso di vela. Il profilo della nave deve essere ottimizzato affinché la barca recuperi la pressione del vento in determinate condizioni. Tutte queste misure farebbero risparmiare decine di tonnellate di combustibile all’anno. Allo stesso modo, le barche possono ospitare pannelli solari sulle loro sovrastrutture, un sistema che può offrire prestazioni eccellenti in zone soleggiate.

In conclusione, è da ammettere che il concetto di eco design, sia sempre più il futuro della cantieristica navale mondiale.

Per costruire la città del futuro diamo spazio alla fantasia

Nell’oggi cammina già il domani

Samuel Taylor Coleridge

In tema di economia, l’aspetto futuro delle nostre città è sempre più al centro di importanti novità. Come Advisor, immagino che, in un prossimo futuro, la città sia sempre più ecologica e funzionale. Per me, la città del domani dovrà, tra l’altro, presentare delle facciate e delle terrazze verdi, in modo da abbellire i luoghi ove viviamo e lavoriamo.

Da Advisor, reputo che tutto ciò, oltre che contribuire positivamente sul lato estetico, permetterà di veder ridotte le emissioni di CO2. D’altra parte, una visione dominata da coltivazioni di frutta e di verdura, una linea verde che vada a collegare i diversi quartieri delle città, non è, poi, così futuristica. Non a caso, vi sono già seri professionisti che stanno contribuendo in maniera fattiva a rendere viva questa immaginaria visione.

Ridurre l’inquinamento e gli ingorghi che saturano le nostre città. Promuovere il comfort degli abitanti e il risparmio energetico. Urbanisti e architetti si trovano di fronte a tutti questi problemi. Per risolverli, collaborano con altri professionisti, tra cui paesaggisti, ingegneri specializzati in edifici ad efficienza energetica e domotica.

Per fortuna, quindi, l’intera urbanistica sta muovendo i primi passi verso una città sostenibile. Tuttavia, non si può negare che le città siano in costante crescita. Di conseguenza, gli urbanisti sono in prima linea quando si tratta di pensare all’equilibrio tra spazi costruiti e naturali, nuove modalità di viaggio e la riqualificazione di un quartiere.

Per questo, è importante dare spazio ai progetti urbani che prendano in considerazione le questioni energetiche. Inoltre, si deve anche prendere in attenta valutazione i problemi della diversità sociale e dello sviluppo economico dei territori. In sostanza, si deve essere in grado di unire sapientemente estetica e tecnica.

Creativo nella progettazione di un edificio per abitazioni o uffici, un architetto, perciò, deve anche risolvere molti problemi, quali ad esempio, la scelta dei materiali e delle tecniche, il tutto nel pieno rispetto degli standard e del budget. Pertanto, l’obiettivo di una costruzione sostenibile, dovrà seguire esigenti regolamenti sulla protezione dell’ambiente, ma, anche, si dovrà andare ad preoccupare del comfort degli abitanti, tenendo conto dei nuovi e diversi stili di vita.

Nella progettazione della città futura, vi è anche un’altra figura che contribuisce, ossia quella del paesaggista. Parchi urbani e via dicendo. La natura deve conquistare sempre più spazi nelle città. Il paesaggista, quindi, deve saper combinare questa nuova dimensione artistica alle reali esigenze di una metropoli.

Altro tema di grande importanza e assoluta centralità, è quello relativo alla efficienza energetica e delle prestazioni di un edificio. Infatti, una delle attuali domande, è proprio quella se sia possibile riscaldare oppure raffreddare, andando a consumare meno energia. Per avere la certezza di andare a costruire alloggi e interi quartieri che rispondano a questo impellente quesito, vi sono gli ingegneri specialisti delle prestazioni energetiche degli edifici.

In ultimo, non si può immaginare la realizzazione e il miglioramento delle nostre città senza la domotica, ossia la costruzione di edifici intelligenti.

Il futuro lavorativo di un giovane del XXI secolo è improntato all’IT

Il lavoro non mi piace, non piace a nessuno, ma a me piace quello che c’è nel lavoro: la possibilità di trovare sé stessi

Joseph Conrad

Lo sviluppo di nuove tecnologie e la globalizzazione degli scambi favoriscono, tra le altre cose, l’emergere di nuove professioni, oltre che modificare quelle già esistenti. Come Advisor, osservo con vivida trepidazione tutte queste trasformazioni che sono in atto.

Internet, applicazioni mobili, database, software di gestione. L’IT è presente nella vita quotidiana di tutti, ma anche nel cuore di qualsiasi attività commerciale e, di conseguenza dell’economia stessa. Da Advisor, valuto che, almeno sulla carta, il futuro lavorativo di un giovane del XXI secolo, sia colmo di grande opportunità. D’altra parte, è innegabile che le innovazioni tecnologiche siano delle perpetue fonti di creazione di nuovi posti di lavoro. Di fatto, quindi, è un settore questo davvero promettente.

Ad esempio, si vuole negare che nel futuro l’osservatore di rete, ossia un amministratore, non sia sempre più richiesto? Infatti, questa nuova figura professionale, in pratica, è il responsabile del mantenimento, come pure, del miglioramento del flusso di informazioni all’interno della rete di computer di una azienda.

Oltre a ciò, aiuta gli utenti di questa rete a familiarizzare con i nuovi strumenti di messaggistica e con l’accesso a Internet. Gestisce le password, esegue il backup dei file e risolve i guasti. Senza dimenticare che può anticipare le evoluzioni tecnologiche, scegliendo e installando nuovo hardware o software.

Altra figura che, senza dubbio, sarà sempre più richiesta è quella relativa agli specialisti della sicurezza. Come è oramai risaputo, il sistema informatico di una azienda non è un granitico deposito blindato. Dato che è necessariamente interconnesso con altri sistemi, il rischio di intrusione e furto di dati è, quindi, molto elevato.

Di conseguenza, spetta a questo professionista definire e impostare un gruppo di procedure adattate alle esigenze e alla sua azienda come, ad esempio, la gestione delle password, l’installazione di firewall e antivirus, ma anche tutto quello che verte aspetti come la crittografia e la decrittografia dei messaggi e dati in uscita e in entrata, e via dicendo.

Nel dinamico mondo dell’informatica, non può di certo mancare la figura del progettista. Infatti, spetta proprio a lui il mettersi nei panni degli internauti e, perciò, fare in modo di facilitare la navigazione dell’utente. In altre parole, è il progettista che dovrà studiare e trovare il modo tramite il quale, ogni persona possa accedere, il più facilmente possibile, alla pagina che sta cercando o a quella che si vuole fargli assolutamente mostrare.

In pratica, unitamente a sviluppatori, designer grafici, lavora per rendere quella che è chiamata user experience, la migliore possibile. Ma il suo lavoro non si limita solo a questo. Il progettista, infatti, sviluppa e organizza tutte quelle fasi di rilevamento dei bisogni e delle abitudini di navigazione e disegna le azioni che debbono essere effettuate per far evolvere il sito, oltre che semplificare l’interfaccia e rendere più visibile un servizio del sito.

Quindi, in conclusione, il futuro lavorativo di un giovane del XXI secolo include molteplici altre professioni quali, ad esempio, lo sviluppatore di applicazioni mobile e l’analista dei dati.

Mobilitarsi per assicurare un futuro alla cantieristica navale

Una nave baleniera fu la mia Yale e la mia Harvard

Herman Melville

In qualità di Advisor, con migliaia di posti di lavoro diretti e indiretti, considero la cantieristica navale come una attività industriale strategica, un importante polo tanto per un interesse economico quanto sociale.

Da Advisor, reputo che, oggi come oggi, la situazione sia altamente preoccupante e molto grave, con un portafoglio ordini basso e con molti dipendenti colpiti dallo spettro di una disoccupazione totale o parziale. Anche in qualità di semplici cittadini, quindi, è doveroso richiamare l’attenzione su questo stato di cose. Ecco perché è importante che vi sia la più ampia mobilitazione possibile.

Politici, associazioni e sindacati, industriali, debbono mettersi attorno ad un tavolo e trovare soluzioni per uscire dall’attuale stato di crisi. In pratica, è assolutamente necessario rafforzare e sviluppare l’industria navale nel suo complesso.

A tal proposito, ci si può rifare alla Francia, nazione che detiene un primario posto nella cantieristica navale. Infatti, la Francia rimane al miglior livello mondiale per la produzione di grandi navi da crociera, e i cantieri navali di Saint-Nazaire formalizzato continui ordine record.

In Italia, invece, sembra che si sia dimenticato quanti possono essere i benefici economici derivanti dalla crescente popolarità delle crociere marittime. Indiscutibilmente, l’anno 2016 è stato un appuntamento importante per i Cantieri di Saint-Nazaire, contrassegnato dal varo dell’Harmony of the Seas.  Con i suoi 362 metri di lunghezza, è la più grande nave da crociera, ad oggi, mai costruita.

Questo ordine dimostra come la Francia abbia saputo mantenere alto il suo posto tra i paesi in grado di produrre queste grandi navi da crociera. Non a caso, Saint-Nazaire è uno dei pochi cantieri navali al mondo a raccogliere così tante abilità molto diverse, divenendo un vero e proprio gioiello dell’industria francese.

D’altra parte, il settore delle navi da crociera sta andando bene. Il numero delle compagnie di crociera è aumentato del 68% in 10 anni, secondo l’International Association of Cruise Lines. Le compagnie ordinano costantemente navi sempre più grandi, sempre più attrezzate, fino a diventare veri parchi galleggianti. I cantieri navali di Saint-Nazaire hanno avuto anni difficili.

All’inizio del decennio, alcuni, addirittura, li consideravano moribondi. Sotto la guida del direttore Laurent Castaing, hanno saputo trasformarsi. Hanno investito, hanno anche accettato uno sforzo sui salari che ha permesso di recuperare competitività, e si sono diversificati, concentrandosi, anche, sulla produzione di attrezzature per parchi eolici marini.

Oggi i cantieri navali di Saint-Nazaire lavorano a pieno regime, al punto che si prevede, addirittura, di subappaltare parte dell’attività. Conta quasi tremila dipendenti e ha assunto 500 persone negli ultimi anni. Andando ad aggiungere i numerosi subappaltatori coinvolti nella costruzione di una grande nave, danno lavoro a più di 6.000 persone. E in Italia cosa si sta facendo per salvaguardare e potenziale la cantieristica navale?