Non ci resta che piangere!

“Un popolo che elegge corrotti, impostori, ladri, traditori, non è vittima, è complice”

George Orwell

Si era nel non lontano 21 dicembre del 1984, quando, per la prima volta, uscì nelle sale cinematografiche il film con Massimo Troisi e Roberto Benigni, da un titolo così profetico: “Non ci resta che piangere”.

Infatti, oggi, da Advisor vedo come effettivamente non ci resta altro che piangere, davanti alla nullità della nostra classe politica. Il gioco dei numeri, sport preferito tanto dalla cosiddetta destra quanto dalla fantasiosa sinistra, impera e detta legge. Un esempio valido per tutte le situazioni, è proprio quello relativo ai posti di lavoro.

Come Advisor e, credo, anche nella maggior parte degli italiani, risuonano ancora nelle orecchie il balletto dei posti di lavoro promessi da tutti e mai visti da nessuno.

Quando, nella seconda metà dello scorso secolo, Bernardino Grimaldi ex ministro delle Finanze pronunciò uno storico discorso per motivare la sua mancata adesione al terzo governo Cairoli, disse: “Per me, tutte le opinioni sono rispettabili ma, ministro o deputato, ritengo che l’aritmetica non sia un’opinione”.

Certamente, questo illustre politico d’altri tempi, non avrebbe mai potuto credere e tanto meno, immaginare che ciò asserito con tanta foga potesse, un domani, essere così lontano dalla realtà dei fatti. Infatti, incredibilmente, i politici moderni sono riusciti nel non facile compito di far trasformare la matematica in una semplice opinione.

Partendo dall’ultimo governo Renzi per risalire al primo governo Berlusconi, solo un ipocrita negherebbe che sono stati anni di grandi bugie. Nel mezzo, quindi, un vuoto assoluto, disseminato da bonus di 80 euro, da milioni di posti di lavoro, da “tesoretti” che quasi miracolosamente appaiono per poi, misteriosamente scomparire.

E cosa dire, poi, delle presunte stime dell’Istat? È credibile un ente che nei tassi di disoccupazione ingloba perfino i quindicenni? Quindi, di fatto, statistiche, tabelle e sondaggi, invadono i nostri tranquilli pomeriggi televisivi, foraggiando inutili trasmissioni ed inutili conduttori e ospiti.

Il tutto, inoltre, diventa un facile ed semplice strumento di propaganda in mano alla classe politica. La cosa, poi veramente drammatica che annoto e che, a quanto pare, non interessa minimamente, è che questo spregevole comportamento possa, poi, andare ad influenzare pesantemente l’andamento della Borsa.

Per certi versi, pare che quelli che un tempo venivano chiamati statisti, oggi non siano altro che semplici giocolieri, funamboli che passano il loro tempo a snocciolare dati e cifre senza rendersi conto delle conseguenze. Una sorta di “polvere di stelle” che copre tutta la tragica verità dei loro fallimenti.

Sulla base di quanto questi “premier” asseriscono, emerge, chiaramente, un quadro desolante, ove, perfino la matematica e anche la semplice aritmetica, sono divenuti strumenti con i quali manipolare gli italiani. Ci si dimentica, ahimè, troppo facilmente che basta semplicemente che si ipotizzi che il PIL cresca per vedere la borsa e, di conseguenza, tutta l’economia, muoversi.

Come si pensa, pertanto, di poter essere in grado di fare una scientifica e concreta programmazione economica se, nella realtà dei fatti, la matematica si è trasformata in una pura e semplice opinione?

La classe politica italiana, in conclusione, oltre che piegare ad esclusiva esigenza personale i numeri, è perfino in grado di mettere in scena una pietosa metafora, che, invece, è una perfetta raffigurazione della non affidabilità di tutte quelle tabelle sbandierate in ogni dibattito pubblico.

Unione Europea: pochi vantaggi, ma tanti vincoli

Temo che la magistratura torni alla vecchia routine: i mafiosi che fanno il loro mestiere da un lato, i magistrati che fanno più o meno bene il loro dall’altro, e alla resa dei conti, palpabile, l’inefficienza dello Stato”.

Giovanni Falcone

Advisor Abbate - catene

Come Advisor, ho reputato davvero interessante l’analisi esposta da Arturo Martucci di Scarfizzi, presidente della Corte dei Conti. Infatti, in occasione della tradizionale inaugurazione dell’anno giudiziario il massimo esponente della Corte dei Conti, ha evidenziato come siano pochi i vantaggi e troppi gli oneri nei confronti dell’Unione Europea.

Oltre a ciò, ha anche lanciato un grave grido d’allarme, reputando che i vincoli imposti dall’Unione Europea siano, di fatto, strumenti che tendono a rendere fragile la tanto auspicata ripresa economica.

Da Advisor, poi, concordo pienamente con il pensiero di Arturo Martucci di Scarfizzi, riferito al fatto che nel nostro Paese sia ancora insufficiente l’effettiva capacità di utilizzo di quelle che sono le risorse comunitarie e di come è, purtroppo, troppo scorretto l’utilizzo e l’impiego che ne viene fatto.

Quindi, emerge dalla sua disamina in qualità di presidente della Corte dei Conti, che il nostro Paese fornisce all’Unione Europea qualcosa come oltre quattro miliardi di euro più di quelli che effettivamente ottiene. In pratica, l’Italia regala oltre quattro miliardi di euro alla Unione Europea.

Ovviamente, tale dichiarazione, non poteva non innescare una polemica, l’ennesima, con il Governo.

Paladino sceso in campo è stato Claudio De Vincenti, attuale Ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno il quale ha tuonato asserendo che “è del tutto infondato l’allarme lanciato dal presidente della Corte dei Conti su un presunto rischio di dispersione dei fondi Ue”. Inoltre, il ministro ha asserito che l’accusa lanciata da Martucci, si basa su dei vecchi dati.

DaAdvisor Abbate  - Euro banconote 2to che a parlare da una parte vi è il Presidente della Corte dei Conti e dall’altra il Ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno, c’è n’è a sufficienza per rimanere basiti. Infatti, è davvero alquanto squallido il tutto, visto che, secondo logica, una di queste due massime autorità mente sapendo di mentire o, peggio, reputa che mentire possa distogliere l’attenzione sulla questione alquanto spinosa.

Di certo, non è una novità che un utilizzo scorretto di quelli che sono i fondi strutturali sia una prassi consolidata nel nostro Paese. I dati parlano che, rispetto al 2015, vi è stato nel 2016 qualcosa come un incremento pari all’ottanta per cento di frodi comunitarie.

Amministrazioni regionali, agenti pubblici di enti sanitari e territoriali; chi più ne ha ne metta. In sostanza, pare sufficientemente chiaro come la tanto sbandierata rettitudine e trasparenza, siano divenute parole vuote e senza alcun valore per la classe politica italiana.

Se un tempo tutto ciò era considerato come un requisito indefettibile, oggi è passato di moda. Se poi si vuole analizzare la capacità professionale e la competenza, si scopre, con grande amarezza, come ciò non vada affatto a coniugarsi con quanto dovrebbe essere fatto e reputato normale.

La cosa poi davvero strana e che il Governo italiano a parole denuncia l’eccessiva rigidità tenuta da Bruxelles riguardante la finanza pubblica, ma, poi, ne fatti oblia di ricordare che gran parte, a essere buoni, della finanza pubblica è una voce di spesa riservata alla politica.

Ben farebbero i magistrati contabili ad intervenire con durezza nei confronti dei tanti e continui sprechi di denari pubblici, e, questo, non vuol essere uno slogan, ma, solamente una amara constatazione.

Ma quando si va in pensione?

Un marito in pensione è spesso lavoro a tempo pieno per una moglie

Ella Harris

Advisor Abbate - pensionati 1

La pensione, oggi come oggi, sembra quasi una chimera per molte persone. Infatti, le difficoltà lavorative creano una differente visione della pensione tra le varie generazioni. Come Advisor reputo che osservare il quando si può andare in pensione nei vari paesi appartenenti all’Unione Europea possa permettere di poter fare vari tipi di ragionamenti.

Vediamo, pertanto, sinteticamente la situazione in alcuni dei principali paesi della UE.

Da Advisor, ricordo che in Austria gli uomini possono andare in pensione a 65 anni, mentre le donne a 60. In Belgio sia gli uomini e sia le donne possono andarci a 65 anni. La medesima età è prevista pure in Danimarca. A 67 anni si va in pensione in Germania, come pure in Grecia. In Lettonia si va in pensione a 62 anni e 3 mesi, a 65 nei Paesi Bassi, in Polonia gli uomini a 65 e le donne a 60. Invece tanto gli uomini quanto le donne in Portogallo possono andare in pensione a 66 anni.

Nel Regno Unito, anche se formalmente sarebbe fuori dalla Unione Europea, le donne ci possono andare a 60 anni, mentre gli uomini vedono la pensione compiuti i 65 anni. La Spagna vede la pensione per chi ha 65 anni, la Svezia, invece, propone un sistema flessibile che vede un età pensionabile che va dai 61 anni ai 67 anni.

Volutamente, ho lasciato fuori da questa breve esposizione sul quando è possibile andare in pensione nei paesi dell’Unione Europea, sia la Francia sia l’Italia.

Il sistema pensionistico francese, come esiste oggi, è stato introdotto gradualmente a partire dal 1945. In precedenza, con l’eccezione di funzionari e dipendenti di alcune grandi aziende pubbliche, la popolazione, in generale, non aveva una vera e propria copertura pensionistica.

Advisor Abbate - inpsNel 1945 venne creato uno schema generale per tutti i dipendenti del settore privato. Inizialmente era previsto che fossero integrati tutti i piani, ma, i regimi speciali, i regimi per i dipendenti pubblici e no mantennero la propria autonomia. In totale, la Francia ha ereditato dalla sua storia dei fondi pensione 35 regimi tra quelli base e quelli complementari. Quindi, il sistema francese è il risultato di una lunga e complessa evoluzione che unisce la logica contributiva, cioè ricevo in base a ciò che io do, con la logica di solidarietà.

Invece, in Italia la storia del sistema pensionistico di previdenza vede la sua nascita nel 1898, anno nel quale venne fondata una sorta di assicurazione volontaria che era integrata da un contributo statale di incoraggiamento e da un libero contributo da parte del mondo imprenditoriale.

Si deve, quindi, arrivare al 1919 per vedere la nascita di un vero e proprio sistema volto a tutelare il lavoratore da eventi che potrebbero intaccare sia il reddito individuale sia familiare. In pratica diventa obbligatoria l’assicurazione per la vecchiaia e per l’invalidità, un evento che, all’ora, interessò dodici milioni di lavoratori.

L’INPS, ovvero l’Istituto nazionale della previdenza sociale, venne, invece, creato dal governo Mussolini. Anche in Italia, quindi, vi furono riforme e contro riforme riguardanti il sistema pensionistico, fino ad arrivare ai nostri giorni, periodo nel quale è stato varato dal governo una riforma che non ha soddisfatto affatto i tanti dipendenti privati e pubblici.

Europa: nel vicolo cieco della crisi dei rifugiati

Costruire condizioni concrete di pace, per quanto concerne i migranti e i rifugiati, significa impegnarsi seriamente a salvaguardare anzitutto il diritto a non emigrare, a vivere cioè in pace e dignità nella propria Patria

Giovanni Paolo II

Le rotte dei clandestini

Da Advisor, reputo che l’attuale crisi dei rifugiati offra la visione di un continente ove sono stati eliminati i confini senza, però, adottare corrispondenti strutture adeguate alla salvaguardia della sicurezza.

Quindi, si ha la netta impressione di come l’idea stessa di una Europa ove possano coesistere al suo interno strutture politiche che trascendono i confini nazionali sia, di fatto, naufragata. I rifugiati inondando giornalmente i suoi confini territoriali, in special modo quelli italiani, eppure, nonostante tutto, la politica non la vede come una seria minaccia.

Come Advisor, voglio ricordare che per diversi decenni gli europeisti hanno sbandierato il loro sistema politico come un modello per il mondo. Ma, quale modello?

Quello di una Unione Europea che è stata in grado di cedere la sovranità nazionale in tributo a concetti transnazionali vaghi e di una politica non in grado di saper unitamente gestire la crisi dei cosiddetti rifugiati?

La crisi dei rifugiati, che segue quella del debito greco, mette in evidenza, quindi, nuove crepe in questo modello e ci insegna lezioni importanti circa i limiti della cooperazione internazionale. Si è davanti ad un palese tentativo di far credere che l’intera Unione Europea sia vittima indifesa di una onda umana che è venuta dal Sud, formata da Siriani, da iracheni e da altri provenienti dal Nord Africa e dal Medio Oriente, tutti in fuga dalla violenza e con vite distrutte.

L’Unione Europea, pertanto, appare gessata. Da una parte, non intende rivedere quelli che reputa essere i suoi obblighi morali e dall’altro palesa un’evidente incapacità di applicare una linea effettivamente comunitaria, in grado di saper gestire queste grandi quantità di persone.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Non per nulla, giornali, riviste e televisioni, non fanno altro che mettere in evidenza corpi senza vita in mare o arenati sulle spiagge, masse di persone senza meta che girovagano per mezza Europa. Per questo e altrClandestini2o ancora, reputo gli europeisti colpevoli di tutto ciò, dato che non sono stati in grado di istituire un sistema politico all’altezza della questione e, perciò, capace di gestire questa enorme crisi.

Anche se i movimenti delle popolazioni sono una caratteristica dell’umanità da millenni, oggi tutto ciò può provocare un collasso economico, uno scontro a causa delle enormi differenze culturali, una pericolosa instabilità politica.

Seppure oggi in Medio Oriente e in Africa siccità, guerre e via dicendo, siano in essere, l’Unione Europea non ha mai, di fatto, coinvolto gli stati africani al fine di creare dei presupposti validi e che agissero da stimolo. In pratica, non ha mai pensato che debbano essere anche gli stessi paesi delle zone interessate a farsi carico di quanto avviene.

Si è, perciò, di fronte ad una migrazione incontrollata e gestita dal male affare.

Devo, tristemente osservare, che in generale l’Europa abbia completamente disatteso ogni aspettativa. Pensando di eliminare principio della sovranità, si è, anche, andata a spegnere una sorta di base giuridica volta a frenare questo movimento.

Reputo, a tal proposito, che per risolvere la questione, non ci si possa trincerare esclusivamente su validi principi quali, ad esempio, la violenza di massa contro persone innocenti è moralmente sbagliata e politicamente insostenibile. In conclusione, i controlli alle frontiere debbono funzionare anche al fine di gestire in maniera umana questa pseudo migrazione.

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Petrolio, i mercati finanziari e la recessione globale  

Il mondo del petrolio è dello stesso colore del liquido tanto ricercato: nero, come le tendenze più oscure della natura umana. Suscita bramosie, accende passioni, provoca tradimenti e conflitti omicidi, porta alle manipolazioni più scandalose

Eric Laurent

 Advisor Abbate - Petrolio

In una economia globalizzata, da Advisor più volte mi trovo ad analizzare la relazione esistente fra i prezzi del petrolio e i mercati finanziari. Infatti, oggi, la crisi assume una nuova natura.

I prezzi del greggio agiscono come un segnale di allarme circa il cattivo stato dell’economia mondiale. Quando nel 2008 la crisi ha colpito duramente l’economia globale, molti analisti legati a governi e autorità monetarie hanno pensato che i suoi effetti potessero essere contenuti e che il “danno” potesse essere limitato a segmenti del sistema finanziario.

In effetti, la profondità e la portata del processo sono state oltre ogni limite.

Alcuni collegamenti tra segmenti del sistema finanziario erano sconosciuti, il che ha sorpreso tutti. I vasi comunicanti tra le banche, i mercati azionari, i fondi hedge e le società di intermediazione, sono strumenti finanziari complessi che spesso non si riescono nemmeno a capire.

Da Advisor, reputo che oggi la crisi assume una nuova natura.

Non si tratta più semplicemente di una questione di connessioni tra i segmenti del sistema finanziario. Oggi esiste una stretta relazione tra il calo dei prezzi del petrolio e il crollo e la volatilità estrema nei principali mercati finanziari. I prezzi del greggio si comportano, infatti, come un segnale di allarme circa il cattivo stato della economia mondiale.

Una delle ragioni per la quale il crollo dei prezzi del greggio colpisce tutti i tipi di mercati finanziari è relativamente semplice. Molti grandi investitori, nel 2015, hanno subito una brutale punizione nella composizione del loro portafoglio di investimenti legati alle materie prime di base o merci. Oggi, questi stessi investitori hanno cominciato a disporre delle azioni e dei titoli finanziari, al fine di ridurre il profilo di rischio di tutto il loro portafoglio.

E,Advisor Abbate - gas 2 come si dice in gergo finanziario, questo ha colpito il sentimento del mercato. Non per nulla, gli investitori più importanti dell’economia mondiale stanno osservando, con grande attenzione, l’evoluzione del prezzo del petrolio.

Il crollo non è considerato come portatore di una buona notizia. Difatti, è considerato come un cattivo presagio che l’economia mondiale possa rimanere impantanata in un contesto di recessione per diversi anni.

Non si può, perciò, non sottolineare come il prezzo del petrolio fornisca la direzione dei prezzi dell’energia che, tuttavia, si determina anche con il prezzo del gas e, in misura minore, con quello del carbone. I tre combustibili fossili rappresentano, da soli, oltre il 90% del consumo globale di energia primaria e ciò ha una influenza di non scarsa valenza e importanza nel mercato finanziario.

Tutto questo, quindi, avrà un impatto importante anche a livello macroeconomico e di certo non favorisce un recupero.

Vi è, poi, un ramo che collega il prezzo del petrolio all’economia finanziaria che, di solito, non è stato ben analizzato. Il prezzo del greggio è il supporto del valore di molti titoli e prestiti di grandi aziende. Il suo crollo prefigura una cascata di debiti che non possono essere pagati, il che potrebbe trasformarsi in bancarotta per molti fondi e banche.

Il debito delle compagnie petrolifere potrebbe, infatti, superare il volume degli anni Ottanta, quando la caduta del prezzo del petrolio contribuì a far precipitare la crisi globale. In conclusione, la crisi economica continua ad evolversi.

Monte dei Paschi di Siena: una storia infinita dall’incredibile finale

Banchiere: Colui che presta il denaro degli altri e tiene l’interesse per sé

John Garland Pollard

 Advisor Abbate - Mps

Come Advisor, noto che, ancora una volta, il teatrino della politica e della pseudo economia, è stato in grado di allestire un ennesimo squallido e degradante spettacolo. Non per nulla, nell’Italia dei tanti perché e poiché, oggi aleggia il mistero dei grandi debitori del MPS.

Qui, non è questione semplicemente di conoscere o meno i loro nomi, ma di comprendere il perché e il per come di un trattamento, di fatto, privilegiato. Infatti, la domanda più corretta dovrebbe essere: perché se un qualsiasi cittadino ha un debito con la banca questa mette in atto tutti i procedimenti previsti dalla legge per recuperare il debito, mentre, in questo caso, a quanto si sa, nulla è stato fatto?

Ma, da Advisor mi domando anche come sia stato possibile dare credito a qualcuno senza che vi fossero le opportune e necessarie garanzie?

Infatti, come è universalmente noto, ottenere un credito dalle banche, a prescindere dai tempi duri, non è propriamente così facile e semplice. Vi sono delle regole scritte e non scritte che regolano il meccanismo, motivo per cui è quasi incredibile ascoltare la storia del buco del Monte dei Paschi di Siena. Che io sappia, la prima cosa che necessita avere sono proprio le garanzie.

Quindi, per un qualsiasi tipo di finanziamento che si chiede le garanzie sono elementi fondamentali. È logico che una normale banca, oltre che valutare quale possa essere il progetto di impresa, si assicuri che vi sia l’effettiva capacità che il finanziamento concesso possa essere, anche, rimborsato!

Quindi, quando si va in banca, e un comune mortale chiede un finanziamento deve portare delle solide garanzie, che possono essere anche provenienti da un patrimonio personale.

Advisor Abbate - banchieriAltro aspetto, in particolare per chi ha attività in proprio, è che i documenti siano effettivamente in ordine. Da sempre, l’affidabilità di una azienda è anche data da documenti quali, ad esempio, fatturazioni, visure camerali, dichiarazioni fiscali e, ovviamente, bilanci.

Quindi, un biglietto da visita ottimo, un importante indicatore è propriamente derivante dal grado di precisione di questi documenti aziendali.

Anche se corro il rischio di essere ripetitivo, non riesco proprio a comprendere tutto quello che è potuto avvenire al Monte dei Paschi di Siena. Infatti, alla domanda come possono aver fatto credito nella maniera in cui è stato fatto, non trovo risposte se non in una azione dolosa.

Da quando sono nate, infatti, le banche prestano il denaro, non solo per riaverlo indietro, ma anche per guadagnarci. Ma, a quanto pare, la logica che domina il mondo bancario e cioè l’affidabilità, per il Monte dei Paschi di Siena è un qualcosa di molto nebuloso.

Quindi, si è al paradosso. Da una parte per le imprese, in particolare se sono di piccole dimensioni, è sempre più difficile e complesso poter sperare di avere credito da parte delle banche, dall’altra, una banca dal glorioso passato come, appunto, il Monte dei Paschi di Siena, si è ridotta come oggi tutti noi la vediamo, senza dimenticare, poi, che il costo dei suoi scellerati errori sarà tutto sulle nostre spalle.

In conclusione, e questo proprio per mia grande curiosità professionale, mi piacerebbe vedere con i miei occhi anche quale business plan sia stato, poi, presentato ai dirigenti di questa grande banca per ottenere un finanziamento.

Carta vince e carta perde: gioco tanto in auge per la classe politica

Adottando l’Euro, l’Italia si è ridotta allo stato di una nazione del Terzo Mondo che deve prendere in prestito una moneta straniera, con tutti i danni che ciò implica

Paul Krugman, Premio Nobel per l’Economia 2008

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Come non può immediatamente venire in mente il gioco delle tre carte, quando si legge da una parte che la Codacons denuncia l’aumento dei prezzi del 59% con l’avvento dell’euro e da un’altra che non è stata colpa dell’euro se i prezzi sono raddoppiati?

In questa annosa diatriba, da Advisor, constato che vi sono due fatti reali, concreti e incontrovertibili. Il primo è propriamente legato all’euro.

Di per sé l’euro, quanta moneta, da solo non può provocare distorsioni economiche di rilevante importanza ma, lo possono pare le metodologie di introduzione, di circolazione e di controllo.

La seconda cosa, che è lampante, e che è il potere di acquisto quello che è andato a farsi benedire. Cioè, per meglio spiegarmi, se ante euro chi guadagnava 1.500.000 di lire viveva bene, oggi post euro, per mantenere lo stesso livello e qualità di vita dovrebbe, per lo meno, guadagnare tremila euro.

Questi sono fatti e non parole gettate al vento. Da Advisor reputo più che eccellente il lavoro eseguito dalla Codacons e bene ha fatto Carlo Rienzi, il suo presidente, ha spiegare la situazione.

Quello che, invece, mi lascia basito è la mancanza di obiettività di certa parte dell’economia italiana, la quale continua a sostenere che l’euro sia stata una benedizione per l’Italia. Ora, pur volendo salvaguardare il principio di esprimere liberamente il proprio pensiero, è bene differenziare tra chiacchiere da bar e proclami fatti da esimi economisti. Anche perché, fin dall’inizio, le cose sono state gestite alla carlona.

EuroA gennaio del 2002 venne introdotta la moneta unica, cioè l’euro, e, da subito, in Italia ci furono numerosi aumenti selvaggi, innescando quella che viene ad essere tecnicamente chiamata speculazione da changeover. Qui, non si tratta di voler fare terrorismo mediatico o essere considerati più o meno euroscettici. La mia attività, la mia formazione culturale e quanto io stesso sono, mi impongono di essere il più obiettivo possibile, mi obbligano a dover osservare tanto il quadro generale quanto i dettagli, anche quelli, apparentemente, meno significativi.

E bene, dopo ben 15 anni, non posso non ammettere che la scelta dell’euro per l’Italia fu una vera e propria politica suicida. Inoltre, reputo che il Codacons non ha fatto altro che portare alla luce fatti e situazioni che gli italiani vivono in prima persona da anni.

Eppure, ci sono ancora noti economisti e via dicendo, che affermano e sostengono che senza l’euro i prezzi sarebbero schizzati ancora più in alto. Di quanto affermato, tuttavia, non si hanno le prove, mentre queste abbondano per quanto ha fatto la politica dell’euro, e accusano direttamente la classe dei politici italiani.

Qui, la questione non è solamente legata al fatto che, ad esempio, il giornale sia aumentato di quasi il novantacinque percento e che la pizza margherita ci costa oltre il centoquattro per cento in più. Un bravo economista potrebbe giustificare tali incrementi in mille e uno modi.

Per quanto mi riguarda, la centralità della questione riguarda il fatto che l’economia italiana non era pronta ad entrare nei meccanismi dell’euro e, soprattutto, i governanti ben si sono tenuti dal controllare cosa avvenisse nei mercati intesi non come significato di borsa, ma proprio dove si comprano i generi alimentari.

In pratica, i governanti italiani hanno sottovalutato aspetti, e solo per elencare quelli chiaramente evidenti, come il problema legato all’inflazione, l’annoso aspetto legato al risanamento di quelli che sono i conti pubblici, ma anche si sono rallegramenti dimenticati di migliorare le infrastrutture e, soprattutto, fare in modo che la pubblica amministrazione sia effettivamente più efficiente.

La persuasione occulta in economia: un pericolo da scongiurare e combattere  

Una folla è pronta a credere a tutto, vero o falso, a condizione che ciò sia costantemente ripetuto”.

Emil Ludwig

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Come Advisor, sono sempre in prima linea nel combattere quella che è la persuasione occulta, forma molto presente anche nell’economia di tutti i giorni.

Alle volte, anzi, il più delle volte, si avverte una forte stanchezza derivante da quelle metodologie di mercato volte a spingerci al cercare e acquistare diverse cose che, in linea generale, non ci servono e che, tutto sommato, non si ha neppure la voglia di averle.

Purtroppo, sono davvero molte le persone che si trovano investite da questa forma ingannevole, sleale e squalificante. La persuasione occulta è infida proprio perché è in grado di insinuarsi in maniera subdola. Ogni giorno, infatti, si rischia di essere influenzati dalla persuasione occulta che, con tecniche di negoziazione, cerca di dominare e farci acquistare tutto ciò che vuole vendere.

In pratica tenta di farci fare la figura dei burattini.

Oltre che essere una situazione che reputo frustrante, è, anche, un qualcosa di estremamente dannoso e controproducente per una sana e corretta economia di mercato. Ad esempio, si andranno ad utilizzare risorse economiche per un qualcosa di totalmente a noi inutile a discapito di un impegno finanziario che sarebbe stato, invece, maggiormente produttivo e redditizio per le personali esigenze.

Di fatto, la persuasione occulta può essere considerata come una vera e propria arma di massa, una relazione che viene ad essere applicata in forma scientifica a più livelli. Anche se come oggetto di studio può rilevarsi un qualcosa di affascinante, come Advisor ricordo che è sempre ed esclusivamente un qualcosa che utilizza tecniche di psicologia e di persuasione per ottenere una vendita fine a sé stessa.

advisor-abbate-economia-crisi-ristrettezza-austerityIn definitiva, diventiamo noi stessi le vittime sacrificali da porre sull’ara di questo tipo di economia. Siamo, involontariamente, il bersaglio perfetto, l’elemento al quale destinare capacità di negoziazione e psicologia di vendita dietro le quali si nascondono infidi e pericolosi soggetti, intenti a raggirare e a ingannare i consumatori.

L’esperienza di trading onesta e corretta, invece, si basa su tutt’altra forma di psicologia e capacità di negoziazione. È un qualcosa che deve tener sempre presente le esigenze e le aspettative del eterno dualismo formato da chi vende e da chi acquista.

Basare una economia di mercato esclusivamente tramite la persuasione occulta, ma anche quella meno occulta, è travisante oltre che essere deleterio nel rapporto cliente e venditore.

Non ci si deve mai dimenticare che tutte le forme di persuasione si sviluppano e si applicano su principi scientifici. Il potere di persuasione è una delle formule maggiormente utilizzate per sedurre le masse.

I pilastri su cui si basa la persuasione

Per difenderci, vediamo alcuni dei pilastri su cui si basa la persuasione.

  • Il primo è la reciprocità. Ad esempio si è propensi a dire più facilmente di sì a qualcuno quando si deve qualcosa, anche se si tratta di un semplice favore.
  • Il secondo è il principio di scarsità. Non basta dire quanto un prodotto sia buono e importante ed è necessario parlare di quanto sia raro. Quanto un prodotto è più raro tanto più grande sarà l’interesse della gente.
  • Il terzo punto della persuasione è l’autorità. Non per nulla, ci fidiamo della parola di persone esperte e con credibilità. L’impegno è il quarto aspetto della persuasione, mentre il consenso è un altro punto che consolida la persuasione
  • Infine, la persuasione guadagna anche più forza sulla base della nostra affinità.
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I Paesi Bassi, il paradiso tanto dei tulipani quanto fiscale

Un contribuente è uno che lavora per lo stato, ma senza avere vinto un concorso pubblico

Ronald Reagan

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Come Advisor, devo ritagliare del tempo per essere sempre aggiornato, quindi, approfittando delle recenti feste di fine anno, ho avuto modo di leggere, con calma, il rapporto pubblicato recentemente da Oxfam dall’interessante titolo “Battaglia fiscale”. Questa stimolante relazione, è completamente dedicata a ben quindici cosiddetti paradisi fiscali.

Il rapporto, mette in luce, tra l’altro un aspetto che non è molto noto al grande pubblico, in quanto, i media, in linea generale, si astengono dal ricordarlo. Infatti, se si provasse a fare una semplice indagine su quali siano i più noti paradisi fiscali, la maggioranza delle persone intervistate risponderebbe le Isole Cayman, Bermuda, Barbados, Bahamas, o Hong Kong, qualcuno, magari più informato, citerebbe la Svizzera, l’Irlanda, Cipro, Curaçao, qualcun altro aggiungerebbe il Lussemburgo, Jersey, le Mauritius, le Isole Vergini britanniche e Singapore.

Ma, sicuramente un nome che non verrebbe citato mai, sarebbe proprio quello dei Paesi Bassi, dato che non è mai ricordato sotto questa luce particolare.

Quindi, chi pensa che isole sperdute nel Pacifico oppure nei Caraibi siano esclusivi luoghi di paradisi fiscali, in parte commette un colossale errore, dato che non occorre andare così lontano per trovarne uno. Infatti, basta utilizzare un qualsiasi tipo di mezzo di trasporto e raggiungere Amsterdam e per poter accedere a vantaggi fiscali davvero inimmaginabili.

advisor-abbate-fcaDa Advisor, voglio ricordare come la FCA, guidata da Marchionne, abbia già da tempo scelto la terra dei tulipani per trasferire la propria sede fiscale.

Eppure, stranamente, non si pone mai l’accetto di come i Paesi Bassi, membro dell’Unione Europea e uno dei più forti sostenitori dell’austerità, siano un comodo, allegro e vicino paradiso fiscale. Un comportamento, quello di questo paese, che si potrebbe definire al limite della schizofrenia, dato che da un lato è severa nel tassare i suoi cittadini e nell’esigere dagli altri governi un forte rigore, mentre dall’altro appare essere, perlomeno, tollerante nei confronti delle multinazionali.

Queste, in pratica, la utilizzano come una base per trasferire in altri luoghi i miliardi di euro che sono incassati in Europa. Una operazione che di sé per sé apparirebbe non in grado di procurare alcun male, tranne il fatto che, questa generosità fiscale profusa dai Paesi Bassi, non fa altro che far perdere, agli Stati facente parte dell’Unione Europea, entrate per diversi milioni di euro.

Tutto questo, inoltre, mette in evidenza, ancora una volta, quanto sia mancante una effettiva forma di collaborazione e di cooperazione in quelli che sono i processi internazionali volti a definire reale ed efficaci misure di contrasto a quella che è, in pratica, una elusione fiscale.

In definitiva, la tanto decantata e pomposamente presentata trasparenza fiscale, svanisce come neve al sole. L’elusione fiscale concessa dai paradisi fiscali come, appunto, quello dei Paesi Bassi, in conclusione, consente alle multinazionali di poter andare facilmente a sottrarre risorse importanti alle casse di vari Stati, oltre che rafforzare una economia che si fondano sulla disuguaglianza.

Il dramma delle bugie e delle falsità

“Una bugia fa in tempo a viaggiare per mezzo mondo mentre la verità si sta ancora mettendo le scarpe”

Mark Twain

advisor-abbate-pinocchio-bugia-falsita

Per la Boldrini i migranti sono fondamentali per garantire il pagamento delle pensioni agli italiani. Orbene, come Advisor mi sono trovato più volte ad affrontare situazioni ove la mediazione era vitale, pur tuttavia, non ho mai inteso mentire.

La strumentalizzazione delle parole è, in particolare, una delle prerogative dei politici. La Boldrini, non è da meno. Ora, voler giustificare l’incapacità di porre un argine valido a tutto quello che è in atto non è facile, ma asserire che i migranti siano di fondamentale importanza per il pagamento delle pensioni è, forse, un po’ troppo.

Come faccio da sempre come Advisor, reputo che sia importante partire sempre in ogni dialogo con il piede giusto. Quindi, una volta per tutte, sarà il caso che tutta la classe politica la smetta di giocare con le parole e nel fare proclami buonisti a tutti i costi. Infatti, oramai, ripetono in maniera quasi ossessiva che è si debbono vincere gli egoismi nazionali in nome di una emergenza. Orbene, le cose non sono propriamente così.

Infatti, qui non si tratta di egoismi nazionali, ma di vera e propria sopravvivenza davanti ad una invasione di migranti. Se, nella moderna concezione, il migrante è considerato come colui che liberamente lascia il suo Paese d’origine in cerca di maggior fortuna, perché viene poi dimenticato di ricordare che nella realtà delle cose, i migranti continuano a sbarcare in Italia in maniera clandestina?

Advisor Abbate - barriera, negazione, ostacoloAllora, se da un lato è giusto che ogni essere umano abbia la facoltà di cercare un luogo sulla Terra dove possa vivere in maniera dignitosa, non può, però, essere che per far ciò si ammetta una illegalità.

Cioè, se un migrante perviene attraverso i consueti canali di trasporto, bene, ma quando questo li aggira palesemente e preferisce pagare ingenti cifre e addirittura con la vita stessa, allora, credo, che tutto questo non sia un bene. Una esistenza che possa essere dignitosa e libera è un qualcosa che ogni uomo e donna aspirano da infinti millenni.

L’attuazione di una corretta politica di controllo e di prevenzione non può essere un qualcosa di secondario. Il perpetrare il buonismo, il recitare facili propositi non serve a nulla.

Importanti ruoli istituzionali, come quello ricoperto dalla Boldrini, dovrebbero essere vigili su ciò che è legale e su quello che non rientra in quel quadro. In maniera sistematica, invece, si continua ad assistere al classico teatrino della politica.

Sempre più frasi del tipo “si debbono abbattere i pregiudizi nei confronti dei migranti”, si ripetono a pappagallo.

La popolazione italiana, salvo eccezioni, non ha problemi ad accogliere chi ne ha bisogno, ma è stanca di vedere che gente arrivata clandestinamente venga trattata meglio di chi paga le tasse, di chi è in cerca di un lavoro e via dicendo. Qui non si tratta di una chiusura, ma di una voglia di maggior rispetto e tutela nei confronti dei tanti italiani costretti a trovare soluzioni di ripiego per cercare di vivere in maniera dignitosa.

Concludendo, come si danno le case, l’alloggio, il vitto e quant’altro a chi entra da clandestino in Italia, perché non lo si fa per chi è italiano e vive in questo paese?