L’influenza economica e politica della Cina nella regione

La Cina è diventata la più promettente speranza e il miglior esempio per tutti i paesi del Terzo Mondo

Fidel Castro

Quello che sta accadendo è abbastanza nuovo nella storia recente dei rapporti tra questo grande paese e quest’area, da sempre, molto complicata. Da Advisor, reputo che i rapporti tra Cina e Sud-Est asiatico, considerati su una scala temporale ampia, hanno vissuto molti episodi. Anche in tempi moderni, con i paesi limitrofi i contatti sono stati alquanto complessi e difficili, in particolare con il Vietnam.

Inoltre, le relazioni con i “cinesi” d’oltremare sono rimaste macchinose anche per gran parte del XX secolo. Fino agli Anni Settanta e Ottanta, i cinesi davano, quasi, l’impressione di esitare ad agire nel sud-est asiatico. Tuttavia, la sua “ombra” era destinata ad estendersi.

Difatti, ricordo come Advisor, che già a partire dagli Anni Novanta e, soprattutto, dall’inizio degli Anni 2000, si è potuto assistere ad una vera e propria svolta da parte dei leader cinesi verso il Sud-Est asiatico. Molto rapidamente, il tutto ha assunto non solo un significato regionale, ma prima di tutto un valore globale e internazionale.

I cinesi avevano, pertanto, iniziato ad aprirsi all’Occidente. Dapprima, hanno rivolto i loro interessi verso gli Stati Uniti e, successivamente verso i mercati europei. Quindi, grazie a varie ragioni economiche, la Cina ha ampliato i propri interessi ben oltre i suoi confini. Questo, ha portato la Cina a confrontarsi con varie tematiche. Difatti, oggigiorno, i leader cinesi sono molto preoccupati per la spinta islamica e per i movimenti etnici che stanno emergendo in molti paesi appartenenti al sud-est asiatico. Quanto avviene, ad esempio nelle Filippine oppure in Indonesia, rappresentano motivazioni di allarme.

L’ampliare la propria sfera di influenza, ha portato la Cina ad occuparsi più direttamente di aspetti riguardanti la Birmania, la Corea, senza dimenticare la costante e continua operazione di influenza perpetrata nel continente africano. La diplomazia cinese, di conseguenza, risulta essere particolarmente attiva su più fronti.

La leadership della nuova politica cinese, inoltre, deve confrontarsi con il peso economico dell’India, sub continente che mostra sempre più di essere ambizioso e determinate nelle logiche legate anche al potere politico ed economico di questa turbolenta parte del Mondo. È, pertanto, innegabile, che attualmente, il cambiamento necessiti di un forte impegno che consenta di uscire da una idea di commercio regionale e di regionalizzazione politica.

All’orizzonte il panorama che si può intravedere è ricco di incertezze. Di fatti, non tutti i paesi limitrofi sono ben disposti a farsi travolgere dall’uragano cinese. Penso al Vietnam, ad esempio. Bisognerebbe essere molto ingenui per pensare che questo paese abbia abbandonato il suo nazionalismo. Anche se le biciclette sono cinesi, anche se i sacchi di riso arrivano dalla Cina, i vietnamiti non si reputano di essere inferiori rispetto ai cinesi.

Inoltre l’influenza cinese tanto nel Laos quanto in Cambogia non viene ad essere dai vietnamiti sottovalutata. Reputo, in conclusione, che ci vorranno anni e anni per modificare i rapporti tra i due paesi.

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Il lavoro salariato e la sua centralità nel mondo capitalista

È sorprendente come sia importante il tuo lavoro quando chiedi una giornata libera, e come non sia importante quando chiedi un aumento

Tom Antion

L’istituzione del lavoro salariato gioca un ruolo centrale nelle dinamiche e, allo stesso tempo, rivela la sua importanza nel capitalismo. Come Advisor, sottolineo che, in primo luogo, il lavoro muove il capitale per produrre altri beni.

Senza lavoro, il capitale rimarrebbe inerte, e, perciò, non sarebbe in grado di produrre nuovi beni e, di conseguenza, non avrebbe motivo di esistere. In secondo luogo, per inserirsi nel più ampio concetto di costi di produzione, il lavoro deve avere un costo monetario. Tutto ciò, diventa, perciò, un fattore di produzione e, se si riduce il suo costo, si possono vedere aumentare i profitti oppure si consente di conquistare nuovi mercati.

Anche nei capitalismi emergenti, la concorrenza nel mercato del lavoro è generalmente forte e questa dinamica, poiché riduce i costi, fornisce alle produzioni nazionali una forte competitività di prezzo. In una trasformazione epistemologica, si sono, quindi, andate a costruire determinate premesse fissate da cambiamenti, come pure da scelte personali e forti interessi.

Da Advisor, comunque, sono dell’opinione che sia quanto mai corretto osservare il lavoro salariato e la sua centralità nel mondo capitalista, non solo accettando lo stato positivista delle scienze sociali, ma, anche, andando a sostenere un effettivo approccio pratico. Qui, infatti, non ci si rifiuta di credere nella natura scientifica dell’economia, ma si richiede di saper trovare le leggi naturali del suo funzionamento.

In pratica, non si richiede di accettare il principio della libera concorrenza, in antitesi del concetto socialista che la considera dannosa. Infatti, a differenza degli economisti classici, considero anche il fatto che sia anche possibile non condividere la sua applicazione in tutti i campi economici.

Pur non discutendone l’efficacia di questo principio è, tuttavia, da considerarne i suoi limiti quali, ad esempio, la regolamentazione dei rapporti di mercato. Sono più dell’opinione che la libera concorrenza funzioni solo in riferimento ad una produzione e non in relazione alla distribuzione. Ecco perché, secondo la mia opinione, si ha la necessità di una nuova economia politica, ovvero di una economia diretta verso un obiettivo pratico.

In altri termini, è proprio in questa nuova visione che uno Stato deve saper intervenire. Solo così facendo, si avranno delle riforme sul concetto stesso del lavoro salariato e della sua centralità nel mondo capitalista.

Il settore finanziario è indubbiamente essenziale per il buon funzionamento dell’economia.  Di fatti, gestisce i mezzi di pagamento, facilita l’allocazione del capitale, il raggruppamento dei risparmi, la condivisione dei rischi, il controllo e la supervisione delle imprese e promuove la produzione e la diffusione di beni e servizi. Pur tuttavia, la finanza deve servire l’economia reale e non servire se stessa.

Concludendo, tutto ciò richiede una profonda riflessione sulle qualità di un buon sistema finanziario, sulla giusta dimensione e il giusto spazio della sfera finanziaria e, quindi, anche sulla natura dei regolamenti per contenere i suoi eccessi.

Il settore finanziario, un mondo in perenne movimento

Il controllo privato del credito è la forma moderna della schiavitù”.

Upton Beall Sinclair

Una delle regole base che caratterizza tutto il settore finanziario, è che è un mondo in perenne movimento. Di conseguenza, come ricordo spesso da Advisor, nulla è definitivo.

Ad esempio, nel periodo che va dal 1991 al 2001, le esportazioni mondiali di manufatti sono cresciute a un tasso medio annuo del 6,3%, ma, nel contempo, si sono andati a sviluppare sempre più nuovi scenari. Da Advisor, voglio rammentare che se prima gli Stati Uniti erano la principale potenza economica mondiale, già a partire dai primi anni del 2007 l’Unione Europea, considerata come una singola entità, raffigura la più grande economia del mondo con un PIL di parità di potere d’acquisto, stimato nel 2008, a 14.910 miliardi di dollari.

Inoltre, è da sottolineare che si è sempre più andato a moltiplicare il PIL di entità economiche di peso come, per esempio, India e Repubblica Popolare Cinese. Due lezioni, pertanto, emergono chiaramente dalla trasformazione del capitalismo asiatico. Da un lato, una grande diversità di strategie nazionali sta affrontando le logiche di una concorrenza sempre più acuta. D’altra parte, il lavoro conserva il posto centrale che ha sempre occupato.

Come è noto a chi si occupa di aspetti finanziari, il lavoro salariato è l’energia del capitalismo e, per mantenere una forte competitività di prezzo, il rapporto salariale dei diversi paesi viene ricombinato. In Cina, il non-status dei lavoratori migranti offre manodopera a basso costo agli imprenditori, ed è all’origine dell’aumento che vi è stato nell’industria cinese.

I sistemi di innovazione partecipano, anche, alla conquista dei mercati e numerosi studi comparativi, nei quali sono stati analizzati Cina, Corea, Giappone e Taiwan, mostra, in maniera più che chiara, la specificità dei modelli nazionali e l’importanza della strategia economica.

Non a caso, la ridefinizione del sistema di accumulazione giapponese pone il rapporto salariale al centro dei dispositivi e, perciò, l’occupazione industriale viene reindirizzata verso i servizi. Già nella primavera del 2013 vari studi dedicati all’economia politica asiatica, avevano offerto numerosi spunti di particolare interesse. Un qualcosa, che ha animato ancor di più l’interesse, favorendone l’osservazione più stretta sull’evoluzione di tali mercati.

Quindi, da una dimensione alquanto empirica, la ricerca ha posto focus fondamentali, come quelli rivolti sulla Cina e, più in generale, sul mercato del Sud-Est asiatico. Da tutto ciò, appare quanto mai evidente che, attraverso i beni che esporta, la Cina impone “i suoi prezzi” a tutti i suoi partner e questo porta a una maggiore concorrenza nel mercato del lavoro.

Di conseguenza, secondo una intensità variabile, la competizione occupa ora un posto centrale e, rispetto ai capitalismi a cui si è soliti riferirsi, la sua vivacità sembra caratterizzare il nuovo capitalismo del XXI secolo.

In conclusione, ancora una volta il settore finanziario che, per sua natura è un mondo in perenne movimento, ha evidenziato come la mercificazione del lavoro sia il risultato di un singolare assetto istituzionale che illustra i cambiamenti nel diritto anche del lavoro cinese.

Politica ed economia: sintesi o antitesi?

Non con i sentimenti pacifisti, ma con una organizzazione economica mondiale, l’umanità civile potrà essere salvata dal suicidio collettivo

Bertrand Russell

Entrati, oramai, da tempo nel XXI secolo, le varie crisi che si sono succedute e che, in parte, proseguono anche nel nuovo Millennio, fanno sì che sembri, quanto mai opportuno che sia giunto il tempo nel quale gli Stati sappiano sviluppare la capacità di saper regolare al meglio i processi economici.

Di conseguenza, sorge una spontanea e ovvia domanda: in che misura si può affermare che oggi l’economia sembra aver bisogno di una politica? Sono anche io, come Advisor  ha pormi questo quesito.

D’altronde, è alquanto evidente che tanto nella politica economica quanto in quella sociale vi siano molteplici aspetti che necessitano di essere assolutamente rivisti. In linea generale, come Advisor reputo che si sia andando sempre più accentuando una vera e propria sfida a quelli che sono visti e considerati i postulati del liberalismo. Ma si è davvero sicuri e, di conseguenza, corrisponde effettivamente al vero che il liberalismo si sia opposto all’intervento dello Stato in campo economico?

Se andiamo ad esaminare con maggior attenzione il lavoro che John Stuart Mill, uno dei più importanti rappresentanti del liberalismo, aveva dedicato all’economia, è facilissimo constatare che il suo concetto di liberalismo fosse davvero all’origine dello stato sociale. Ma a quanto pare, in materia vi sono discordanti opinioni, o meglio, differenti interessi politici.

Tant’è che, oggigiorno, lo scenario della politica e della relativa economica è divenuto esponenzialmente globale. Tuttavia, sarebbe stolto ipotizzare che la questione e i rapporti tra politica ed economia siano un frutto moderno. Anche se, oggigiorno, gran parte degli economisti parlano di economia globale come se ciò fosse un avvenimento sviluppatosi in un moderno mondo, sarebbe proprio il caso di ricordare che i contatti tra popolazioni, anche in chiave economica, risalgono a migliaia di anni fa.

Ovviamente il panorama di quella che è l’economia globale si è, nel suo insieme, andatasi a modificare nel tempo, ma, la cosiddetta filosofia non credo che abbia subito sostanziali modifiche. La ricerca di nuove rotte commerciali che hanno interessato gran parte della storia umana, sono state la sintesi tra interessi politici ed economici.

Se un tempo era cruciale la più che nota Via della Seta, con la scoperta dell’America si sono aperti scenari, tanto politici quanto economici, di una vastità tale che hanno rivoluzionato tutta l’economia globale e non solo quella di quel periodo. Con la rivoluzione industriale, poi, anche la natura stessa di quanto regolava il commercio viene ad essere mutata.

Non a caso, già agli inizi del XIX secolo il valore aggiunto industriale del Regno Unito opera radicali cambi, una mutazione che si andrà a consolidare nel 1865 in Prussia, nel 1869 negli Stati Uniti e nel 1875 in Francia, creando, di fatto, i presupposti di un nuovo modo di vedere sia la politica e sia l’economia. Indubbiamente, le conseguenze sono state considerevoli. In conclusione, è bene riconsiderare il tutto in una ottica realmente da XXI secolo.

Il futuro del sistema finanziario con l’avvento delle e-banking

Investire con successo significa anticipare le anticipazioni degli altri

John Maynard Keynes

Come Advisor, desidero ricordare che l’attività bancaria elettronica, ossia quella proposta dalle e-banking, si riferisce alla fornitura, da parte di dette banche, di servizi e prodotti bancari al dettaglio attraverso canali elettronici.

Ciò include la raccolta di depositi, la concessione di prestiti, la gestione di conti, la fornitura di consulenza finanziaria, ma, anche la fornitura di servizi e prodotti di pagamento, compresa la moneta elettronica.  I prodotti di accesso implicano l’uso del telefono o dei personal computer con software appropriato, consentendo ai clienti di accedere ai loro conti di deposito e trasferire tali fondi tramite Internet o altri collegamenti di telecomunicazione.

Tutto ciò, non cambia fondamentalmente il ruolo e le attività delle banche, ma, consente una notevole espansione dei loro mercati potenziali. Tuttavia, da Advisor sottolineo che ci espone anche a nuovi rischi.

Di fatti, una e-banking utilizza una tecnologia che, per sua stessa natura, è progettata per estendere la portata geografica virtuale delle attività bancarie senza la necessità di una presenza fisica simile delle istituzioni. Tale espansione dei mercati bancari oltre i confini nazionali è già una questione prudenziale importante per rafforzare la cooperazione transfrontaliera tra autorità di vigilanza.

A ciò si aggiunge il fatto che l’e-banking, utilizzando Internet come canale aggiuntivo per fornire servizi bancari, il che contribuisce a innescare nuovi rischi legati al fatto che sono reti aperte. Il denaro, che può essere mobilizzato nei pagamenti al dettaglio, può essere definito come uno stock elettronico di valore monetario che può essere utilizzato per effettuare pagamenti.

Più specificamente, due forme distinte di moneta elettronica sono in grado di competere con il denaro fiduciario. La prima è nota come “e-cash”, o “portafoglio elettronico”, mentre la seconda la potremo chiamare “denaro della rete”.

Il borsellino elettronico si riferisce a schede di circuiti integrati, multiuso, ricaricabili, che memorizzano un valore monetario su supporti che sono di proprietà dei titolari e sono, quindi, distaccati dai conti bancari. Questo tipo di moneta elettronica consente di effettuare pagamenti al dettaglio direttamente, senza l’intervento di un intermediario, grazie ai lettori installati nei punti vendita.

A differenza del contante, nella maggior parte dei sistemi di questo tipo, la moneta elettronica ricevuta dal beneficiario non può essere riutilizzata. Deve, perciò, essere trasferita sul conto bancario del beneficiario.  Tuttavia, nessun ostacolo tecnologico importante impedisce lo sviluppo di sistemi in cui questo vincolo di passaggio attraverso i conti bancari scompaia.

In tal caso, una parte significativa dell’offerta di moneta sfuggirebbe alla registrazione e quindi al controllo delle autorità monetarie. Grazie a software specializzati integrati con personal computer, può essere trasferita a pagamento tramite reti di telecomunicazione come Internet. Le banche possono partecipare a questi dispositivi di moneta elettronica in modi diversi.

Possono essere emittenti, ma, possono anche distribuire moneta elettronica emessa da altre entità, gestire l’elaborazione, la compensazione e il regolamento delle transazioni in moneta elettronica, nonché la registrazione delle transazioni.

Queste forme di moneta elettronica, in conclusione, hanno caratteristiche comuni, come, per esempio, l’uso della crittografia per l’autenticazione e la protezione della riservatezza e dell’integrità dei dati.

Le forme di sviluppo della moneta elettronica nei pagamenti al dettaglio

Non litigate con il mercato, perché è come il tempo: anche se non è sempre buono, ha sempre ragione

Jimmy Chow

Alla base della vigilanza bancaria vi deve essere il controllo del rischio. Come Advisor, ho avuto modo di leggere recentemente un interessantissimo rapporto del Comitato di Basilea, nel quale si evidenziava come le banche non abbiano più il controllo delle regole di sicurezza dei pagamenti al dettaglio.

In questo rapporto, tra l’altro, si sostiene che l’utilizzo di reti elettroniche aperte li rende dipendenti dall’abilità e dalla prudenza di altri operatori quali, ad esempio, server di informazioni, esperti di codifica, fornitori di software specializzati, fornitori di sistemi di compensazione privati, telecomunicazioni.

Da Advisor, ricordo che questi operatori non sono soggetti agli stessi obblighi prudenziali delle banche. Di conseguenza, oltre ai rischi ben identificati dei sistemi di pagamento, altri fattori, che sono molto più difficili da valutare e controllare, sono di grande importanza. Si tratta di rischi operativi, di rischi di reputazioni e di rischi legali.

La vulnerabilità a questi rischi, viene ad essere amplificata dalla natura globale delle reti aperte. Anche i pagamenti interbancari sono stati influenzati dalle innovazioni nel settore dell’informatica e delle telecomunicazioni. I trasferimenti di fondi elettronici tra banche sono stati introdotti alla fine degli anni 1970. Le banche hanno creato il sistema Swift, ossia Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication, il quale conta oltre 2.000 membri.

Swift, in pratica, è una rete interbancaria transnazionale che elabora le istruzioni di trasferimento di denaro tra le banche di tutto il mondo.  È collegato a sistemi nazionali di compensazione ed è regolamentato e controllato dalle banche centrali. Questa connessione, ha offerto l’opportunità di introdurre una regolamentazione e una supervisione che è in grado di garantire questi pagamenti tra banche, contribuendo così a contenere il rischio sistemico.

Pertanto, i sistemi di pagamento elettronico di prima generazione, sia al dettaglio e sia all’ingrosso, possono essere controllati e garantiti. Attualmente, si stanno sviluppando sistemi di pagamento elettronici che possono essere descritti come di seconda generazione.

Al di là della diversità delle forme adottate da questi nuovi pagamenti, la grande differenza qualitativa che hanno in comune, e che giustifica la loro classificazione in una nuova categoria, è il loro inserimento in reti aperte e non più chiuse, a differenza delle prime forme di moneta elettronica. Le banche centrali e le autorità di vigilanza bancaria distinguono chiaramente e – banking e il denaro elettronico.

Tuttavia, a causa dell’uso che fanno delle reti aperte, appaiono molto nidificati e portano rischi della stessa natura. I supervisori bancari riconoscono questa comunità a rischio, come evidenziato da alcuni rapporti ufficiali che combinano il denaro elettronico e il sistema bancario elettronico in raccomandazioni prudenziali.

La questione dell’impatto della moneta elettronica di seconda generazione nei pagamenti al dettaglio, è ancora in gran parte prospettica, dal momento che oggi le carte di credito, i contanti e gli assegni dominano in modo preponderante le tecnologie di pagamento nel mondo. In conclusione, reputo che sia quanto mai corretto concentrarsi sulle potenzialità del denaro elettronico.

La difficile arte del saper investire

Se aggiungi poco al poco, ma lo farai di frequente, presto il poco diventerà molto

Esiodo

Saper investire è una disciplina, un’arte formata da molteplici fattori. In parole semplici, il sapere dove mettere i propri soldi per farli fruttare, non è sempre così scontato. Da Advisor, confido nella conoscenza di una panoramica della situazione economica attuale. Reputo che questo, sia un buon inizio per scoprire dove è più consigliabile investire i propri risparmi.

Come Advisor, inoltre, devo, anche, tener presente come il favorevole contesto economico che è durato alcuni anni, abbia spinto i mercati azionari a livelli molto alti, cosa che, tuttavia, potrebbe spaventare alcuni investitori.

Per scoprire quale investimento abbia le migliori possibilità di far “fare soldi”, dunque, si deve sempre dare una occhiata, seppure rapida, all’attuale situazione economica perché, i rendimenti derivanti dalle diverse forme di investimento, sono condizionati principalmente dall’ambiente economico globale. Di conseguenza, una delle domande da porsi è: in quale ambiente economico siamo oggi?

Nel complesso, operiamo in un contesto in cui i tassi di interesse sono ancora molto bassi, specialmente se si è un investitore europeo. Il che significa che i classici investimenti bancari continuano a non produrre molto e non è previsto che aumentino neppure per il prossimo futuro. Anche l’inflazione è ancora bassa e la disoccupazione, a parte la Germania, rimane piuttosto elevata nella zona euro.

Difatti, è intorno al 10% e, questo, nonostante le politiche accomodanti della banca centrale e persino dal fatto che l’economia europea abbia mostrato alcuni segnali concreti di miglioramento relativamente ad una crescita economica. Ciò, quindi, suggerisce che l’attuale situazione dei tassi d’interesse potrebbe persistere per un po’.

Non è, di certo un segreto, che l’Europa, per svariati anni, sia stata sommersa da una quantità piuttosto elevata di debiti! Secondo la mia opinione, dunque, a meno di miracoli economici, i bassi tassi di interesse in Europa sono destinati a rimanere tale e quali ancora per svariato tempo.

Di contro, negli Stati Uniti, l’economia è molto più dinamica rispetto a quella europea. Non a caso, si è assistito ad un iniziale rialzo dei tassi di interesse. Il che significa che a priori i nostri “amici” americani hanno la possibilità di beneficiare dei tassi complessivi più favorevole su tutto ciò che è risparmio e prodotti obbligazionari. A suffragare tutto ciò, è sufficiente confrontare i rendimenti dei titoli decennali statunitensi ed europei.

Indiscutibilmente, questo rappresenta il modo migliore per comprendere fino in fondo il complesso fenomeno. Di conseguenza, l’attuale contesto di bassi tassi di interesse e le politiche accomodanti delle banche centrali, in combinazione con la mancanza di alternative economicamente vantaggiose ad altri strumenti di investimento, forniscono un ambiente economico estremamente favorevole per le azioni.

In conclusione, a titolo di promemoria, i rendimenti azionari a medio termine annuali sono storicamente compresi tra il 7% e il 10%, il che è significativamente superiore alla maggior parte degli investimenti e, inoltre, contribuisce a renderli ancora più attraenti, specialmente in periodi come quelli odierni, dove le obbligazioni statali pagano rendimenti molto bassi.

In che cosa investire nel 2018?

Non è tanto importante investire al prezzo più basso possibile quanto investire al momento giusto

Jesse Livermore

Scegliere i migliori investimenti, non è mai stato un compito facile. Da Advisor, ipotizzo che il 2018 possa essere effettivamente una annata molto buona per gli investitori. D’altra parte, le previsioni di crescita per il FMI, ossia il Fondo Monetario Internazionale, per il 2018 nell’area dell’euro sono più che ottimistiche.

Oltre a ciò, come Advisor, constato come la Brexit sia stata finalmente ben “digerita” dai mercati e ha avuto, sostanzialmente, delle limitate conseguenze. La crescita quest’anno, perciò, dovrebbe essere gradualmente e ragionevolmente vantaggiosa.

Di base, effettuare un investimento comportata molto vantaggi come, ad esempio, può garantire che un fondo sia disponibile in caso di problemi finanziari. Investire delle entrate aggiuntive, quindi, consente di accumulare capitali per un progetto futuro, ma, anche, di aumentare i propri beni e trasmetterli ai propri eredi quando sarà il momento. Sono, numerose le previsioni che indicano come il 2018 sia un anno favorevole ai buoni investimenti, in modo da riuscire a far crescere i propri risparmi.

Per qualsiasi forma di investimento, tuttavia, vi deve essere sempre una continua e costante ricerca di nuove opportunità. In questo modo, emergono nuove idee e forme di investimento. Svolgere un ruolo chiave nel prospettare i migliori investimenti possibili nel mercato azionario, comunque, richiede una preparazione, una conoscenza e una notevole attenzione ad ogni più piccola novità.

I criteri per il miglior investimento per il 2018, dunque, devono assolutamente esulare da forme di investimenti suggeriti e prospettati da società sconosciute, in special modo da quelle che garantiscono di guadagnare rapidamente e senza alcun rischio grandi cifre.

Pertanto, si deve essere diffidenti nei confronti di chi propone un investimento con il 100% di sicurezza. In realtà, è uno schema piramidale, una vera e propria truffa che rovinerà la speranza di una vita e farà dissolvere il risparmio duramente conquistato. Il miglior investimento per il 2018, e per tutti gli anni futuri, deve, perciò, soddisfare e rispondere a specifici criteri.

Mai, di conseguenza, scommettere su fluttuazioni fittizie e casuali come il mercato azionario. Per “vincere” con tranquillità, il denaro investito deve contribuire alla creazione di un prodotto o al rendering di un servizio. Senza questo, non c’è produzione di ricchezza in sé.

Quindi, l’investimento deve riguardare un qualcosa di reale. L’investitore deve essere il padrone dei suoi investimenti. Cioè, l’oggetto dell’investimento deve essere una “scommessa” sicura e l’investitore deve avere titolo sotto forma di un contratto o di atto giuridico.

Non ci sarà mai una garanzia con un cosiddetto posizionamento che richiede solo un indirizzo email e una password! Inoltre, un investimento vale la pena se il suo tasso di rendimento supera il 5%.  Sotto il 5%, è come salvare con una valutazione il solo capitale. In conclusione, l’investimento deve essere anche considerato come un piano per il proprio futuro, ossia, tra l’altro, deve permettere di prepararsi adeguatamente in vista della pensione, per garantirsi una tranquilla vecchiaia, oltre che costruire una eredità per i propri eredi.

L’impatto economico delle cripto valute

 “Il metodo di trading migliore consiste nell’approfittare dell’avidità e della paura della folla

Peter Lynch

Come Advisor, sono sempre interessato alle evoluzioni. Oggi come oggi, le cripto valute stanno sempre più investendo il sistema finanziario. Quando una nuova tecnologia compete con una vecchia tecnologia, offre alcuni vantaggi ad alcuni potenziali utenti.

Da Advisor, debbo sottolineare come sia fondamentale analizzare, nella sua pienezza, quale possa essere l’impatto delle cripto valute nel mondo economico. Non si tratta, quindi, di opporsi ad una nuova tecnologia, ma, di valutarne le possibili conseguenze. Di prassi, maggiore è il potenziale impatto sull’esistente, più forte è la resistenza.

Di conseguenza, il ritmo della sua adozione dipenderà dal conflitto tra coloro che vedono benefici, sia come utenti sia come imprenditori, e coloro che lo vedono principalmente come una minaccia al proprio status. Al momento, i bitcoin non esistono in nessun’altra parte se non nelle transazioni registrate nella blockchain e che non esiste altro modo di usarli se non tramite i programmi che accedono alla blockchain. Aspetto di non poca rilevanza.

Oltre a ciò, la funzione di deposito, che è alla base dell’attività bancaria, è fornita dalla blockchain stessa, e le altre funzioni delle banche di deposito sono o possono essere fornite dal sistema Bitcoin. In pratica, il bitcoin non ha bisogno di banche, soprattutto di banche centrali. Inoltre, tutti gli attuali sviluppi che sfruttano il linguaggio di scripting, incluso le transazioni Bitcoin, hanno lo scopo di consentire a tutti gli utenti di stabilire tra loro, senza intermediari, relazioni finanziarie molto più complesse del semplice pagamento come, ad esempio, deposito e credito, ma anche raccolta di fondi, strumenti finanziari e mercati associati.

Alla fine, quindi, ogni individuo che padroneggia il linguaggio di scripting, può inventare un nuovo strumento finanziario, scrivere lo script e creare, se necessario, un “portafoglio” che consente di istituire e sfruttare facilmente questo strumento e offrirlo sulla rete.

Un potenziale impatto dei sistemi di pagamento peer-to-peer è, di fatto, quello di rendere inutile una buona parte delle funzioni delle banche e di privare gli Stati del loro monopolio monetario, che hanno conquistato nel corso di diversi secoli e su cui essi, in gran parte, hanno basato il loro potere. Per constatare quanto gli ostacoli possano essere seri, è sufficiente ricordare che gli oppositori naturali all’adozione di Bitcoin sono principalmente istituzioni e stati finanziari.

Gli Stati, infatti, se ritengono che i loro privilegi sovrani siano minacciati, possono ricorrono a misure di rappresaglia su larga scala tanto di natura legale quanto di polizia, come alcuni hanno cominciato a fare. Qualsiasi ragionamento economico e ricerca astratta di un equilibrio ipotetico, tuttavia, deve tralasciare queste più o meno minacce temporanee ed esaminare le scelte che verranno offerte agli utenti, come pure identificare il percorso o i percorsi di possibile evoluzione in un contesto molto fluido, come lo è quello economico e finanziario.

In conclusione, è bene non permettere che il nostro pensiero sia paralizzato dalla credenza superstiziosa secondo cui il denaro è necessariamente il business degli stati, e valutare correttamente le questioni monetarie sollevate dalle cripto valute.

L’impatto coloniale e lo sviluppo economica in America Latina e nei Paesi Asiatici

Io sono quello che ha dato a Vostra Maestà più terre di quante ne abbia ereditate dagli antenati

Hernán Cortés

Da Advisor, reputo che l’impatto della colonizzazione sui paesi emergenti sia stato forte in campo politico, ma, anche e soprattutto in campo economico. Questo, perché la maggior parte di essi sono il prodotto della colonizzazione e le loro rispettive forme sono state modellate, in modo decisivo, dal loro incontro con i paesi politicamente ed economicamente più avanzati.

Inoltre, gran parte di questi paesi, hanno combattuto la colonizzazione con movimenti rivoluzionari anticolonialisti, come Cina e Vietnam, o movimenti nazional-colonialisti nazionalisti, come l’India.

A tal proposito, come Advisor, devo sottolineare come i paesi dell’America Latina siano diventati indipendenti dall’inizio del XIX secolo, a differenza di molti paesi asiatici che sono diventati così dopo la Seconda Guerra Mondiale. Il caso dell’India, invece è più complesso. In effetti, è il prodotto sia dell’eredità coloniale e sia delle concezioni del movimento nazionalista.

Nel complesso, quindi, gli indiani hanno ereditato, in gran parte, uno stato moderno e democratico proprio dal loro passato coloniale.  Il movimento nazionalista indiano si sviluppò in opposizione al governo coloniale per conquistare il potere politico. Ma questo movimento aveva una base sociale multiclasse, che richiedeva la conciliazione di molte forze sociali. Il movimento nazionalista riuscì sì a mobilitarsi contro il governo coloniale, ma, non fu una forza politica coerente che potesse definire chiare priorità economiche.

Non a caso, per molto tempo, l’India ha mantenuto una economia agricola basata su una tecnologia a bassa produttività. Più in generale, durante la fase di colonizzazione o post-indipendenza, le politiche economiche dei futuri paesi emergenti erano basate sulla produzione di prodotti agricoli e materie prime. In sostanza, volevano anche promuovere la loro esportazione.

Di fatti, molti dei paesi dell’America Latina, sono stati per lungo tempo orientati all’export. Di conseguenza, si sono evoluti anche grazie ad una politica di autosufficienza economica e ad una politica economica altamente specializzata in alcuni prodotti di esportazione. Molto di tutto ciò, è avvenuto a causa delle politiche di trasformazione delle strutture agrarie.

Dunque, anche se la politica industriale era embrionale e la classe dei capitalisti locali era troppo piccola, i futuri paesi emergenti dell’America Latina si sono posizionati ai vertici del mondo per le esportazioni agricole. Il miglior esempio è fornito dal Brasile con la sua produzione di caffè. A partire dalla metà del XIX secolo, l’economia del caffè è cresciuta fortemente e le esportazioni di caffè hanno cominciato ad aumentare, in particolare da San Paolo. Una parte sostanziale di questo dinamismo economico ha, perciò, trovato la sua origine nelle condizioni del mercato internazionale.

Anche i paesi asiatici avevano economie fortemente orientate verso l’estero. Infatti, sono state proprio le ricchezze della regione ad attirare le potenze coloniali europee. Alla fine del diciannovesimo secolo, le economie di questi paesi giocarono un ruolo attivo nelle economie maggiormente sviluppate, come produttori di prodotti agricoli e materie prime, per poi passare allo sfruttamento delle miniere e del petrolio.

La commercializzazione di queste risorse ha richiesto l’installazione di infrastrutture stradali, ferroviarie e portuali favorendo, in conclusione, il futuro economico di questa area.