Quali sono i segreti per fare soldi sul mercato azionario?

Ciò che troviamo nelle fluttuazioni dei mercati finanziari non sono gli eventi stessi, ma le reazioni di milioni di individui, uomini e donne, a quegli eventi, il loro modo di sentire che certi fatti potranno influire sul loro futuro. In altre parole, il mercato azionario è fatto soprattutto di persone

Bernard Baruch

Da Advisor, ho sempre sostenuto che il principale segreto per operare correttamente sul mercato azionario sia l’onestà. Infatti, sarebbe del tutto superfluo indicare la professionalità come segreto, dato che questa è parte integrante dell’attività stessa.

Certo, anche l’onestà dovrebbe essere un qualcosa di normale, tuttavia, sarebbe sciocco il voler negare che molte persone coinvolte in questo particolare settore non operino in maniera corretta.

Quando vi è di mezzo l’insana e malata mania di fare denaro a tutti i costi, immancabilmente non vi è onestà, ma solo grandi bugie. Il mercato azionario è un mondo particolare, fatto di mille e una sfaccettatura.

Da Advisor, ho sempre reputato che la migliore strategia sia proprio quella di dire le cose come stanno e cioè che specialmente in questo campo poche cose sono davvero sicure. Non basta essere informati, infatti, per capire fino in fondo come i meccanismi che governano tutto il mercato azionario siano così delicati e complessi.

Di solito, chi promette facili e rapidi guadagni è semplicemente un succhia soldi. Se da un lato si possono realmente fare investimenti che possono essere molti positivi, dall’altro si deve tener bene a mente che basta davvero poco perché un trionfo si possa trasformare in un disastro.

Ecco, perché l’onestà deve essere sempre messa in primo piano.

D’altronde, il mercato finanziario è fatto di alti e di bassi. Molto di tutto ciò, risale a più di un secolo fa, ovvero quando i banchieri dell’élite degli Stati Uniti e dell’Europa si sono spostati da una economia di produzione a una speculativa. La speculazione è diventata pazza in una progressione geometrica a partire dal XX secolo, quando banchieri come Astor, Morgan, Schiff, Rothschild, e via dicendo, hanno cambiato il volto dell’economia introducendo operazioni speculative e rendendole popolari al pubblico.

Oggi, si è abituati a vedere persone che indossano abiti firmati seduti sulle proprie sedie davanti ai computer tutto il giorno alla ricerca di magiche intuizioni. Una tendenza, una moda, una illusione che porta a far credere di essere sopra gli altri.

Di contro, reputo che deve esserci un forte equilibrio e non una stupida esteriorità. Si deve assolutamente fare attenzione alle trappole disseminate, ad arte, nel mercato azionario.

Sono sempre stato dell’opinione che non sia assolutamente necessario fare delle cose straordinarie per ottenere dei risultati straordinari. Infatti, investendo periodicamente con intelligenza e senza fasi prendere dalla famelica voglia di fare soldi rapidamente, si possono effettivamente conseguire degli ottimi risultati.

I veri professionisti degli investimenti sono quelli che propongono solide e concrete realtà, non fantastici sogni. In fondo, la vecchia cara regola che dice che non si debba mai investire più del 10% del proprio budget è sempre più che mai attuale.

Quindi, in conclusione, il più grande segreto per ottenere un successo nel mercato finanziario è quello di affidarsi a professionisti seri, concreti e onesti e non a ciarlatani che promettono grandi guadagni per poi scomparire nel nulla.

Investire nel cioccolato, strano ma vero

Gli alimenti molto scuri, come il caffè, il cioccolato, i tartufi, il caviale e i porcini o il plum-cake vengono spesso associati a concetti come l’entusiasmo e addirittura il lusso. Noi avvertiamo oscuramente che queste sostanze scure ed esotiche devono essere molto antiche e ricche di significati

Margaret Visser

Di primo acchito, l’idea di investire nel cioccolato potrebbe apparire un po’ bislacca o, perlomeno, strana. Eppure, le cose sono ben diverse. Infatti, da Advisor lo reputo un investimento che può essere vincente nel quadro di una diversificazione degli investimenti.

Quindi, dato che in borsa vige la parola d’ordine diversificazione, l’idea di investire nel cacao può essere economicamente interessante. D’altra parte, il cacao è una merce ampiamente consumata e diffusa in tutto il mondo. Da cibo degli Dei, il cacao non è più solamente un alimento piacevole, gustoso e utile per il nostro benessere fisico.

Come Advisor, reputo, infatti, che sia un buon investimento da effettuare anche in una ottica di poter andare a diversificare i rischi collegati alle varie tipologie di investimenti. D’altra parte, unitamente ad altri prodotti, il cacao è considerato un cosiddetto soft commodity.

Materie deperibili come, ad esempio, il succo d’arancia, lo zucchero, il caffè, il cotone e il cacao, sono all’intero delle soft commodities che proprio per le loro peculiari caratteristiche fanno parte di un mercato globale e, quindi, non di nicchia. È, poi, da ricordare che sono una forma di mercato regolamentato e organizzato tra i più antichi, dato che l’origine delle soft commodities risale all’Ottocento. Oggi, tra l’altro, godono di una diffusione nel trading, grazie all’utilizzo dei futures e dei derivati.

La produzione del cacao, in linea di massima, è concentrata in un piccolo gruppo di paesi in via di sviluppo, soprattutto in quelli che si trovano ad essere nelle aree tropicali. Dato ciò, il prodotto vive problemi quali il clima, conflitti e carenze di credito e questo determina un aumento del suo valore. Di conseguenza, dato che l’offerta può essere debole a fronte di una domanda sempre più in crescita, si andrà a creare una situazione per la quale il valore del cacao è naturalmente in costante aumento.

In generale, è proprio tutto il mercato delle materie prime agricole che sta vivendo un forte aumento. Infatti, è la volatilità di questo tipo di materia prima che consente agli investimenti di ottenere dal trading interessanti profitti in poche ore o giorni.

Per chi ha ingenti capitali da investire nel cacao, una ottima soluzione è proprio quella di investire in intere piantagioni. Ovviamente, per godere dei benefici derivanti si dovrà attendere il primo raccolto. Il cioccolato è quotata e, in questo senso, è possibile negoziare il suo corso per fare profitti, cominciando a speculare sull’aumento o su una diminuzione di produzione di cacao.

È da rammentare che nei timori di carenza, i prezzi del cacao possono addirittura aumentare del 40%.

Altro dato da prendere in considerazione che nel passato anno, anche grazie a paesi come Cina e Brasile, la domanda di cacao ha visto una notevole impennata.

Comunque, è da rammentare che resta sempre una forma di investimento e, di conseguenza, si deve essere sempre consapevoli che tutto ciò comporta necessariamente un rischio. Perciò, in conclusione, è bene considerare questo tipo di investimento fondamentalmente come un modo per diversificare i rischi dei propri investimenti.

L’influenza della religione nell’economia di un Paese

“Libera Chiesa in libero Stato”

Charles de Montalembert

La religione è definita come un insieme di credenze e pratiche culturali che sono alla base del rapporto tra uomo e il sacro. Da Advisor, registro come le varie credenze religiose interessano una vasta gamma di comportamenti e possono influenzare l’economia di un Paese.

Con alcune varianti, tutte le religioni accentrano gli strumenti del potere politico e del controllo sociale. Volontariamente o no, sono stati e restano efficaci strumenti di dominio e di controllo sociale.

Il rapporto tra religione ed economia è, quindi, molto forte. Tutte le grandi religioni, pur professando una attenzione maggiore ai valori spirituali rispetto a quelli materiali, non hanno mai disdegnato di acquisire ricchezza e potere. Questo rapporto tra economia e spiritualità ha creato un controllo sul comportamento dei consumatori e sulle strategie di business.

Da Advisor ho avuto modo di osservare nel tempo come vi sia una forte correlazione tra il reddito pro capite di una nazione e il suo maggiore o minore attaccamento alla religione. Addirittura, per alcuni ricercatori più un paese è povero e più tende ad essere religioso. Nel campo della sociologia, tradizionalmente, è stato asserito che è la povertà che facilita l’espansione della religione.

Una eccezione è data da quella che è considerata la più grande economia del mondo, ovvero quella degli Stati Uniti, dove il 65% degli americani attribuisce una importanza alla religione nella loro vita quotidiana. Un dato che è ben al di sopra del tasso medio dei Paesi più ricchi, che è del 47%.

Il Taoismo cinese incarna una mente libertaria, ma anche gli eccessi nazionalisti in tempi di crisi. Il Protestantesimo combina la libertà temporale, ovvero le lotte per la libertà civile e religiosa e lo stress spirituale, ossia la dottrina della predestinazione.

Non si può contestare poi, quanto il Cristianesimo abbia, è ancor oggi ha, il potere di influenzare l’economia di una nazione. Esempio lampante del passato è la vendita delle indulgenze plenarie per la grazia celeste. In Italia, formalmente ancora adesso lo Stato del Vaticano interveniente sulle politiche.

Tuttavia, è difficile studiare nel suo complesso l’impatto della religione sulle variabili macroeconomiche in quanto è difficile sapere che cosa provoca cosa. Vale a dire, se è la crescita, che modifica la religiosità o se sono le pratiche religiose che hanno un effetto sulla crescita economica.

Inoltre, il rapporto tra crescita e la religione può essere spuria e causata da altre variabili che influenzano sia la religione e sia la crescita economica, come, ad esempio, fattori geografici e geopolitici. In generale, comunque, le religioni aiutano i propri seguaci ad avere a che fare con la povertà, offrendo la speranza, una soddisfazione emotiva per affrontare i problemi immediati della vita di tutti i giorni. Inoltre, le religioni che si basano sulla salvezza, promettono un risarcimento per le sofferenze e le carenze di questa vita nel mondo a venire.

In conclusione, è più fattibile cercare di comprendere l’impatto della religione in termini microeconomici, studiando l’effetto delle credenze religiose e dell’appartenenza a gruppi religiosi rispetto il comportamento sociale degli individui.

Gli allarmismi creati appositamente

Ogni minuto muore un imbecille e ne nascono due

Eduardo De Filippo

Se esiste una cosa che fin dal mio profondo non sopporto, è proprio quello di creare notizie tendenziose e fondamentalmente pericolose e, questo, sulla base di mezze verità.

Come Advisor, sono abituato a leggere i dati e a cercare di comprendere quali possano essere le evoluzioni in economia. Ma per fare tutto questo non mi attengo, di certo, alla lettura dei fondi del caffè o nel leggere le carte.

Invece, alle volte, come Advisor devo notare come sempre più sia divenuta una pericolosa spirale, l’infida abitudine di creare panico con le cosiddette mezze verità, con le frasi d’effetto, con dei dati che, per loro natura, sono sempre in costante mutazione. Ebbene, anche nel caso delle pensioni, vedo più atteggiamenti da chiromanti e da indovini che da seri e concreti professionisti.

La cosa che è poi davvero dannosa e che il tutto partirebbe pure da un concetto che potrebbe essere anche più che corretto, ma, che strada facendo, assume i connotati di un romanzo di grande fantasia. In questi giorni, più di una volta ho sentito annunciare catastrofiche profezie per colpa del pagamento delle pensioni. Ma ho anche notato, che ancora una volta tale argomento non è stato trattato e sviluppato come si dovrebbe.

Infatti, mi sono tornate in mente tutte quelle immagini e quei ricordi fanciulleschi legati ai parchi giochi dove vi era sempre un tendone con una maga. Ora, se ci si affida a questo tipo di previsioni, basate sull’ovvio e sviluppate sul nulla, si rischia di andare ancor di più a compromettere il delicato e inquieto mondo economico.

Non si può, infatti, dimenticare, che l’economia globale oscilla tra uno “starnuto” della Russia e “un mal di pancia degli Stati Uniti”, come influisce anche se i vertici cinesi sono stati colpiti da una “influenza”. È un qualcosa, quindi, di davvero delicato.

Perciò, quando leggo titoli ad effetto ove si afferma che per i sei maggiori paesi le pensioni sono una sorta di bomba ad orologeria non so, onestamente, se piangere o arrabbiarmi ancora di più. Infatti, già si parla che scoppierà prossimamente un gravissimo deficit di finanziamento, dato che entro il 2050 paesi quali Australia, Canada, Olanda, Giappone, Gran Bretagna e USA, dovranno convivere con un buco pari a 224 trilioni di dollari e che, aggiungendoci India e Cina, si arriverà ad avere un gap pari a 400 trilioni.

In pratica, secondo questi analisti che giocano con i numeri e dati veri, mischiandoli però a loro piacimento, l’economia globale è destinata a scoppiare per colpa del pagamento delle pensioni. D’altronde, non è da dimenticare che siamo in una condizione ove, davvero in buona fede, si crede ancora, ad esempio, che ogni sessanta secondi possano nascere nel mondo 250 bambini e che ogni sessanta secondi 113 di questi nasceranno in povertà, come pure che 107 persone ogni sessanta secondi muoiono.

Certo, ognuno è libero di credere in quel che vuole, anche che gli asini volino.

In conclusione, se si vuole dare credito al fatto che il pagamento delle pensioni decreterà la fine dell’economia, allora sarà bene correre immediatamente al riparo, provvedendo, in sintonia con il classico concetto “mali estremi, estremi rimedi”, a condannare, per lo meno, ad una dolce morte chi ha lavorato e pagato per tutta la vita la propria pensione. Così, il problema sarà risolto definitivamente alla radice.

Il completo significato di economia

Il vizio tipico del capitalismo è l’ineguale distribuzione della ricchezza. La virtù intrinseca del socialismo è l’equa ripartizione della miseria

Winston Churchill

L’economia, per convenzione, è una scienza considerata complessa, seppure i concetti più basilari si fondano proprio sull’offerta e sulla domanda. In pratica, anche chi non è esperto di economia, può comprendere benissimo che l’offerta si riferisce al quantitativo di bene e servizi che si possono offrire e produrre, mentre la domanda si rapporta a quanti possono essere i soggetti che desiderano tali servizi e prodotti, oltre che essere disposti a pagare un certo importo in un dato tempo.

In sostanza, il punto tra domanda e offerta è chiamato equilibrio di mercato. Non per nulla, i concetti di economia sono utilizzati in varie strutture tanto pubbliche che private come pure in numerosi settori.

Da Advisor, più volte torno con la memoria alla mia prima lezione di economia, quando il professore esordì asserendo che l’economia non è altro che quella scienza che studia i processi di produzione, di distribuzione, di accumulo e il consumo di beni materiali.

In effetti, sono quanto mai convinto che il completo significato di economia, in senso figurato, indichi chiaramente come questa materia dovrebbe essere utilizzata proprio come fondamentale mezzo di controllo per evitare sprechi in qualsiasi servizio o attività. L’idea di economia, quindi, deve comprendere il concetto di come le società utilizzano le risorse per produrre beni di valore e come è fatta la distribuzione delle merci tra gli individui.

Da Advisor reputo, inoltre, che la mancanza di risorse deve assolutamente suggerire l’idea di come le risorse materiali siano limitate e di quanto non sia possibile produrre una quantità infinita di merci, tenendo conto dei desideri e bisogni umani che, di contro, sono illimitati e insaziabili. Su questa base, l’economia osserva il comportamento umano come risultato del rapporto tra i bisogni umani e le risorse disponibili per soddisfare tali esigenze.

Pertanto, nella pratica, la scienza economica cerca di spiegare il funzionamento dei sistemi economici e delle relazioni con gli agenti economici, ossia aziende e privati, riflettendo sui problemi e sul come proporre soluzioni.

Da sempre reputo che l’indagine dei principali problemi economici e del processo decisionale si basano su tre domande fondamentali legate alla produzione, ovvero: per chi produrre, quanto produrre e dove produrre.

Ovviamente, il tutto non in maniera avulsa dal fatto che all’interno dell’economia vi siano due aspetti fondamentali come la microeconomia e la macroeconomia. La microeconomia studia il comportamento degli individui e cioè consumatori e produttori, e il mercato in cui essi interagiscono. Invece, la macroeconomia studia il risultato del comportamento di questi individui.

Fatti salvi questi principi, si deve poi ricordare come si sia andata a sviluppare nel tempo una economia di mercato, e cioè un sistema economico entro il quale le organizzazioni come, ad esempio, banche, aziende, e via dicendo, possono agire creando una influenza non di poco conto.

Accanto a questa forma di capitalismo, vi è anche la presenza di una economia di sussistenza. Si tratta, in estrema sintesi, di un sistema economico basato esclusivamente sulla produzione di beni necessari e di consumo immediato. In conclusione, devo constatare come, ancora oggi, il più delle volte il completo significato di economia sia volutamente dimenticato o, peggio, manipolato.

La linea sottile tra l’intelligenza e la truffa finanziaria

Il mondo fu sempre composto di truffatori e di gente cui piace farsi truffare

Voltaire

Da Advisor, ho dovuto notare come negli ultimi anni vi sia stata una improvvisa impennata di pseudo esperti di finanza. Un fenomeno che si evoluto al punto che mi sono chiesto quanto possa essere esile e sottile la differenza che vi è tra l’intelligenza e la truffa finanziaria.

Ho il fondato timore che, dati i tempi, a chiunque è concessa l’opportunità di considerarsi un genio della finanza. Questo sospetto mi è anche sorto nel constatare come neolaureati e soggetti neppure trentenni abbiano provveduto a pubblicare su internet tutta una serie di loro ricerche sul come è possibile diventare ricchi senza alcun rischio.

Ora, io che sono da anni un Advisor, nel leggere tali balordaggini mi ribolle il sangue. Ma la cosa per cui perdo letteralmente la ragione è nel constatare quanti si fanno prendere dalla frenesia delle parole pronunciate da questi “santoni” della finanza senza pensare ai rischi che si possono correre.

Infatti, fattisi prendere dall’entusiasmo di credere di veder moltiplicati i risparmi di tutta una vita, molti soggetti firmano tutto quello che gli viene proposto senza leggere neppure una singola parola. Sono bastati pochi minuti per dire addio per sempre ai propri soldi.

Sarò pure della vecchia scuola, ma reputo che in primis, specialmente quando si parla di investimenti, si deve essere assolutamente corretti e si deve mettere ben in chiaro che un forte guadagno in borsa è sempre legato ad un investimento molto rischioso.

Per fare un semplice esempio, se ai tempi della schedina vincevano solamente le grandi squadre chi faceva tredici sì vinceva, ma la cifra era bassa proprio perché tutti avevano scommesso su una vittoria sicura. Di contro, i tredici che sono passati alla storia, sono il frutto di risultati che non erano di certo prevedibili.

Detto questo, ribadisco che, oltre avvalersi di consigli di veri esperti, è fondamentale proteggere la propria salute finanziaria.

Infatti, non è detto che intelligenza sia sinonimo di competenza. Ovvero, è fin troppo facile voler passare per vittima e scaricare le proprie colpe su altri soggetti. Quando si tratta di soldi e di operazioni di borsa non si può solamente rimanere abbagliati dalle belle promesse, non ci si deve fare circuire da delle belle parole. Si deve, soprattutto, saper ragionare con il proprio cervello.

La scusa della mancanza di competenza si adatta come un guanto a chi vuole fuggire dalle proprie colpe, dalla propria stupidità. Se anche fosse il mio miglior amico a presentarmi il miglior progetto possibile e mi chiedesse dei finanziamenti, la prima cosa che farei è proprio quella di ragionare e ragionare ancora. La mancanza di conoscenza, quindi, non deve diventare un alibi.

Il far denaro necessita di zelo e di rispetto. Non vi è dubbio che l’educazione finanziaria sia un tema molto difficile e che richiede molto studio. Infatti, non ci si dovrebbe meravigliare se ci si sente per tutta la vita uno studente. Lo studio, dopo tutto, è sempre cosa buona, e questo tipo di approccio mi assicura ogni giorno la possibilità di imparare un po’ di più, di osservare meglio i dettagli e assorbire, quante più informazioni ed esperienze possibili.

In conclusione, sono proprio l’organizzazione finanziaria e il senso di responsabilità verso il denaro che lo gridano a viva voce.

Stati Uniti, Corea del Nord e Cina: cosa sta succedendo?

Sono finiti per sempre i giorni in cui i nostri nemici potevano ricattarci con bombe nucleari”.

Kim Jong-un

Come Advisor registro con grande preoccupazione il cosa stia succedendo in Corea del Nord. Infatti, tra Donald Trump e Kim Jong-un il tono continua a montare mentre il Giappone ha dispiegato la sua più grande nave da guerra per sostenere gli Stati Uniti, loro alleati.

In tutta questa temibilissima partita a scacchi, la Cina insiste su una soluzione diplomatica. Ovviamente, il timore principale è che l’escalation tra Stati Uniti e Corea del Nord possa portare a un conflitto militare.

Come è avvenuto in passato per gli altri presidenti degli Stati Uniti, anche Donald Trump non accetta le palesi provocazioni del regime nordcoreano. Di certo le dichiarazioni di Kim Jong-un del tipo “Siamo pronti e in grado di contrastare qualsiasi sfida da parte degli Stati Uniti” come pure “Abbiamo armi nucleari e altre armi moderne”, sono oggettivamente provocatorie e destabilizzanti.

In questo quadro generale ad alta tensione, piomba anche la notizia che il Giappone sospetta che la Corea del Nord sia in possesso di Sarin un nefasto un gas nervino, ossia una potente arma chimica in grado di effettuare una distruzione di massa.

Come Advisor, voglio anche ricordare che è dal 1948 che in Corea del Nord l’agricoltura e collettivizzata e che ogni tipo di attività industriale è stata nazionalizzata. Per abitudine, siamo propensi ad immaginare esclusivamente la Corea del Nord come un paese arretrato e povero, ove vi è una economia soggetta agli umori di un dittatore.

Anche se non è un paese in cui le cose funzionino perfettamente, come giustamente fa osservare un interessante articolo del Guardian, la Corea del Nord non è proprio esattamente come siamo soliti vagheggiare. Altro aspetto da rammentare e che la Corea del Nord, a seguito del primo test nucleare avvenuto il nove ottobre del 2006, è divenuto, anche, il nono paese avente la bomba atomica al mondo.

Gli altri sono: Stati Uniti, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna, Pakistan, India, Israele. Non è da dimenticare, poi, il progetto nucleare dell’Iran.

In questo contesto di tensione, va anche inserito il “misterioso” omicidio di Kim Jong-nam, il fratellastro del leader nordcoreano, avvenuto in Malesia all’aeroporto di Kuala Lumpur. Tra i tanti perché di questa uccisione, ovviamente, spicca il fatto che il leader nordcoreano Kim Jong-un abbia fatto ammazzare il fratellastro Kim Jong-nam per sbarazzarsi di ogni possibile alternativa al suo potere.

Di certo, questo omicidio ha avuto, anche, il fine di mettere in guardia la comunità internazionale che non era saggio sperare in un cambiamento di regime a Pyongyang. Comunque, rumor o fatto provato, è innegabile che Kim Jong-nam fosse già nel mirino di Pyongyang per la sua critica pubblica e per le sue richieste di riforme economiche.

Un motivo in più che hanno, quindi, spinto Kim Jong-un a sbarazzarsi di un fratellastro sempre più “imbarazzante”.

In questo contesto che sembra dominato da minacciosi venti di guerra, la Cina sembra avere dei limiti evidenti, pur avendo annunciato che potrebbe avere la capacità di causare un collasso del regime nordcoreano. Tuttavia, è da valutare se effettivamente un crollo improvviso del regime nordcoreano sia realmente negli interessi della Cina.

L’importanza del commercio internazionale nella economia mondiale

Vorrei che… un senso di vere finalità nella vita possa elevare il tono della politica e del commercio fino a che l’onore pubblico e quello privato divengano identici

Margaret Fuller

Come Advisor, sono solo a ricordare come l’attività e l’occupazione non solo sono conseguenze di una domanda interna, ma sono anche la risultante di beni, servizi e capitali tra l’economia nazionale e i suoi partner commerciali. L’importanza del commercio internazionale dell’attività economica mondiale è un dato di fatto.

Non solo la storia dei fatti economici mostra come lo sviluppo si è basato sul commercio internazionale, ma nel corso della storia stessa, le relazioni internazionali sono state fondamentali nei rapporti economici, sociali e umani degli Stati.

Tuttavia, come Advisor, reputo sempre che il commercio internazionale potrà contribuire fattivamente allo sviluppo se coopera alla strutturazione dell’apparato produttivo e alla determinazione delle strutture produttive di ogni paese. Secondo il mio parere, quindi, il commercio internazionale deve essere organizzato secondo un modello di produzione e di consumo che sia effettivamente compatibile con la politica di sviluppo.

Il commercio internazionale, di conseguenza, deve contribuire allo sviluppo economico e far comprendere quanto possa essere di vitale importanza l’affrontare con efficacia il problema relativo alla adozione di adeguate soluzioni individualmente in ogni paese. In effetti, sarebbe alquanto sbagliato generalizzare i problemi dello sviluppo, in quanto ogni Paese ha affrontato dei problemi specifici.

A tal proposito, basterebbe solamente ricordare come, ad esempio, l’importanza dell’Africa sub-sahariana nel commercio mondiale sulla base delle sue esportazioni è ben diversa oggi a confronto degli Anni Cinquanta, periodo nel quale le sue esportazioni costituivano il 3,1%. Questo risultato viene, in parte, giustificato dagli economisti a causa del calo della domanda globale di prodotti di esportazione, come pure per la forte erosione della quota di mercato dell’Africa sub-sahariana.

Tuttavia, noto come le barriere commerciali non sembrano aver giocato un ruolo importante in questo declino, ma piuttosto che le politiche dei paesi africani sub-sahariani abbiano reso meno competitivi i loro prodotti sui mercati internazionali fino a bloccare il loro sviluppo socio economico.

Anche questo, comunque, vuol dire analizzare correttamente quale possa essere l’impatto del commercio internazionale sullo sviluppo economico di una area come di una singola nazione. Ecco perché il tutto dovrebbe essere suddiviso in quello che sono solito chiamare i quattro capitoli.

Il primo capitolo è interamente dedicato alle generalità del commercio internazionale e dello sviluppo economico. Il secondo capitolo è una analisi della struttura economica di un paese dal punto di vista delle sue caratteristiche, ovvero il PIL, l’occupazione e la disoccupazione, la moneta e l’inflazione. Il terzo capitolo si occupa di descrivere lo sviluppo del commercio estero di un paese. Il quarto e ultimo capitolo lo dedico sempre allo studio di quali condizioni e prospettive commerciali possano essere in grado di sviluppare una corretta e adeguata strategia di industrializzazione, ma anche lo sviluppo e l’indipendenza di un Paese.

Dunque, vi possono essere infiniti canali di trasmissione tra il commercio internazionale e il volume di attività.

In conclusione, l’era moderna del commercio internazionale, che è davvero iniziata all’alba del secolo decimo nono con la prima rivoluzione industriale, sta, oggigiorno, sempre più crescendo e non si può rimanere indietro.

L’economia nello sport: un business in continua evoluzione

Lo sport serio non ha nulla a che fare col fair play. È colmo di odio, gelosie, millanterie, indifferenza per ogni regola e piacere sadico nel vedere la violenza: in altre parole, è la guerra senza le sparatorie

George Orwell

Analizzando come Advisor il processo evolutivo dell’economia nello sport, si deve ammettere che, tra gli innumerevoli business, questo è andando sempre più a progredire. Basta semplicemente pensare a quanti sponsor investono nelle varie discipline sportive e di quanto incidono nell’economia di mercato i famosi diritti televisivi.

Ovviamente, da Advisor ho immediatamente constatato come nell’economia nello sport la voce calcio abbia numeri davvero incisivi. Tuttavia, questo exploit continuo e costante ha anche degli aspetti positivi. Infatti, l’importanza sempre più crescente nella nostra società della economia nello sport, ha permesso una certa democratizzazione.

Non per nulla, palestre e impianti sportivi sono divenute voci importanti anche di budget di spesa in varie comunità locali. Inoltre, vi è sempre più una correlazione tra sport e salute, così come l’effetto di socializzazione e di integrazione dello sport. Tutto ciò, quindi, ha avuto un impulso positivo proprio grazie alle sponsorizzazioni.

Questa espansione, pertanto, ha un volume finanziario in perpetua crescita. È innegabile che pubblicità e sponsor hanno, quindi, utilizzato lo sport per aumentare il loro fatturato.

Marchi come Adidas o Nike, per esempio, sono diventati i fornitori delle più grandi squadre sportive e, di conseguenza, acquisiscono una notorietà di portata globale che gli permette di realizzare enormi profitti.

Altro aspetto da non sottovalutare e che in questo fiorente settore economico può essere anche visto positivamente, è che è in grado di andare, anche, a generare numerosi posti di lavoro fornendo, quindi, una discreta prosperità economica.

Se da un punto di vista finanziario si può pensare che lo sport sia un fiorente settore economico, di contro non si può, di certo, sottovalutare l’abbassamento di alcuni principi morali ed etici. Ho sempre più la sensazione che il denaro schiacci qualsiasi logica umana e temo che l’economia nello sport si sia trasformata, per certi versi, come moltiplicatore di interessi oltre che consentire l’emergere di oligarchi dalle fortune di dubbia provenienza.

Non posso, poi, non constatare come il denaro investito in questo settore economico, sia in grado di mettere in scena eventi sportivi studiati per dare la fama o la credibilità a dei regimi politici controversi. Esempi di questo sono stati la Coppa del Mondo 1978 in Argentina e le Olimpiadi invernali del 2014 in Russia e le Olimpiadi in Cina del 2014.

Altra considerazione da fare, è che in una sfrenata logica di mercato come quella attualmente esistente nell’economia dello sport, il concetto di impatto ambientale e di salvaguardia della natura siano andati a sparire a fronte di meri tornaconti economici. Non è di certo la prima volta che per la realizzazione di un evento sportivo siano stati sacrificati ambienti per creare da zero tutto quello che serve alla manifestazione. Il tutto, quindi, senza alcuna riflessione ecologica o umanistica.

Pertanto, a fronte di costi economici astronomici, vi devono essere astronomici ritorni. Amaramente, devo ammettere come l’economia dello sport sia, anche, un vettore di propaganda.

Per nascondere quanto avviene oggigiorno, si fa sempre l’esempio delle Olimpiadi di Berlino del 1936. Una ovvia “ode” al regime nazista che, in ogni caso, è stata ripetuta per affermare potere e immagine anche da regimi democratici, come per quel che è stato fatto per le Olimpiadi di Londra 2012.

L’economia dell’etica e l’etica dell’economia

Abbiamo due tipi di morale fianco a fianco, una che predichiamo, ma non pratichiamo e un’altra che pratichiamo, ma di rado predichiamo

Bertrand Russell

Non è un caso razionale di eloquenza il considerare l’economia dell’etica e l’etica dell’economia. Infatti, da Advisor reputo che sia quanto mai opportuno che vi sia una più stretta integrazione tra l’etica e l’economia.

Gli economisti hanno da sempre presupposto che il “valore” e il “prezzo” siano sinonimi e intercambiabili, ignorando, di conseguenza, come questo sia una sorta di falsa ipotesi. Infatti, reputo che adottare un approccio interdisciplinare potrebbe migliorare l’economia distinguendo i valori economici dai valori etici. Certamente, tutto ciò potrebbe essere considerato come una sfida all’economia convenzionale, un “peccato” degno di riempire le pagine di vari libri.

Pur tuttavia, come Advisor, sento la necessità di avviare un argomento correttivo contro la rigida separazione tra gli agenti e gli aspetti puramente normativi di una analisi economica. Infatti, è proprio grazie a diversi contributi che si possono andare ad esplorare le diverse dimensioni della frontiera tra razionale e morale nell’economia politica, nell’etica e nella filosofia.

Vi sono molteplici considerazioni che forniscono una panoramica del ruolo che le considerazioni etiche svolgono nei dibattiti economici. Se in linea generale si tende a concentrarsi sui risultati del benessere, credo che chiedere un approfondimento dell’origine e dell’evoluzione delle nostre norme morali non sia così sbagliato e inutile.

Integrando la ricerca teorica e l’applicazione di una etica in un contesto storico, si potrà avere un quadro approfondito e accessibile ove, contemporaneamente, si sviluppano tre sistemi etici interrelati di quella che dovrebbe essere l’economia, ossia la dignità, le regole e la virtù.

Qui, non si vuole dare vita ad una frizione o a una nuova scuola di pensiero economico ma, molto più semplicemente, si tende a mettere in rilievo come dovrebbero adattarsi determinati modelli economici al fine ultimo di procurare benessere.

Vi sono aspetti concettuali, quindi, che debbono essere esaminati con maggior attenzione e più accortezza. Per rimanere su aspetti vertenti argomenti contemporanei, basterebbe ripercorrere i passaggi della crisi finanziaria che dal 2008 attanaglia l’economia. Credo, che questo avvenimento, seppure non epocale e non unico nella storia dell’economia mondiale, abbia, tutto sommato, evidenziato i limiti morali dei mercati, i risultati dell’economia sperimentale e la natura della giustizia economica.

Oggigiorno, quindi, sarebbe corretto farsi guidare da una innovativa forza, una idea economica ove vige anche un pluralismo etico. Sarebbe per lo meno intelligente, voler riconoscere che, in linea di massima, ogni sistema ha applicazioni appropriate e che, invero, nessuno prevale.

Ecco perché reputo che sarebbe il caso di considerare un quadro morale più ampio, piuttosto che concentrarsi sulla massimizzazione dell’utilità. Tutto questo, ne sono fortemente convinto, può portare ad una comprensione più ricca del comportamento umano e a migliori decisioni politiche.

Il ponte più importante tra etica e economia si riferisce al pragmatismo che guida le tecniche logistiche dell’economia, una filosofia morale che dovrebbe incarnare una particolare prospettiva e atteggiamento.

In conclusione, si deve avere una panoramica più incisiva nei confronti di un’area di interesse in fioritura all’interno della nostra economia.