L’effetto Donald John Trump

Facciamo tornare grande l’America. Liberiamoci dai politici idioti!”

Donald Trump

Chi sia, come la pensa e cosa abbia fatto in tutta la sua vita Donald John Trump è cosa arcinota, e se è stato eletto un perché ci sarà.  Personalmente, non ho un giudizio preconcetto sulla figura di Donald John Trump e, questo, non perché non voglia schierarmi, ma, solamente perché come Advisor lo vedo esclusivamente come il quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti d’America.

Per me, gli USA sono la raffigurazione della democrazia, un concetto che alle volte in Europa si tende a dimenticare. Francia e Inghilterra, loro malgrado, si sono scordate che senza l’appoggio economico e militare degli Stati Uniti d’America erano nazione sconfitte da quella Germania che oggi è la locomotiva dell’economia europea.

Come Advisor odio quando la storia viene ad essere piegata e utilizzata ai meri fini politici. Vi è un punto cruciale, per il quale, poi, le vicissitudini e l’influenza delle nazioni europee vengono ad essere completamente rivoluzionate e quel punto è rappresentato dalla conferenza di pace che si tenne a Parigi nel 1919. In primo luogo si assiste, per la prima volta in assoluto, alla presenza di un presidente degli Stati Uniti d’America in affari e politiche che riguardavano i paesi dell’Europa.

Da quel momento in poi, gli USA, di fatto, assumono un ruolo determinante nelle questioni dell’Europa. Non a caso, il vero protagonista fu Woodrow Wilson. Chi, invece, come loro abitudine, non aveva capito ancora nulla era proprio la Francia. Già umiliata nel 1870, venne travolta anche nel primo conflitto mondiale, dimostrando, al mondo intero, una inconsistenza incredibile.

Ma la spocchia e l’arroganza tipica francese, vide la sua apoteosi proprio durante i lavori alla conferenza di pace a Parigi. Raymond Poincaré, l’allora presidente francese, dichiarò a Wilson che la Germania doveva essere punita. Altra grave colpa è quella che determinò lo stravolgimento dell’intera cartina geografica dell’Europa.

Tanto i francesi quanto gli inglesi, quindi, gettarono loro stessi i semi malefici che maturarono pochi anni dopo, dando vita all’ultimo conflitto. Ma, anche qui, entrambi i paesi, reputandosi i più importanti e i più forti, ebbero un comportamento più che ambiguo nei confronti della Germania. Esempio lampante è racchiuso nella dichiarazione congiunta fatta dalla Francia e Gran Bretagna, con la quale dichiaravano che erano i garanti dell’integrità e dell’indipendenza della Polonia, difendendola da eventuali aggressori.

Peccato, poi, che si siano dimenticati della piccola questione di Danzica. Ma, non è tutto. Infatti, quando il primo di settembre del 1939 le truppe tedesche varcarono il confine polacco, il 3 di settembre Inghilterra e Francia dichiarano sì guerra alla Germania, mentre, quando il 17 settembre del 1939 la Russia penetrò in territorio polacco, non fecero assolutamente nulla.

Le conseguenze di tutto ciò, hanno fatto sì che Francia e Inghilterra, per cercare di arginare la Germania si sono vendute agli Stati Uniti d’America, perdendo, inoltre, il controllo di tutte le colonie sparse ai quattro angoli del globo. Quindi, forse, prima di giudicare Donald John Trump, sarebbe proprio il caso di ricordarsi degli scheletri conservati nei propri armadi.

Che possa piacere o meno, è un presidente che è stato eletto in un paese democratico, in un paese che ha fatto come propria bandiera la dichiarazione d’indipendenza.

In conclusione, è da ricordare che pochi avrebbero scommesso sulla sua vittoria, e questo ha dato molto fastidio alla classe politica tanto repubblicana quanto democratica, come pure è da sottolineare che tutta la campagna elettorale di Trump si è basata su concetti ben espressi come idee isolazioniste e liberal conservatrici, pertanto nulla di misterioso o di poco chiaro.

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Il dualismo in Italia tra i sussidi e i giovani

La vita si restringe o si espande in proporzione al coraggio di ciascuno

Anaïs Nin

I giovani non vogliono vivere con i sussidi”. Questa importante frase è stata pronunciata, in un intervento effettuato a Dublino presso il Trinity College, dal presidente della Bce.

Come Advisor, reputo questo singolo estratto molto importante per tutta una serie di considerazioni. Infatti, a pari di altri paesi quali, ad esempio, il Portogallo, la Spagna e la Grecia, l’Italia è gravata da un elevato e persistente tasso di disoccupazione che riguarda proprio la popolazione giovanile.

Da Advisor, reputo che, tra i vari motivi principali di questa particolare e delicata situazione, si debbano additare due fondamentali aspetti. Il primo, più generale, che riguarda una segmentazione vera e proprio del complessivo mercato del lavoro. Il secondo, invece, verte un qualcosa di quasi endemico, ovvero la scarsa formazione professionale. Per dirla tutta, reputo che gran parte dei problemi vertenti la disoccupazione giovanile sia a causa di una formazione professionale non idonea all’attuale stato di necessità del mercato del lavoro.

Il proseguire, quindi, nel fornire facili sussidi rende ancor più difficile l’uscita da questo stato di cose. In pratica, grazie ai dannosi interventi della politica, la nostra scuola e i vari infiniti corsi di laurea, non producono elementi tali da essere visti come delle risorse.

Quelle rarità, loro malgrado, sono costrette a dover aver maggior fortuna in altri lidi, proprio perché in Italia non vengono ad essere supportati in maniera consona ed adeguata. Quei pochi che decidono, nonostante tutto, a restare, si debbono confrontare con una burocrazia rozza e tracotante, in capacità di uccidere ogni possibile speranza.

Certo, non fa piacere dover ammettere tutto ciò. Pur tuttavia, se ci si trova in mezzo ad una palude, molto dipende dal fatto che si continua a camminare con i paraocchi. I termini di confronto, pur essendo palesemente evidenti, sono messi in un cassetto a languire, nella speranza che un giorno il vento cambierà. Invece, si produce un effetto contrario, il che non fa altro che aumentare la distanza con le altre realtà.

Mi trovo d’accordo, pertanto, in quanto detto da Mario Draghi.  Ma, ovviamente, la tradizionale politica italiana fa orecchi da mercante a tutto ciò. Lo status quo raggiunto, infatti, non può non essere che mantenuto proprio da queste forme, da sussidi a pioggia per accontentare gli scontenti e, soprattutto, per avere il loro voto. Non è di certo da meravigliarsi, di conseguenza, che la “pillola miracolosa” della politica italiana sia, dal 1946, sempre la stessa. Anzi, nel tempo tale strategia si è andata sempre più affinandosi e i relativi risultati sono sotto gli occhi di tutti.

In conclusione, non mi resta altro che dire che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere e non c’è peggior stolto di chi non vuol capire.

Economia e potere finanziario: grido d’allarme del FMI

Chi crede che con il denaro si possa fare di tutto è indubbiamente pronto a fare di tutto per il denaro

H. Beauchesne

FMI

Al centro della nota commedia scritta da Carlo GoldoniArlecchino servitore di due padroni”, il protagonista crea, ad arte guai ed equivoci, con il solo intento di poter continuare a mangiare a sazietà. Per la serie mai essere sorpresi, oggi, finalmente, una autorità come il Fondo Monetario Internazionale lancia un forte grido d’allarme.

Nel mondo dell’economia e nel consequenziale potere finanziario, si avvertono, infatti, forti e chiari i contraccolpi dettati da due parole e, cioè, globalizzazione e innovazione tecnologica. Come Advisor, colgo, di conseguenza, con vivo piacere che perfino il Fondo Monetario Internazionale si sia accorto di quanto la dilagante automazione e la tecnologia, di fatto, non stanno facendo altro che andare ad impoverire quel che è la cosiddetta classe media.

Quindi, se il FMI lancia un grido d’allarme sulle conseguenze della globalizzazione e della innovazione tecnologica, significa che si sta vivendo un momento davvero delicato. Il quadro complessivo della situazione è stato fissato, più che a chiare lettere, dal Fondo Monetario Internazionale nel suo World economic Outlook, un importante documento che, da Advisor, ho letto molto attentamente

Il WEO, per i non addetti, è una elaborazione che viene pubblicata, in genere due volte nel corso di un anno, appunto dal FMI. In pratica, si può dire che il World Economic Outlook fotografa l’economia mondiale, con proiezioni future fino a quattro anni.

Le previsioni WEO includono indicatori macroeconomici chiave, come, per esempio, il PIL, l’inflazione, il bilancio fiscale, di più di 180 paesi in tutto il mondo. Pertanto, è valutato come un documento di riferimento per importanti questioni di politica economica.

Orbene, in quello da poco reso noto, emerge, in maniera più che evidente, che su quello che è il totale dei redditi, la quota espressa dai salari, è in forte decrescita in molte economie, il che evidenzia l’influenza avuta dalla globalizzazione e dalla innovazione tecnologica.

In pratica, questi due elementi, come apparirebbe da quanto esposto nel World economic Outlook elaborato dal FMI, stanno continuamente andando ad erodere quella quota di ricchezza che, antecedentemente, andava a finire nel portafoglio dei lavoratori. Seppure questa sensazione fosse più che avvertita, il fatto che sia un ente così considerevole a rilevarlo in quel che è, per eccellenza, uno dei documenti più rilevanti, fa tremare i polsi.

Infatti, è da sottolineare che il World Economic Outlook è un lavoro che va ad esprimere quella che è, poi, la posizione ufficiale del Fondo Monetario Internazionale. Se, sostanzialmente, può non apparire come una novità dirompente, quel che lascia basiti è il fatto che perfino un ente come il FMI si sia accorto che sia rotto qualche cosa nel meccanismo che vede protagonisti globalizzazione e innovazione tecnologica.

Chi si occupa seriamente di economia, si era già avveduto di come il vento stesse cambiando. Di fatti, il declino riguardante la quota salariale rispetto al totale dei redditi, era già più che avvertibile fin dagli Anni Settanta.

Personalmente, ebbi l’occasione, in svariate circostanze, di mettere in rilievo come la quota appartenente alle buste paga, fosse ridotta in ben cinquanta economie del pianeta. Nello specifico, mettevo in luce il fatto che questa tendenza andava a colpire, in maniera particolare i trasporti, le comunicazioni e l’intero comparto dell’industria manifatturiera.

In conclusione, mi auguro vivamente, che tanto l’economia quanto il potere finanziario, non rimangano, ancora una volta, sordi a questo forte richiamo fatto dal Fondo Monetario Internazionale nel suo World economic Outlook.

Il cosa influenza una finanza internazionale

Gli economisti sono ottimi anatomisti e pessimi chirurghi: operano a meraviglia sul morto e massacrano il vivo”.

Sébastien-Roch Nicolas de Chamfort

Advisor AbbateSe per il Global Financial Centre Index, Milano occupa il 54° posto e Roma, addirittura, è al 74°, come città ideale per una giovane startup, per una impresa di successo come pure per avviare una banca, molto probabilmente un perché ci sarà.

Come Advisor, di norma, quando vengono stilate queste classifiche, ho sempre qualche dubbio.

Tuttavia, almeno fino ad oggi, la finanza internazionale non si è mai neppure sognata di mettere in dubbio il lavoro svolto dalla GFCI. Quel che è certo, comunque, e che l’azienda inglese che si occupa di valutare quali sono gli hub finanziari, ossia lo Z/Yen Group, ha posto solamente al 54° posto una città italiana quale luogo ideale per una finanza internazionale.

Ogni sei mesi, pertanto, questa importante e nota azienda britannica, elabora la speciale classifica, e fa ciò sulla base di ben 102 indicatori. Tra i vari indicatori, possiamo trovare le infrastrutture, il capitale umano, ma, anche, l’indice di digitalizzazione e di reputazione.

Seppure, questa fonte sia molto autorevole, da Advisor, rimango dell’idea dell’importanza delle questioni relative alla geopolitica. Infatti, mi parrebbe davvero assurdo non comprendere come una migliore comprensione degli sviluppi nel mondo della finanza, non passi proprio dalla messa in luce sulle questioni geopolitiche attuali.

Qualsiasi analisi riguardante una finanza internazionale, quindi, deve muoversi in una realtà ove convivono rivalità statali o politiche. Non a caso, lo spazio finanziario è sempre più coinvolto dalle tendenze politiche. Nello specifico, credo che, in linea generale, non esistano finanziamenti a priori senza l’influenza politica. Quindi, seppure sia considerata da un ventennio la finanza come evento globale, difficilmente si possono scrutare concrete opportunità di investimento e di finanziamento senza alcun riferimento geopolitico.

Con una diffusione quasi momentanea di informazioni e una straordinaria mobilità del capitale legata alla deregolamentazione e alla vivisezione dei mercati finanziari che la compongono, la finanza appare oggi come una sfera non propriamente omogenea e autonoma e, di conseguenza, non precisamente in grado di operare secondo regole specifiche.

Molti, in una finanza internazionale, tendono a interpretare in modo errato i segnali provenienti dal geo finanziamento, anche se questo concetto è noto fin dal 1986. Non si possono, perciò, obliare fattori quali, ad esempio, la deregolamentazione del settore bancario, la globalizzazione dei rischi finanziari e delle informazioni. Tutti questi fattori, uniti ad altri, sono quelli che possono influenzare una finanza internazionale, fornendone, perfino, un volto totalmente nuovo.

Consiglierei una lettura di quanto ha scritto Charles Goldfinger, un vero e proprio pioniere. Siamo di fronte ad un nuovo spazio finanziario, dominato dalle informazioni in tempo reale, ove, però, aleggia sempre il sospetto di restrizioni nella scelta dei paesi in cui si può investire il proprio capitale. La teoria finanziaria è esplicita su questo punto: la diversificazione internazionale consente di migliorare le prestazioni dei portafogli finanziari.

In conclusione, la prassi dimostra, senza alcun dubbio, che per comprendere fino in fondo il cosa influenza una finanza internazionale, si deve essere, assolutamente, a conoscenza dei confini finanziari e politici relativi ad una specifica area o zona.

 

L’Italia: il Paese delle incredibili e nefaste collusioni

L’Italia è un’espressione geografica”.

Klemens Von Metternich

Klemens Von Metternich il 2 agosto del 1847 definì l’Italia, al conte Dietrichstein in una nota a lui destinata, come una espressione geografica. Raramente, ho potuto osservare una così forte ed evidente collusione come in Italia.

Da Advisor, mi capita di aver a che fare con le più disparate realtà, ma, mai ho avuto occasione di constatare, in un Paese definito civile, quello che avviene in Italia. Banche, chiesa, magistratura e politica, si sostengono a vicenda, manipolando fatti e realtà a proprio uso e consumo.

In pratica, i cosiddetti poteri forti sono collusi fra loro in vortice di attività dalle incredibili ripercussioni. Dopo anni di ottenebramento celebrale, in Italia si assistono ad episodi che sono, a dir poco, surreali con una reazione popolare pari allo zero, salvo quando viene ad essere manipolata, ad arte, contro chi vorrebbe uno stato di cose ben diverso di quello che è.

Una chiesa, oltre che dalle continue elargizioni dei fedeli, è finanziata dalla politica, e l’8 per mille è un solo esempio, visto che in ballo vi è sempre la spinosa questione dell’esenzione del pagamento delle tasse.

Un sistema bancario che è libero di finanziare chi vuole senza alcun rispetto delle regole. Vedi a tal proposito il Monte dei Paschi di Siena, e dalle altre banche che si lanciano in avventure finanziarie speculative a danno dei tanti correntisti ammaliati dai possibili grossi introiti provenienti dal giocare in borsa.

Una magistratura, che dice di essere libera, per poi, nella realtà dei fatti, essere manovrata dalla politica e che, a sua volta, mette sotto scacco il politico che si oppone a questa orribile relazione assolutamente contro natura. E, a tal proposito basterebbe solamente guardare quanti magistrati imparziali, sono, poi, stati eletti nelle file del PD e a quanti magistrati che hanno lanciato accuse a politici naufragate sì, ma intanto il fango è stato lanciato.

Una politica che è maggiormente interessata a giuochi di equilibrismo per salvaguardare la casta, sempre protesa a mettere le sue mani ovunque sia possibile. Quindi, in barba ad ogni forma di neutralità, il cittadino è in balia dei desideri e del volere di questi poteri forti.

Per comprendere, ulteriormente, di come e quanto l’Italia sia il paese delle collusioni, è sufficiente osservare il ruolo dei sindacati, un vero e proprio braccio armato dai poteri politici di turno.

Ovviamente, come Advisor, non mi meraviglio di quanto l’essere umano sia capace di fare. Tuttavia, quello che maggiormente mi colpisce e la ignavia dei cittadini. Una apatia storica, culturale, una abulia che, come un cancro, si è diffusa, azzerando, di fatto, ogni libero pensiero. Anche il cittadino più evoluto, quindi, tende, come sempre è avvenuto in Italia, ad inchinare il suo capo davanti al potere.

D’altronde, tutte le vicende che attualmente si stanno vivendo, hanno una precisa data di inizio, ovvero il 25 luglio del 1943. Infatti, quello che la storia scritta dai vincitori, definisce dittatore, viene ad essere messo in minoranza e destituito. Ma, la vicenda non finisce così. Infatti, cosa meravigliosamente strana per un individuo chiamato dittatore, non solo, pur sapendo quanto stava avvenendo, non fa fucilare i traditori, non solo accetta quanto deciso, ma si reca da sua maestà il Re Vittorio Emanuele III, il quale, ancora una volta a tradimento, lo fa arrestare dai carabinieri.

Il 25 luglio 1943, al pari otto settembre 1943, sono, oggi, viste come date importanti e significative e chi le definisce, invece, infamanti, viene ad essere considerato come un estremista. Quando si manipolano i fatti, quando si vogliono piegare gli eventi ai propri fini, quanto si è disposti a barattare la propria libertà per un piatto di minestra calda, allora, si perde il diritto di chiamarsi libero cittadino.

Se la Francia ha avuto nel suo passato un Napoleone Bonaparte, l’Inghilterra ha avuto la regina Elisabetta e la Regina Vittoria, e oggi la loro storia ricorda nomi quali Charles de Gaulle, Georges Pompidou, Valéry Giscard d’Estaing, Margaret Thatcher, John Major, Tony Blair, l’Italia ha avuto il re Vittorio Emanuele III e presidenti del consiglio come Mario Monti, Enrico Letta, Matteo Renzi e Paolo Gentiloni.

In conclusione, come ebbe a dire Indro Montanelli: “Un popolo che ignora il proprio passato non saprà mai nulla del proprio presente”.

Il futuro dell’economia del XXI Secolo

È insensato continuare a confidare nel mito di una crescita illimitata, misurata in base a quel dio-feticcio che è il prodotto nazionale lordo: una crescita che oltretutto provoca (in termini di rifiuti, desertificazione, inquinamento, consumo del territorio eccetera) ingenti costi sociali…”

Antonio Cederna

Sono già trascorsi diciassette, tra poco, diciotto anni da quando l’umanità ha fatto il suo ingresso in quello che è il XXI secolo per l’era cristiana. Ovviamente, da Advisor, una delle domande che più volte mi pongo è quella relativa a quale potrà essere il futuro dell’economia in questo nuovo secolo.

Certamente, non ho doti di preveggenza, pur tuttavia, vi sono vari indicatori ai quali è bene fare riferimento per poter cercare di delinearne al meglio quali potranno essere i panorami con i quali ci si dovrà globalmente confrontare. Tendenzialmente, l’essere umano, anche in campo finanziario, non sapendo quale possa essere l’evolversi di avvenimenti futuri, tende ad accentuare il suo lato conservatore.

Altri ancora, fanno ricorso al passato per trovare possibili analogie. Comunque, a prescindere dalle varie caleidoscopiche scuole di pensiero, quel che è certo è che il prossimo pensiero economico sarà un tema più che ricorrente. Di conseguenza, reputo centrale ogni tipo di questione che è relativa alle relazioni messe in opera dall’essere umano, in special modo il delicato equilibrio tra la salvaguardia dell’ambiente e una più naturale evoluzione di quello che è un processo di sviluppo delle nostre multietniche società.

Come Advisor, considero, al momento, nulla di più preoccupante se non il futuro dell’economia mondiale a fronte di un utilizzo persistente delle risorse naturali del pianeta e del possibile esaurimento di queste risorse. Come pensatore di strategie economiche, reputo tutto questo di vitale importanza per comprendere quella che potrà essere una crescita economica nel XXI secolo.

In effetti, sono sempre più dell’idea che, nei prossimi decenni, al fine di poter generare una reale prosperità frutto di una crescita economica, si debba dare maggior risalto allo sviluppo di un modello di economia sostenibile. Queste problematiche analitiche ci portano, in maniera inequivocabile, alla creazione di nuovi paradigmi economici, i quali hanno sviluppato le loro delicate radici proprio agli albori del XXI secolo.

Quindi, si sono andati a innescare domande fondamentali e alquanto dilemmatiche. Non a caso, uno dei punti di maggior confronto si basa proprio sul fatto che nella economia tradizionale, la macroeconomia è considerata un sistema isolato, senza scambio di materia ed energia con l’ambiente.

In termini maggiormente chiari, l’ecosistema è considerato come un sottosistema dell’economia da cui vengono estratte risorse ambientali e in cui vengono depositati rifiuti provenienti dalla produzione e dal consumo. Di contro, sono dell’idea che in una reale economia del XXI secolo, si dovrebbe, invece, intendere e considerare una economia maggiormente propensa alla salvaguardia del nostro ecosistema, senza che sia vadano, però, a creare una congestione di idee e di proposte che sono più adatte ad una mera dialettica che a dare e fornire reali risposte e mezzi.

In conclusione, quindi, si deve dare risalto ad una massimizzazione della crescita economica, senza, però, che si escludano considerazioni relative al preservare l’habitat della terra.

 

Il piano di finanziamento per un progetto responsabile

Banchiere: colui che presta il denaro degli altri e tiene l’interesse per sé

John Garland Pollard

Da Advisor, come logico che sia, più di una volta debbo confrontarmi con quelle che possono essere le cosiddette aspettative degli investitori in un piano di finanziamento per un progetto responsabile.

Reputo che le aspettative di un investitore possono essere considerate regolate da una triplice convergenza di fattori, quali, la strategia aziendale, i suoi risultati e la sua governance, ossia l’insieme di quelli che sono le procedure, le regole e i principi. In linea generale, si potrebbe liquidare tutta la questione asserendo che un investitore è pagato in due modi e, cioè, dai dividendi ricevuti e dalla plusvalenza che realizza sulla vendita dei titoli.

Tuttavia, reputo da Advisor, che si vitale esaminare attentamente la strategia adottata, nonché valutare le competenze del team di gestione.

Di base, un investitore desidera monitorare e misurare la redditività di una azienda. A questo, personalmente aggiungo una determinata particolarità che contribuisce a sviluppare una strategia di solidarietà in grado, quindi, di tener conto tanto della redditività finanziaria quanto l’impatto sociale.

Per misurare la redditività finanziaria vi sono strumenti di vario tipo come, ad esempio, i noti margini operativi, i quali permettono di studiare la sostenibilità di una azienda. Altro strumento è fornito dalla analisi del rapporto esistente tra reddito operativo e fatturato, elemento che fornisce una fotografia delle capacità aziendali di saper generare profitti dalla propria attività.

Anche la cosiddetta redditività finanziaria, ossia il rapporto tra il patrimonio netto e il reddito agli azionisti, è particolarmente utile a tale analisi.

Ultimo, ma non ultimo punto è quello fornito dal ROI, cioè dal Return On Investment, il quale misura il rendimento di un investimento, cioè, in termini più semplici, l’importo del denaro guadagnato per ogni euro investito.

Un tema chiave nell’imprenditoria sociale, invece, è la misura della redditività extrafinanziaria. Non si può, infatti, dimenticare come vi siano molti aspetti che concorrono ad ostacolare un concreto sviluppo ad un ritorno sociale dell’investimento stesso.

In definitiva, comunque, un piano di finanziamento per un progetto responsabile non può non che basarsi sulla redditività attesa da un investitore, la quale varia in base ai suoi vincoli e alle sue aspettative. Tra i vari studi compiuti per comprendere le aspettative medie dei finanziatori e la remunerazione che un imprenditore sociale è disposto a dare, sono arrivato alla conclusione che una redditività del 5% sembra soddisfare entrambe le parti.

Certamente, sono ancora molti i passi che permettano ad arrivare ad una sostanziale gestione dei fondi di solidarietà. Alle volte, purtroppo, un piano di finanziamento per un progetto responsabile è il frutto di informazioni che, nella realtà dei fatti, risultano essere troppo standardizzate, mentre personalmente sono dell’avviso che sarebbe più corretto concentrarsi su fattori che influenzano in modo significativo la creazione di valore e le prestazioni della società.

È, infatti, molto importante comprendere le tendenze del mercato, la potenziale dimensione del mercato e il posizionamento competitivo della società.

In conclusione, da un lato un investitore spera di rendere il suo investimento più redditizio possibile, vale a dire ottenere più soldi di quanto sia stato messo nel progetto, dall’altro tende a sottovalutare i vari fattori di rischio.

 

Lo stato di salute dell’economia romena

I soldi non portano l’insegnamento, ma l’insegnamento porta soldi

Antico proverbio romeno

Presi dai mille impegni quotidiani, gran parte della popolazione italiana non ha il tempo materiale di prendere visione, ad esempio, dello stato di salute dell’economia di altri Paesi. Questo, invero, è in contro tendenza. Infatti, giovani e meno giovani, sentono sempre più forte l’esigenza di comprendere come stanno le cose negli altri paesi, proprio per cercare reali e concrete soluzioni di vita.

Quindi, se come Advisor sono professionalmente proteso ad studiare la crescita della economia in paesi come la Romania, questo boom è osservato, con particolare attenzione, tanto da chi è in pensione quanto da chi ha una attività imprenditoriale da salvaguardare.

Quindi, non solo io come Advisor ho osservato come la situazione economica in Romania sia fortemente positiva. Non a caso, infatti, per quanto verte le pressioni inflazionistiche, il debito pubblico, il deficit fiscale e il PIL è, oggigiorno, la Romania è considerata come un fantastico esempio in ambito europeo e mondiale.

Altro dato che conferma questo stato di grazia dell’intera economia romena, è quello vertente gli investimenti stranieri. Il dato relativo al 2015 inerente i flussi di investimenti stranieri, parla di quasi quattro milioni di euro. Per molti versi, il vero e proprio spartiacque può essere identificato nel 2013, anno nel quale la crescita economica del paese ha iniziato ad impennarsi.

Nel biennio 2013 – 2015, vi è stata una forte crescita delle esportazioni e della produzione industriale. Conseguentemente a ciò, l’economia della Romania nel successivo biennio, 2014 – 2016, ha visto un incremento del PIL di quasi cinque punti percentuali. Questo, è stato determinato, tra le altre cose, dal recupero di investimenti e dalla aumentata domanda interna.

A guidare questa escalation, vi sono stati due precisi comporti, ossia quello dell’industria e quello delle costruzioni. Inoltre, grazie agli incentivi fiscali e all’incremento degli stipendi, la domanda interna ha registrato un deciso incremento sia degli investimenti privati sia dei consumi.

È, poi, da ricordare che secondo Eurostat, il PIL nominale della Romania è stimato in un valore di oltre 160 miliardi di euro. Fattori quali, ad esempio, riduzione dell’IVA, bassi costi energetici e bassi tassi di interesse, spingono sempre più imprenditori e singoli cittadini a rivedere completamente la propria opinione sulla Romania.

Uscita a seguito di una vera e propria rivoluzione dal giogo della famiglia Ceausescu e del comunismo, oggi è un paese ove si gode di una qualità della vita ottimale e con dei costi molto più bassi rispetto a quelli in vigore in Italia.

Per esempio, il fenomeno del turismo dentale in Romania è in netta espansione. In conclusione, si può assolutamente affermare che tanto lo stato di salute quanto quello di crescita economica, siano eccellenti e, soprattutto, ben auguranti per tutti coloro i quali vogliono essere i protagonisti del proprio futuro.

L’Italia è un Paese senza alcun nocchiere che naviga a vista

Chi non sa governare, è sempre un usurpatore

Carlo Bini

La figura del nocchiere è fondamentale a bordo di una nave. Difatti, è a lui che vengono ad essere attribuiti incarichi di rilevante importanza quali il governo e i servizi. Se ad Enea in viaggio verso l’Italia, viene tradizionalmente assegnato un personaggio frutto della mitologia romana come nocchiere, ossia Palinuro, è, invece, molto chiaro che alla “nave” Italia non ve né alcuno.

Inoltre, se il racconto narra che il povero Palinuro è tradito da quello che era il dio Sonno, sarebbe da dire che, oggi, l’intera nazione italiana è sotto l’influsso del dio Sonno.

Come Advisor, reputo che sia davvero difficile non notare come, nel procelloso mare degli avvenimenti mondiali, la rotta dell’Italia sia fondamentalmente ondivaga. D’altra parte, molti delle più importanti decisioni che hanno inciso profondamente il Paese Italia, sono state prese da governi affatto legittimati da elezioni, ma frutto di imposizioni da parte del presidente della Repubblica, ovvero Giorgio Napolitano.

Il risultato di ciò è davanti agli occhi: un governo poco stabile, con opinioni incerte, una politica oscillante tra il comico e l’assurdo e il paranoico, un sistema, in definitiva, ondeggiante, mutevole e instabile.

Di contro, reputo come Advisor, che sarebbe stato assolutamente necessario avere una classe politica, frutto di una espressione popolare, che fosse ferma e determinata. Alle volte i sillogismi portano a fare dei ragionamenti. Un primo paragone che mi viene subito in mente, ad esempio, è la nazionale di calcio italiana e il modus operandi del governo.

Infatti, tanto la nazionale di calcio italiana quanto il governo stanno attraversando una profonda crisi. Tuttavia, mentre alla guida della prima è stato incaricato a rivestire il ruolo di nocchiere Gian Piero Ventura, di certo a Paolo Gentiloni il popolo italiano non ha assegnato alcun compito.

È difficile davvero comprendere fino a fondo la situazione italiana e, tutto ciò, ha pesanti ripercussioni in campo economico. Una nazione che ha portato cultura in tutta Europa, oggi vivacchia rimanendo perennemente ai margini.

Può sembrare una litania, pur tuttavia, come assorbire il fatto che paesi dell’Est come, ad esempio, Romania e Bulgaria, hanno una economia galoppante e come interpretare che sia la Grecia e sia la Spagna sono in decisa ripresa?

All’interno della Unione Europea, l’Italia, invece, continua ad arrancare e a rimanere, tristemente, nelle posizioni di rincalzo, per non dire in fondo alla classifica.

Ovviamente, come in tutte le cose, vi sono opportune spiegazioni che, purtroppo, il regime oggi imperante, non solo nega ma impedisce, in pratica, che vengono ad essere portate a conoscenza. A Mussolini, ovvero quel dittatore che hanno messo a testa giù a piazza Loreto a Milano, sono continuamente contestate, ancora oggi, azioni e decisioni.

Perché, invece, in un paese che ama tanto definirsi democratico, devono esserci persone incapaci a governarlo? O forse, si vorrebbe negare che nel nostro Paese vi sia una pressione fiscale enorme e una spesa pubblica fuori controllo?

 

Trovare una economia alternativa per il futuro del nostro mondo

Economia. Fare a meno del necessario per risparmiare denaro e comprare il superfluo

John Garland Pollard

Come Advisor, sono del parere che una corretta forma di economia debba avere come suo obiettivo finale quello di disaccoppiare la crescita economica dall’esaurimento delle risorse naturali attraverso la creazione di prodotti, servizi, modelli di business e politiche pubbliche innovative. Tutto questo per dare un futuro al nostro mondo.

Ad esempio, i flussi di materiale, ovvero riutilizzo, riciclaggio e i prodotti eco-design senza tossicità o obsolescenza programmata, riparazione, possano essere estesi per tutta la durata del prodotto o del servizio.

Reputo, da Advisor, che questo modello economico permetta di poter andare a creare dei loop positivi e di valore per ogni utilizzo o riutilizzo sia del materiale e sia del prodotto prima della distruzione finale. Di conseguenza, sarebbe auspicabile che un nuovo modello di economia globale, ponga il proprio nucleo centrale, andandosi a concentrare maggiormente, su nuove proposte di progettazione, di produzione e di consumo, estendendo la vita dei prodotti, usando invece di possedere, cioè riutilizzare e riciclare i componenti.

Non si può, di certo negare, che la gestione dei rifiuti che si vanno a produrre, possa essere ancora non vista, a livello globale, come un ottimo modello di produzione. Di fatto, l’ottimizzazione dell’utilizzo delle risorse da parte della progettazione ecocompatibile a monte, trasforma la gestione dei rifiuti in una fase semplice del ciclo materiale.

Di conseguenza, tra i vari punti che dovrebbero essere sviluppati, personalmente indicherei aspetti quali, l’ottimizzazione dell’uso dei flussi di materiali e di energia e un ripensamento del ciclo di vita dell’oggetto. Il tutto, in pratica, dovrebbe consentire un effettivo sviluppo di un corretto modello di produzione ispirato al funzionamento degli ecosistemi.

Reputo che continuare sulla logica economica che vede, come scopo principale, la creazione di un prodotto seguendo uno schema tradizionale che si basa sullo spreco di energie non rinnovabili, sia davvero folle. Si deve, perciò, dare spazio alla creazione di un valore positivo in ciascun passo, garantendo la soddisfazione del consumatore ed evitando, di conseguenza, lo spreco di preziose risorse.

Non a caso, i lati positivi della valorizzazione, offrono ritorni economici molto interessanti. Se ci si riflette con attenzione, si potrà scoprire come siano proprio gli ecosistemi naturali a fornire le migliori risposte alle esigenze di una moderna economia.

Senza volermi prendere meriti che non sono miei, è giusto ricordare che già nel secolo XVIII, vi fu un economista, filoso e biologo francese che asserì che: “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”. Fu, infatti Antoine-Laurent de Lavoisier che espresse questo postulato che è divenuto un elemento fondamentale della legge fisica.

Pertanto, è sempre più attuale il concetto che tanto la materia quanto l’energia non debbano essere più sprecati e, perciò, quello che la cosiddetta economia circolare considera come un semplice rifiuto, un qualcosa che deve essere solamente incenerito oppure sepolto, in realtà offre ancora numerose altre soluzioni.

In conclusione, non esiste un singolo percorso, ma molteplici possibilità adatte al prodotto, ai suoi componenti e alle esigenze degli utenti.