Saper individuare i possibili cambiamenti economici sociali e politici

I riformatori dell’attuale società si ostinano a decorare le cabine di una nave che affonda

Nicolás Gómez Dávila

Seppure sia parte del mio lavoro il saper individuare i possibili cambiamenti economici sociali e politici, molte volte, devo ricordare che sono un Advisor  e non un paragnosta e che, tanto meno, ho doti che mi consentano di essere certo del futuro. Ad esempio, come poter interpretare se si sia verificata effettivamente una consapevolezza ecologica e quanto di tutto ciò potrebbe andare ad influenzare l’intera economia?

Quel che da Advisor so, che sempre più persone, in tutto il mondo, chiedono una maggiore considerazione dell’ambiente da parte dei politici. Questo, mi porta ad immaginare che venga ad essere data una maggiore priorità alla qualità della vita, piuttosto che all’economia. Non a caso, chiedono che la tecnologia sia messa al servizio dell’uomo, invece del contrario.

Esempio di tutto ciò, è dato dall’impellenza che venga ad essere firmato un solido e concreto accordo globale sull’ambiente. D’altronde, secondo uno strumento sviluppato dagli scienziati, possiamo calcolare quanto ognuno di noi utilizza la superficie per vivere.

Tenendo conto del numero di litri di petrolio che consumiamo, dei materiali utilizzati per confezionare il cibo che mangiamo, del legno, del gas o di altri mezzi per riscaldarci, e via dicendo, è possibile valutare quale sia il nostro impatto sul pianeta. Secondo le ultime stime risalenti al maggio del 2016, la popolazione che vive sulla terra è di oltre sette miliardi e, questo, è un qualcosa che deve essere considerato.

Come Advisor, poi, non posso non considerare determinati dati allarmanti. Ad esempio, al ritmo attuale della deforestazione, l’Amazzonia sarà un deserto in neppure cinquant’anni! Oltre a ciò, è da considerare che il livello di scomparsa delle specie animali è di circa 10.000 volte superiore a quello di 200 anni fa. Tutto questo, ovviamente, deve essere valutato e considerato se, effettivamente, si vuole saper individuare i possibili cambiamenti economici sociali e politici del prossimo futuro.

Di fatti, se l’osservazione è ovvia altrettanto lo è la soluzione, ossia considerare con maggior attenzione la forte consapevolezza ecologica che si sta sviluppando a livello globale. Non a caso, l’impatto economico è di grande portata, dato che sono molti i soggetti che intravedono il disprezzo nei confronti dell’ambiente, come un elemento da contrastare attraverso il boicottaggio degli acquisti verso le aziende che continuano a sotto valutarne la portata.

In altre parole, per ogni tipo di previsione economica futura, è imprescindibile il confronto con soggetti economicamente validi che rifuggono dall’individualismo e che considerano assolutamente il profitto come una mercificazione di tutto ciò che esiste sulla Terra.

In conclusione, è in discussione proprio il sistema economico fino ad oggi seguito e che, di conseguenza, dovrà essere riformato o, per lo meno, profondamente rivisto.

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Alla riscoperta dell’economia politica, un fondamento per capire il futuro

Ahi serva Italia, di dolore ostello, / nave sanza nocchiere in gran tempesta, / non donna di provincie, ma bordello!”

Dante Alighieri

Da Advisor, più di una volta, ho avuto modo di riscontrare quanto, diversi governi, specialmente quelli italiani, abbiano la forte necessità di andare a rinverdire le proprie conoscenze in materia di economia politica.

Credo, come Advisor, che una rilettura dei manuali di economia politica, farebbe, davvero, molto bene a tanti politici che parlano senza alcuna cognizione dei fatti. Tutto ciò, infatti, gli consisterebbe di andare a sviluppare tanto l’arte di parlare sapendo ciò che si sta dicendo e, nel contempo, comprendere come l’economia politica sia una scienza.

Se la scienza è un mezzo per un fine, allora è necessario che un governo sappia sviluppare uno dei più grandi desideratum di tanti italiani, ovvero sapere cosa si possa e cosa non si possa fare. Per capire lo scopo di questa affermazione, dobbiamo rivisitare la vecchia distinzione tra conoscenza teorica e conoscenza pratica e, ciò, comporta che la nostra classe politica sappia dell’esistenza di testi di filosofi come Platone e Aristotele.

D’altra parte, fu proprio Aristotele che distinse, nella sua etica nicomachea, la razionalità scientifica della razionalità calcolatrice. La scienza studia ciò che è necessario, e che può essere dimostrato e insegnato, mentre la razionalità calcolatrice tocca ciò che può essere in un altro modo e che è tanto l’oggetto di produzione quanto di azione.

La tecnica e l’arte influenzano la produzione e la prudenza all’azione.  La conoscenza teorica è stata considerata costruita sull’astrazione delle peculiarità di un oggetto correlato alle circostanze del tempo e del luogo e come dedicata all’elaborazione di principi o leggi di validità universale. D’altra parte, la conoscenza pratica è stata considerata soggetta a regole che scaturiscono dalla prudenza, dalla tecnica o dall’arte, che a volte ci hanno indirizzato verso i sistemi oggettivi delle norme e che hanno prodotto principi contingenti incerti, variabili, e dai sillogismi dialettici, cioè, probabile.

In ogni caso, esiste una intrinseca finalità o dimensione teleologica di queste conoscenze. Certo, so perfettamente, che tutto ciò è da considerare impossibile, visto il livello della nostra classe politica, più attenta agli interessi personali che a quelli dei cittadini.

Ma forse, quello che oggi domina maggiormente, non sono le conoscenze sia teoriche e sia pratiche, né tanto meno le tecniche necessarie ad dare impulso all’economia italiana. Di fatti, ho sempre più la forte sensazione che al centro della politica sia posta una sotto forma di iuris prudentia, ovvero di un qualcosa volto non all’azione ma a soddisfare i famelici appetiti dei politici nostrani.

Pur tuttavia, in conclusione, auspico che, prima o poi, il vento cambi e che, finalmente, si possa intravedere un futuro molto meno incerto ed economicamente molto più solido.

L’Ecoship un fattore sempre più importante nella cantieristica

Se le navi vanno generalmente meglio degli Stati, ciò accade per la sola ragione che in esse ognuno accetta la parte che gli compete, mentre negli Stati meno se ne sa, generalmente, più s’ha la smania di comandare

Massimo d’Azeglio

Come Advisor, ho notato che, negli ultimi anni, diversi gruppi industriali hanno lavorato su approcci di eco design per renderli economicamente validi. Chiaramente, da Advisor, comprendo benissimo che si deve lavorare per andare a compensare i costi aggiuntivi generati nella costruzione.

Non a caso, vari gruppi di ingegneri sono partiti da una sorta di schizzo immaginato come parte del progetto, con, il chiaro obiettivo, di ridurre della metà questo impatto, assorbendo nel contempo i costi aggiuntivi generati in un periodo di cinque anni. In pratica, ho visto che sta prendendo, sempre più forma, un concreto progetto nella cantieristica navale mondiale, che si può chiamare Ecoship.

Nonostante un prezzo di acquisto leggermente superiore, l’idea è di rendere le navi, che beneficiano dell’eco design, più economiche a lungo termine, utilizzando in particolare tecnologie collaudate, adattate al settore navale.  Nel ciclo completo, l’80% dell’impatto ambientale è nel periodo operativo, soprattutto in termini di carburante, ma dobbiamo anche tenere conto di altri aspetti per ottenere i massimi guadagni.

Di conseguenza, si sta assistendo alla conduzione di una sistematica ricerca di soluzioni. Per esempio, l’utilizzo di uno scafo in alluminio, seppure risulti essere più costoso da produrre, conferisce un valore al riciclaggio, oltre che andare a migliorare i consumi di una nave, grazie alla sua leggerezza.

Ispirandosi alle tecniche di riscaldamento in voga presso gli edifici delle zone nordiche, gli ingegneri stanno evolvendo l’applicazione della tecnica dello scambiatore di calore a doppio flusso, tra l’aria in entrata e l’aria in uscita, da applicare su una nave. Grazie a questo dispositivo, si permetterà alla barca di riscaldarsi con le fonti di energia di bordo, il che consente di ridurre il fabbisogno elettrico.

Allo stesso modo, procede alacremente il lavoro volto sulla ottimizzazione dell’idro dinamismo, sulla forma degli scafi ma anche su quello delle eliche. Forme più complesse consentiranno quindi una migliore prestazione del sistema di propulsione e ridurre la manutenzione dello scafo.

L’aerodinamica delle barche è anche al centro di importanti studi, volti ad affinare meglio il concetto stesso di vela. Il profilo della nave deve essere ottimizzato affinché la barca recuperi la pressione del vento in determinate condizioni. Tutte queste misure farebbero risparmiare decine di tonnellate di combustibile all’anno. Allo stesso modo, le barche possono ospitare pannelli solari sulle loro sovrastrutture, un sistema che può offrire prestazioni eccellenti in zone soleggiate.

In conclusione, è da ammettere che il concetto di eco design, sia sempre più il futuro della cantieristica navale mondiale.

Per costruire la città del futuro diamo spazio alla fantasia

Nell’oggi cammina già il domani

Samuel Taylor Coleridge

In tema di economia, l’aspetto futuro delle nostre città è sempre più al centro di importanti novità. Come Advisor, immagino che, in un prossimo futuro, la città sia sempre più ecologica e funzionale. Per me, la città del domani dovrà, tra l’altro, presentare delle facciate e delle terrazze verdi, in modo da abbellire i luoghi ove viviamo e lavoriamo.

Da Advisor, reputo che tutto ciò, oltre che contribuire positivamente sul lato estetico, permetterà di veder ridotte le emissioni di CO2. D’altra parte, una visione dominata da coltivazioni di frutta e di verdura, una linea verde che vada a collegare i diversi quartieri delle città, non è, poi, così futuristica. Non a caso, vi sono già seri professionisti che stanno contribuendo in maniera fattiva a rendere viva questa immaginaria visione.

Ridurre l’inquinamento e gli ingorghi che saturano le nostre città. Promuovere il comfort degli abitanti e il risparmio energetico. Urbanisti e architetti si trovano di fronte a tutti questi problemi. Per risolverli, collaborano con altri professionisti, tra cui paesaggisti, ingegneri specializzati in edifici ad efficienza energetica e domotica.

Per fortuna, quindi, l’intera urbanistica sta muovendo i primi passi verso una città sostenibile. Tuttavia, non si può negare che le città siano in costante crescita. Di conseguenza, gli urbanisti sono in prima linea quando si tratta di pensare all’equilibrio tra spazi costruiti e naturali, nuove modalità di viaggio e la riqualificazione di un quartiere.

Per questo, è importante dare spazio ai progetti urbani che prendano in considerazione le questioni energetiche. Inoltre, si deve anche prendere in attenta valutazione i problemi della diversità sociale e dello sviluppo economico dei territori. In sostanza, si deve essere in grado di unire sapientemente estetica e tecnica.

Creativo nella progettazione di un edificio per abitazioni o uffici, un architetto, perciò, deve anche risolvere molti problemi, quali ad esempio, la scelta dei materiali e delle tecniche, il tutto nel pieno rispetto degli standard e del budget. Pertanto, l’obiettivo di una costruzione sostenibile, dovrà seguire esigenti regolamenti sulla protezione dell’ambiente, ma, anche, si dovrà andare ad preoccupare del comfort degli abitanti, tenendo conto dei nuovi e diversi stili di vita.

Nella progettazione della città futura, vi è anche un’altra figura che contribuisce, ossia quella del paesaggista. Parchi urbani e via dicendo. La natura deve conquistare sempre più spazi nelle città. Il paesaggista, quindi, deve saper combinare questa nuova dimensione artistica alle reali esigenze di una metropoli.

Altro tema di grande importanza e assoluta centralità, è quello relativo alla efficienza energetica e delle prestazioni di un edificio. Infatti, una delle attuali domande, è proprio quella se sia possibile riscaldare oppure raffreddare, andando a consumare meno energia. Per avere la certezza di andare a costruire alloggi e interi quartieri che rispondano a questo impellente quesito, vi sono gli ingegneri specialisti delle prestazioni energetiche degli edifici.

In ultimo, non si può immaginare la realizzazione e il miglioramento delle nostre città senza la domotica, ossia la costruzione di edifici intelligenti.

Il futuro lavorativo di un giovane del XXI secolo è improntato all’IT

Il lavoro non mi piace, non piace a nessuno, ma a me piace quello che c’è nel lavoro: la possibilità di trovare sé stessi

Joseph Conrad

Lo sviluppo di nuove tecnologie e la globalizzazione degli scambi favoriscono, tra le altre cose, l’emergere di nuove professioni, oltre che modificare quelle già esistenti. Come Advisor, osservo con vivida trepidazione tutte queste trasformazioni che sono in atto.

Internet, applicazioni mobili, database, software di gestione. L’IT è presente nella vita quotidiana di tutti, ma anche nel cuore di qualsiasi attività commerciale e, di conseguenza dell’economia stessa. Da Advisor, valuto che, almeno sulla carta, il futuro lavorativo di un giovane del XXI secolo, sia colmo di grande opportunità. D’altra parte, è innegabile che le innovazioni tecnologiche siano delle perpetue fonti di creazione di nuovi posti di lavoro. Di fatto, quindi, è un settore questo davvero promettente.

Ad esempio, si vuole negare che nel futuro l’osservatore di rete, ossia un amministratore, non sia sempre più richiesto? Infatti, questa nuova figura professionale, in pratica, è il responsabile del mantenimento, come pure, del miglioramento del flusso di informazioni all’interno della rete di computer di una azienda.

Oltre a ciò, aiuta gli utenti di questa rete a familiarizzare con i nuovi strumenti di messaggistica e con l’accesso a Internet. Gestisce le password, esegue il backup dei file e risolve i guasti. Senza dimenticare che può anticipare le evoluzioni tecnologiche, scegliendo e installando nuovo hardware o software.

Altra figura che, senza dubbio, sarà sempre più richiesta è quella relativa agli specialisti della sicurezza. Come è oramai risaputo, il sistema informatico di una azienda non è un granitico deposito blindato. Dato che è necessariamente interconnesso con altri sistemi, il rischio di intrusione e furto di dati è, quindi, molto elevato.

Di conseguenza, spetta a questo professionista definire e impostare un gruppo di procedure adattate alle esigenze e alla sua azienda come, ad esempio, la gestione delle password, l’installazione di firewall e antivirus, ma anche tutto quello che verte aspetti come la crittografia e la decrittografia dei messaggi e dati in uscita e in entrata, e via dicendo.

Nel dinamico mondo dell’informatica, non può di certo mancare la figura del progettista. Infatti, spetta proprio a lui il mettersi nei panni degli internauti e, perciò, fare in modo di facilitare la navigazione dell’utente. In altre parole, è il progettista che dovrà studiare e trovare il modo tramite il quale, ogni persona possa accedere, il più facilmente possibile, alla pagina che sta cercando o a quella che si vuole fargli assolutamente mostrare.

In pratica, unitamente a sviluppatori, designer grafici, lavora per rendere quella che è chiamata user experience, la migliore possibile. Ma il suo lavoro non si limita solo a questo. Il progettista, infatti, sviluppa e organizza tutte quelle fasi di rilevamento dei bisogni e delle abitudini di navigazione e disegna le azioni che debbono essere effettuate per far evolvere il sito, oltre che semplificare l’interfaccia e rendere più visibile un servizio del sito.

Quindi, in conclusione, il futuro lavorativo di un giovane del XXI secolo include molteplici altre professioni quali, ad esempio, lo sviluppatore di applicazioni mobile e l’analista dei dati.

Mobilitarsi per assicurare un futuro alla cantieristica navale

Una nave baleniera fu la mia Yale e la mia Harvard

Herman Melville

In qualità di Advisor, con migliaia di posti di lavoro diretti e indiretti, considero la cantieristica navale come una attività industriale strategica, un importante polo tanto per un interesse economico quanto sociale.

Da Advisor, reputo che, oggi come oggi, la situazione sia altamente preoccupante e molto grave, con un portafoglio ordini basso e con molti dipendenti colpiti dallo spettro di una disoccupazione totale o parziale. Anche in qualità di semplici cittadini, quindi, è doveroso richiamare l’attenzione su questo stato di cose. Ecco perché è importante che vi sia la più ampia mobilitazione possibile.

Politici, associazioni e sindacati, industriali, debbono mettersi attorno ad un tavolo e trovare soluzioni per uscire dall’attuale stato di crisi. In pratica, è assolutamente necessario rafforzare e sviluppare l’industria navale nel suo complesso.

A tal proposito, ci si può rifare alla Francia, nazione che detiene un primario posto nella cantieristica navale. Infatti, la Francia rimane al miglior livello mondiale per la produzione di grandi navi da crociera, e i cantieri navali di Saint-Nazaire formalizzato continui ordine record.

In Italia, invece, sembra che si sia dimenticato quanti possono essere i benefici economici derivanti dalla crescente popolarità delle crociere marittime. Indiscutibilmente, l’anno 2016 è stato un appuntamento importante per i Cantieri di Saint-Nazaire, contrassegnato dal varo dell’Harmony of the Seas.  Con i suoi 362 metri di lunghezza, è la più grande nave da crociera, ad oggi, mai costruita.

Questo ordine dimostra come la Francia abbia saputo mantenere alto il suo posto tra i paesi in grado di produrre queste grandi navi da crociera. Non a caso, Saint-Nazaire è uno dei pochi cantieri navali al mondo a raccogliere così tante abilità molto diverse, divenendo un vero e proprio gioiello dell’industria francese.

D’altra parte, il settore delle navi da crociera sta andando bene. Il numero delle compagnie di crociera è aumentato del 68% in 10 anni, secondo l’International Association of Cruise Lines. Le compagnie ordinano costantemente navi sempre più grandi, sempre più attrezzate, fino a diventare veri parchi galleggianti. I cantieri navali di Saint-Nazaire hanno avuto anni difficili.

All’inizio del decennio, alcuni, addirittura, li consideravano moribondi. Sotto la guida del direttore Laurent Castaing, hanno saputo trasformarsi. Hanno investito, hanno anche accettato uno sforzo sui salari che ha permesso di recuperare competitività, e si sono diversificati, concentrandosi, anche, sulla produzione di attrezzature per parchi eolici marini.

Oggi i cantieri navali di Saint-Nazaire lavorano a pieno regime, al punto che si prevede, addirittura, di subappaltare parte dell’attività. Conta quasi tremila dipendenti e ha assunto 500 persone negli ultimi anni. Andando ad aggiungere i numerosi subappaltatori coinvolti nella costruzione di una grande nave, danno lavoro a più di 6.000 persone. E in Italia cosa si sta facendo per salvaguardare e potenziale la cantieristica navale?

Qual è l’avvenire per l’industria delle costruzioni navali in Europa?

Tra vent’anni sarete più delusi per le cose che non avete fatto che per quelle che avete fatto. Quindi mollate le cime. Allontanatevi dal porto sicuro. Esplorate. Sognate. Scoprite

Mark Twain

Come Advisor, ricordo che l’industria della costruzione navale nel mondo oggi è dominata dal Giappone, dalla Corea del Sud e dall’Europa occidentale. Il solo Giappone produce quasi il 40% della stazza mondiale, mentre l’Europa occidentale rappresenta tra il 20 e il 25% della produzione.

Anche se emergono nuovi produttori, in particolare la Cina e alcuni paesi dell’Europa orientale, per me Advisor queste cifre forniscono una chiara idea di come sia dinamico l’avvenire per l’industria delle costruzioni navali. Negli ultimi decenni, i cantieri dell’Unione Europea hanno subito una ristrutturazione significativa. Ciò ha comportato una riduzione del 70% della forza lavoro e almeno il 60% della capacità rispetto al 1976.

Nonostante queste ristrutturazioni, l’industria europea della costruzione navale è piuttosto frammentata. Nel 1997 vi erano 103 aziende di cantieri navali, di cui una dozzina forniva il 65% della produzione. Nel 1996, i primi cinque produttori rappresentavano il 36% del volume totale prodotto in Europa, mentre i primi cinque produttori coreani rappresentavano il 99% della capacità coreana.

Una caratteristica importante della costruzione navale europea, è la produzione di navi di maggior valore rispetto alla Corea del Sud o al Giappone. Pertanto, nel 1996, la quota europea del portafoglio ordini mondiale era la più grande in termini di valore, 31%, mentre rappresentava solo il 21% del volume totale.

L’industria della costruzione navale è, quindi, un’industria ad alta tecnologia. ma l’Unione europea sta lavorando bene? In tutta Europa, i cantieri navali tedeschi ricevono gli ordini maggiori e sono davanti all’Italia, ai Paesi Bassi e alla Spagna. Anche i cantieri francesi fanno la loro parte, ricevendo ordini per diverse tonnellate.

In termini di posti di lavoro, la costruzione di navi mercantili nell’Unione europea occupa 70.000 persone, secondo la Commissione europea. Nella sola Francia, ad esempio, la costruzione e la riparazione di navi impiegano direttamente o indirettamente circa 23.000 dipendenti.

Tuttavia, l’industria della costruzione navale in Europa, è oggi ad un punto di svolta e ha assolutamente necessità che l’Unione Europea presenti in commissione delle serie proposte volte ad attuare una nuova politica di costruzione navale. Non a caso, sollevano interrogativi e preoccupazioni le proposte nelle quali, obiettivo pressoché unico, è la messa in discussione di aiuti di Stato diretti concessi alla costruzione navale.

Di fatti, nessun Stato non può rimanere indifferente ai testi che potrebbero avere conseguenze importanti per il futuro dell’industria navale. Reputo che, a questo punto, sia quanto mai necessario che anche l’Italia presso l’Unione Europea esamini attentamente le varie proposte e, se risultasse necessario, abbia la forza di prendere posizione adottando una risoluzione.

Sono, infatti, dell’opinione che sia di fondamentale importanza promuovere aspetti quali, per esempio, la ricerca, lo sviluppo e l’innovazione, come pure sostenere la cooperazione industriale e stimolare la domanda.

In conclusione, è ora che la classe politica si imponga e faccia tutto ciò che è necessario al fine di salvaguardare, in maniera concreta e non più fumosa, l’industria cantieristica.

L’eco-design è il futuro della costruzione navale?

Il mare crea una nostalgia impossibile da debellare. Il mare ti vive dentro

Stephen Littleword

Advisor Abbate - genova

Da Advisor, annoto come l’eco-progettazione globale, vale a dire il tener conto della riduzione dell’impatto ambientale delle navi durante l’intero ciclo di vita, sia oggetto di un progetto ambizioso guidato da diversi valenti industriali.

D’altra parte, come Advisor, non posso non tener conto che, ad esempio, Soreel, Protecflam, MYG Decking, Auxitec Engineering, Ship Studio, Bureau Veritas, Saint-Nazaire Marine, DCNS, i cantieri navali Baudet e STX France, stiano fattivamente collaborando con ADEME per finanziare lo sviluppo di uno strumento comune volto a determinare il profilo ambientale di una nave.

Con un costo di 300.000 euro, il progetto è stato avviato da NEOPOLIA, una rete di 90 aziende industriali, la cui gestione è stata affidata alla SDI, Stirling Design International, e allo sviluppo di strumenti per l’azienda EVEA, specializzata in valutazioni ambientali e approcci di eco-design.

Un interessante caso di studio è stato eseguito su un motoscafo di 30 metri. Chiamato Sustainable Ship Design, il progetto ha portato alla creazione di un software per determinare l’impatto della nave sull’ambiente per l’intero ciclo di vita.

Al fine di ridurre le fonti di inquinamento, sono stati studiati non solo i materiali scelti per la sua costruzione, ma, anche l’assemblaggio in cantiere, da utilizzare, inoltre, una volta in servizio, compresa la manutenzione fino allo smantellamento.

Una distribuzione degli impatti sull’ambiente viene effettuata durante le varie fasi della vita della barca, sulla base di criteri precisi, tra i quali, l’eco tossicità degli ambienti, l’eutrofizzazione, ovvero la proliferazione delle alghe e distruzione di fauna e flora, il riscaldamento globale, l’acidificazione atmosferica, la distruzione dello strato di ozono, la tossicità umana, l’emissione di particelle fini, l’esaurimento delle risorse naturali, gli indicatori di flusso, il consumo di acqua, di energia, e la produzione di rifiuti.

Pertanto, il profilo ambientale di una fregata, di una nave passeggeri, di una nave da carico o di una nave da crociera, potrebbe essere analizzato per l’intero ciclo di vita. Il progetto SSD è, oltre a ciò, di grande interesse strategico perché consente la condivisione di dati tra aziende dello stesso settore.

È uno dei primi approcci globali per valutare e ridurre l’impatto ambientale di una nave. A tal riguardo, è stata creata una piattaforma comune, la quale consente, a tutte le parti interessate tanto alla costruzione navale quanto alla riparazione navale, di conoscere con precisione l’impatto della loro attività sull’ambiente.

L’obiettivo è di consentire agli sviluppatori DSS di beneficiare in definitiva di un vantaggio competitivo. Lo strumento, non a caso, consente di soddisfare gli standard e le normative più recenti per proteggere l’ambiente e persino anticiparli.  Oltre al semplice aspetto ecologico, va notato che gli approcci di eco-design possono anche aiutare a progettare navi più economiche a lungo termine.

In conclusione, è innegabile che, grazie a questo sforzo, si potrà ottenere un trasporto via nave che sia molto più rispettoso dell’ambiente.

In che direzione si muove il futuro della cantieristica?

Ogni onda del mare ha una luce differente, proprio come la bellezza di chi amiamo”.

Virginia Woolf

Da Advisor, reputo che, oggi come oggi, l’intero comparto delle costruzioni navali richieda, necessariamente, di un approccio globale. Di fatti, come Advisor, considero di fondamentale importanza aspetti quali, ad esempio, il miglioramento della produttività e dell’innovazione, ottimizzando, al contempo, le prestazioni della nave e i processi di progettazione del cantiere navale.

È innegabile che, l’industria della costruzione navale, offra un’opportunità unica, in quanto gli operatori aggiornano le proprie flotte future in modo aggressivo per soddisfare la domanda di imbarcazioni flessibili, efficienti dal punto di vista energetico, affidabili e rispettose dell’ambiente, con prestazioni migliori e riduzione del costo totale della proprietà.

La progettazione e la costruzione di navi e di piattaforme offshore estremamente complesse, è un compito arduo di fronte ad una intensa concorrenza internazionale e alla pressione sui prezzi, pur rispondendo alle esigenze operative durante la vita della nave.  Le navi e le piattaforme offshore devono resistere agli effetti a lungo termine dei loro ambienti operativi.

I volumi di produzione, altamente personalizzati, quindi, richiedono una notevole quantità di conoscenze scientifiche, esperienza e tecnologie di produzione. Inoltre, è, anche, da considerare che il costo di manutenzione e revisione di imbarcazioni avanzate può essere più volte il prezzo di acquisto.

Pertanto, è essenziale che i nuovi programmi di costruzione navale rispettino il costo totale della proprietà stessa, nonché i requisiti di prestazioni operative e di carico utile. Per sfruttare queste opportunità, di conseguenza, gli armatori devono cercare di migliorare la produttività all’interno dell’azienda e, questo, attraverso un migliore allineamento operativo e con una ottimizzazione dei processi utilizzati per la gestione, tra l’altro, della progettazione, della costruzione e della necessaria manutenzione.

I cantieri navali hanno l’opportunità di ottimizzare le prestazioni e massimizzare la produttività del ciclo di vita creando una impresa perfettamente integrata e sincronizzata che colleghi progettisti, ingegneri, specialisti di produzione, team di supporto, partner e fornitori. Solo in questa maniera, si potrà consentire il preservare la loro posizione competitiva.

Questo nuovo approccio più efficiente, sono solito chiamarlo la “Flotta del futuro”, proprio perché consente agli armatori di sfruttare la tendenza di modernizzazione delle flotte.

Quindi, una delle centralità inerenti il tema in che direzione si muove il futuro della cantieristica, è quello di decidere di adottare un approccio globale per migliorare l’innovazione e la produttività nella costruzione navale. Per la costruzione navale, la soluzione di gestione del ciclo di vita del “prodotto”, consente agli armatori di trasformare i processi aziendali in linea con la visione della Flotta del futuro.

Questa soluzione sfrutta ogni aspetto della rivoluzione tecnologica per accelerare lo sviluppo di navi e piattaforme offshore, promuovendo, in tal modo, innovazione, collaborazione e competitività. Catalizzatore della costruzione navale, la produttività può, dunque, essere accelerata in virtù di complementari guide e modelli configurati da professionisti.

In conclusione, in ambito della costruzione navale, sono di fondamentale importanza elementi di supporti come, per esempio, gestione di prodotti e programmi di costruzione navale, progettazione e ingegneria navale, la costruzione digitale delle navi, la gestione della supply chain e il servizio di spedizione e supporto.

Politica sociale tra le arti delle buona economia

Sono un socialdemocratico che vuole sia il libero mercato sia la presenza dello stato. Sono un pragmatico che cerca di agire correttamente. Provo a portare queste contraddizioni dentro un sistema armonico e unito”.

Isaac Herzog

Quando, da Advisor, mi trovo coinvolto al pensare alla politica sociale tra le arti della buona economia, non mi posso astenere dal ragionare in merito al rapporto esistente tra libertà e uguaglianza. Di fatti sarebbe un clamoroso errore tanto pratico quanto strategico, il non voler procedere ad una riflessione sulla effettiva partecipazione alle scelte economiche delle varie classi.

So perfettamente che, in linea generale il termine classe può non piacere, pur tuttavia, da Advisor, non possono nascondere che esista, di fatto, una netta separazione tra le varie componenti di una qualsiasi società. Non a caso, una delle principali tematiche economiche a cui, nel tempo, la classe politica ha dovuto dare delle risposte è stata, ad esempio, la partecipazione ai movimenti economici da parte della classe operaia.

Mill era per lo sviluppo di una eguaglianza politica, ma, senza rinunciare all’individualismo nel quale era stato educato e senza, neppure, rinnegare le sue tendenze elitarie, il tutto, poi, intensificato dal romanticismo e dal socialismo di Saint-Simon.

Sebbene Mill difendesse la leadership politica del “migliore”, al contempo, non negava la libertà di pensiero di tutti gli esseri umani, come dimostra il suo disaccordo con Auguste Comte sui limiti del potere spirituale che governa le società. Mill difende una democrazia elitaria, ma, fondamentalmente, per vedere migliorate le condizioni dei lavoratori sia in tema di partecipazione politica e sia in tema di educazione economica.

Per certi versi, quindi, il suo pensiero si potrebbe riassumere in una visione nella quale sarebbe più opportuno seguire una élite, in attesa di una evoluzione che porti ad una soluzione in cui non ci dovrebbero essere delle differenze di classe. Quindi, è facilmente individuabile il fatto, che, questa miscela di elementi vecchi e nuovi mostra come Mill sia stato uno degli artefici di quel nuovo movimento noto come socialdemocrazia.

Il sensismo e lo spiritualismo romantico, indiscutibilmente, diedero a Mill gli elementi necessari per superare quelli che considerava gli errori della teoria e della pratica del suo tempo, forgiando, pertanto una combinazione molto particolare.  D’altra parte, il cambiamento dei parametri era ben lungi dal privarlo di certi principi metodologici, come, per esempio, l’economia politica di Adam Smith o le idee liberali sulla libertà e la partecipazione politica, ancora presenti negli scritti.

A fronte di tutto ciò, è da osservare come, ancora oggi, a distanza di così tanto tempo, quanto sia così attuale l’andare ad esaminare tutte quelle linee metodologiche e ideologiche che permettano di far evolvere una concreta economia politica e non una mera politica sociale basata su un inutile assistenzialismo a tutti i costi.

Considero, pertanto, che si debba essere in grado di saper andare oltre i concetti di una libera economia come pure di preconcetti e radicate posizioni. Considero più utile sviluppare una economia che si basi su concetti più riformisti piuttosto che meramente rivoluzionari.

In conclusione, forse, il cercare di garantire la libertà dell’individuo tramite una socialdemocrazia, risulta essere ancora una semplice utopia liberale.