La persuasione occulta in economia: un pericolo da scongiurare e combattere  

Una folla è pronta a credere a tutto, vero o falso, a condizione che ciò sia costantemente ripetuto”.

Emil Ludwig

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Come Advisor, sono sempre in prima linea nel combattere quella che è la persuasione occulta, forma molto presente anche nell’economia di tutti i giorni.

Alle volte, anzi, il più delle volte, si avverte una forte stanchezza derivante da quelle metodologie di mercato volte a spingerci al cercare e acquistare diverse cose che, in linea generale, non ci servono e che, tutto sommato, non si ha neppure la voglia di averle.

Purtroppo, sono davvero molte le persone che si trovano investite da questa forma ingannevole, sleale e squalificante. La persuasione occulta è infida proprio perché è in grado di insinuarsi in maniera subdola. Ogni giorno, infatti, si rischia di essere influenzati dalla persuasione occulta che, con tecniche di negoziazione, cerca di dominare e farci acquistare tutto ciò che vuole vendere.

In pratica tenta di farci fare la figura dei burattini.

Oltre che essere una situazione che reputo frustrante, è, anche, un qualcosa di estremamente dannoso e controproducente per una sana e corretta economia di mercato. Ad esempio, si andranno ad utilizzare risorse economiche per un qualcosa di totalmente a noi inutile a discapito di un impegno finanziario che sarebbe stato, invece, maggiormente produttivo e redditizio per le personali esigenze.

Di fatto, la persuasione occulta può essere considerata come una vera e propria arma di massa, una relazione che viene ad essere applicata in forma scientifica a più livelli. Anche se come oggetto di studio può rilevarsi un qualcosa di affascinante, come Advisor ricordo che è sempre ed esclusivamente un qualcosa che utilizza tecniche di psicologia e di persuasione per ottenere una vendita fine a sé stessa.

advisor-abbate-economia-crisi-ristrettezza-austerityIn definitiva, diventiamo noi stessi le vittime sacrificali da porre sull’ara di questo tipo di economia. Siamo, involontariamente, il bersaglio perfetto, l’elemento al quale destinare capacità di negoziazione e psicologia di vendita dietro le quali si nascondono infidi e pericolosi soggetti, intenti a raggirare e a ingannare i consumatori.

L’esperienza di trading onesta e corretta, invece, si basa su tutt’altra forma di psicologia e capacità di negoziazione. È un qualcosa che deve tener sempre presente le esigenze e le aspettative del eterno dualismo formato da chi vende e da chi acquista.

Basare una economia di mercato esclusivamente tramite la persuasione occulta, ma anche quella meno occulta, è travisante oltre che essere deleterio nel rapporto cliente e venditore.

Non ci si deve mai dimenticare che tutte le forme di persuasione si sviluppano e si applicano su principi scientifici. Il potere di persuasione è una delle formule maggiormente utilizzate per sedurre le masse.

I pilastri su cui si basa la persuasione

Per difenderci, vediamo alcuni dei pilastri su cui si basa la persuasione.

  • Il primo è la reciprocità. Ad esempio si è propensi a dire più facilmente di sì a qualcuno quando si deve qualcosa, anche se si tratta di un semplice favore.
  • Il secondo è il principio di scarsità. Non basta dire quanto un prodotto sia buono e importante ed è necessario parlare di quanto sia raro. Quanto un prodotto è più raro tanto più grande sarà l’interesse della gente.
  • Il terzo punto della persuasione è l’autorità. Non per nulla, ci fidiamo della parola di persone esperte e con credibilità. L’impegno è il quarto aspetto della persuasione, mentre il consenso è un altro punto che consolida la persuasione
  • Infine, la persuasione guadagna anche più forza sulla base della nostra affinità.
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Il medico di base: primo presidio per la salute pubblica

Un tempo era una figura fondamentale ed era sempre pronto

e disponibile a visitare un suo paziente. Ora il suo ruolo è stato svilito

Medico1Il medico di base dovrebbe rappresentare il primo presidio per la salute dei cittadini. Ma, purtroppo, anche questa figura che un tempo era quasi un amico di famiglia, non solo è stata svilita a semplice passacarte, compilatore di ricette; come pure il suo studio è sempre più luogo di appuntamento per i presenzialisti “informatori medici”, un modo elegante per definire i rappresentanti delle varie case farmaceutiche.

Allo stato dei fatti, della sua funzione di dottore si è perduta ogni traccia. Con questo non voglio fare di tutta l’erba un fascio e neppure sparare nel mucchio, ma voglio solamente evidenziare come questo Stato sia anche riuscito a defenestrare la funzione medica e il presidio per la salute pubblica.

Un tempo, specialmente nelle zone rurali, il medico condotto, che piovesse, che nevicasse, che tirasse vento, che facesse caldo o freddo, prima in calesse, poi con la lambretta, andava di casa in casa. Conosceva tutte le malattie che si avevano avuto in famiglia, aveva pertanto un vero e proprio quadro clinico di tutti i suoi assistiti.

Non aveva computer, all’epoca non aveva neppure la più pallida idea, cosa ovviamente logica, di cosa fosse un sistema informatico.

Carta e penna, oltre alla sua esperienza e alla sua memoria, erano gli strumenti con i quali lavorava. C’era poi chi lo ripagava con una gallina, con delle uova fresche, c’era anche chi lo invitava a battesimi, alle comunioni e alle cresime. E lui era sempre lì pronto a supportare e intervenire con i pochi mezzi che aveva a disposizione. Attenzione non sto parlando di un tempo poi così lontano.

Chi ha qualche primavera sulle spalle, sa perfettamente che fino anche agli Anni Settanta dello scorso secolo, il medico di famiglia era veramente il medico di famiglia; era un dottore che se lo chiamavi perché tuo figlio forse aveva il morbillo, lui veniva a visitarlo per sincerarsi delle condizioni del suo paziente. Non faceva di certo le diagnosi per telefono e non passava intere ore (oltretutto durante il tempo che dovrebbe essere riservato agli assistiti) ad ascoltare un informatore circa un farmaco che sarebbe migliore di un’altro.

Tante le colpe del sistema sanitario italiano

Medico2È un dato di fatto che la categoria, purtroppo, non sente più il loro ruolo come una missione, ma come un mero lavoro di serie B mentre, in realtà, è importantissimo anche per quanto attiene la prevenzione.

Essendo poi anche loro uomini, e come tale facili alle tentazioni, non meraviglia leggere in cronaca che qualche medico di base prenda bustarelle o faccia viaggi gratis, come “gradito omaggio” per aver prescritto determinati farmaci piuttosto che altri o al posto dei più economici farmaci generici; e le pagine di cronaca non è raro che riportino casi simili.

D’altronde, si sa, ogni categoria ha le sue mele marce e la classe medica non è esente. Sarebbe, però, puerile puntare il dito accusatore solo verso chi si approfitta della situazione. Le responsabilità di questo andazzo sono da cercare ben più in alto.

Quello che è da condannare è il sistema sanitario italiano. Bisognerebbe avere il coraggio di prenderlo in toto e buttarlo letteralmente nella spazzatura.

Medici che non sono più motivati, impegnati più a fare carriera o a curare i propri interessi, ospedalieri che appaiono, in generale, come se fossero dei lavoratori alla catena di montaggio.

Il medico di base dovrebbe tornare al suo originale ruolo. Dovrebbe tornare ad essere invece la punta di diamante di tutto il settore sanitario, dovrebbe tornare a ricoprire quel ruolo che un tempo assolveva con grande professionalità e dignità.

Non si può lasciare che un cittadino sia abbandonato, che diventi un semplice numero oppure un elemento utile per stilare statistiche.

Una classe politica che dal 1946 non ha mai prodotto nulla, se non scandali, imbrogli, in Paese serio, dovrebbe essere non solo mandata a casa, ma del tutto cancellata e rinnovata da zero. D’altra parte figure di spicco come, ad esempio, Umberto Montanari, che era medico condotto a Piumazzo, che venne assassinato da bande comuniste il 19 maggio del 1946, quindi a guerra già finita, nel tristemente noto Triangolo della morte non esistono più.Allo stato dei fatti, della sua funzione di dottore si è perduta ogni traccia. Con questo non voglio fare di tutta l’erba un fascio e neppure sparare nel mucchio, ma voglio solamente evidenziare come questo Stato sia anche riuscito a defenestrare la funzione medica e di presidio per la salute pubblica.

L’Islam, l’Occidente e le tante questioni mai risolte

Giovanni Paolo II fu il primo Papa, nel 1986, a visitare una sinagoga

e il solo a riconoscere, nel 1992, lo Stato di Israele

Una foto storica: 13 aprile 1986, l’abbraccio fraterno tra il Giovanni Paolo II e Rabbino Capo di Roma Elio Toaff.

Una foto storica: 13 aprile 1986, l’abbraccio tra il Papa Giovanni Paolo II e Rabbino Capo di Roma Elio Toaff.

Sono tante le cose che non capisco, ed è proprio per questo che amo definirmi un uomo qualunque con le proprie fantasie, i propri sogni, con le proprie difficoltà e con i propri problemi.

Ma, fra le tante cose che non capisco vi è questa sorta di sudditanza nei confronti del mondo islamico da parte dell’Occidente. Sembra quasi che nei loro confronti ci debba essere a tutti costi una reverenziale e passiva forma di comportamento. Nei vari Stati cristiani europei, quindi tanto quelli protestanti quanto quelli cattolici, si è sistematicamente svolto, in varie forme un qualcosa di comune, cioè la cacciata degli ebrei. Poche volte e sempre con aspetti marginali, come quelli che “ispirarono” la prima crociata, l’Occidente ha svolto un’azione così capillare e scientifica nei confronti del mondo islamico.

Eppure come ci ha insegnato la storia, il popolo ebraico non si è mai macchiato nei confronti dell’occidente di alcun crimine. Non ha mai mandato navi e soldati in giro per il continente europeo per sottometterlo, conquistarlo e obbligarlo a convertirsi, cose che invece hanno fatto per lunghi secoli le varie popolazioni mussulmane. Basta semplicemente ricordare la strage degli Armeni e dei Greci da parte dei mussulmani.

Quindi, in linea teorica, ma anche molto pratica, non è di certo la popolazione ebraica, il nemico. Mi pare che non siano di fede ebraica i vari terroristi che seminano morte e distruzione oggi come ieri.

La cosa che poi mi risulta essere davvero incomprensibile è che l’Occidente sia pronto a fare manifestazioni di piazza se lo Stato di Israele reagisce, anche in maniera talvolta fin troppo esacerbata, a vili attentanti dove muoiono innocenti bambini, donne, uomini e vecchi. Mi sembra che vi siano due pesi e due misure.

Sul terrorismo vi sono due pesi e due misure

Un attentato a Gerusalemme

Un attentato a Gerusalemme

Cioè se i mussulmani si fanno saltare in aria e provocano una strage l’Occidente chiude un occhio, se Israele compie delle rappresaglie allora subentrano le condanne, le lunghe discussioni.

Si è fatta una guerra mondiale per andare a distruggere una Germania nazista, si è fatto un processo di Norimberga per condannare gli autori della strage degli Ebrei, e poi quando questi hanno comprato la terra e finalmente hanno potuto creare uno Stato dove poter vivere in pace, prima gli inglesi e poi i restanti Paesi mussulmani hanno provato proprio di tutto per ricacciare a mare gli ebrei, nessuno dice niente, nessuno manifesta una condanna.

Certo, è da ricordare che la Germania è stata condannata per quanto ha fatto nei confronti degli Ebrei, però nessuno mai hai condannato la Russia di Stalin per i feroci crimini di guerra commessi anche nei confronti degli ebrei.

Anche lo stesso papato si è macchiato nei confronti degli ebrei di abusi di incredibile durezza, come ad esempio l’istituzione dei ghetti, ma non hai mai condannato con tale durezza il popolo mussulmano. Forse è da ricordare che Giovanni Paolo II fu il primo papa che nel 1986 andò a visitare una sinagoga, e fu sempre solamente lui a riconoscere, nel 1992, lo Stato di Israele.

Per il resto l’occidente è sempre più che mai chino nei confronti dei mussulmani. In pratica così sistematicamente crudele nei confronti degli ebrei e così buonista nei confronti dei mussulmani. I misteri gloriosi di cui nessuno vuole spiegarne le vere ragioni.

L’exploit dei rapporti commerciali tra Italia e Cina

La Cina, da tempi immemori, ha sempre rappresentato

un importante fulcro per gli scambi economici

Drago_cineseCristoforo Colombo, Ferdinando Magellano e Amerigo Vespucci sono certamente i primi tre nomi che vengono in mente quando si parla di scoperte, o per essere più precisi, di nuove e importanti rotte commerciali.

Ma, anche se tecnicamente non ha scoperto nulla, il personaggio che ha dato un nuovo volto ai rapporti commerciali fra i vari Paesi, è certamente il grande Marco Polo. Ambasciatore, viaggiatore, scrittore, ma in special modo grande mercante veneziano, ripercorrendo la mitica via della seta arrivò in Cina.

Certamente non ebbe la possibilità di prevedere nel futuro quale enorme ripercussione positiva potesse avere tutto ciò, ma certamente comprese da subito, e molto bene, quali enormi vantaggi economici potesse avere per Venezia tutto quello che fece in Cina.

La Cina, da tempi immemori, ha sempre rappresentato un importante fulcro per gli scambi economici, e, al di là delle vicissitudini storiche e politiche che nei suoi millenari secoli di storia si sono succeduti, è sempre stata considerata una “piazza” economica di rilevate importanza.

L’inizio dei rapporti commerciali moderni fra l’Italia e quella che correttamene dovrebbe essere chiamata Repubblica Popolare Cinese, hanno una precisa data di origine, e cioè il 6 novembre del 1970. È, infatti, a partire da questa precisa data che ebbero inizio le relazioni bilaterali fra i due Paesi.

 Le grandi potenzialità della Cina

Oggi la Cina rappresenta qualcosa cosa come 1,3 miliardi di possibili consumatori, che sono sparsi su un vasto territorio e con delle ragioni che sono diverse in maniera estrema l’una dalle altre.

Sono da sempre convinto che fare commercio significhi fondamentalmente poter vendere un qualcosa che l’altro non ha. Per questo, ritengo che per poter intraprendere un qualsiasi tipo di rapporto commerciale con questo immenso e vasto territorio, sia di fondamentale importanza avere ben presente alcuni punti.

Per instaurare dei validi rapporti commerciali – e fortificare, ovviamente, quelli già in essere – fra l’Italia e la Cina, è di vitale rilievo conoscere molto bene le molteplici realtà presenti. Grazie a questa primaria conoscenza, si potrà allora cercare la migliore strategia, quella che maggiormente si possa adattare al territorio con il quale si intende stabilire dei proficui e validi rapporti commerciali.

Per poter arrivare a questo, è necessario per prima cosa essere preparati sulle loro abitudini, sulla loro cultura, sulla loro storia, e quindi è di rilevante interesse andare a studiare anche lo stadio dello sviluppo del suo territorio, e questo tanto nel suo insieme, quanto per singole regioni.

Per poter stabile concreti e solidi rapporti commerciali tra l’Italia e la Cina, reputo che si debbano assolutamente evitare gli infantili passa parola, magari frutto di meri e oscuri pregiudizi. Il tutto deve avvenire solamente attraverso una diretta e profonda conoscenza del paese Cina.

Per poter comprendere ancora meglio le potenzialità in essere, basta semplicemente ricordare che nel 2013, per quanto verte i rapporti economici e commerciale fra i due paesi, la Cina ha avuto un interscambio pari a 43,3 miliardi di dollari americani, e che abbiamo avuto un incremento del 9,4% di esportazioni nei confronti della Cina. Ecco perché si deve guardare con sempre maggiore attenzione al “Pianeta Cina” in tutte le sue sfaccettature e con occhio competente.