Vladimir Putin, una estensione della storia comunista russa?

Se volessi le truppe russe potrebbero essere in due giorni non solo a Kiev, ma anche a Riga, Vilnius, Tallinn e Varsavia o Bucarest

Vladimir Putin

Come Advisor, reputo che esistano due casi di studio facili da confrontare per comprendere come sia stato un forte deterrente economico, politico, culturale e via dicendo, il comunismo. Di fatti, vi sono due evidenti esperienze storiche che possono testimoniare, in maniera lampante, tutto ciò. Basta mettere a paragone cos’era la Germania orientale e la Germania occidentale da un lato e, dall’altro, la Corea del Nord e la Corea del Sud.

Da Advisor, sono dell’opinione che tutti possono e sappiano trarre le conclusioni necessarie. Vladimir Putin, anche in qualità di ex agente del KGB, sa esattamente cosa sia il comunismo e di come la Russia lo abbia utilizzato per influenzare la storia di una infinità di nazioni. Ancora oggi, sono in molti a domandarsi se il comunismo e il potere sovietico abbiano contribuito a rendere la Russia un paese prospero, oppure siano stati una inutilità storica.

Se si vuole analizzare la questione senza influenze ideologiche, si deve evidenziare come, tra le varie eredità lasciate, il comunismo sia stato un fattore determinate nel far restare indietro, rispetto ad altri paesi economicamente più avanzati, gran parte dell’Europa centrale. Non a caso, i paesi sotto il giogo russo erano, di fatto, chiusi in un vicolo cieco, lontani anni luce dal resto della civiltà mondiale.

Nonostante tutte queste evidenze, questi fatti conclamati, la Russia appare essere ancora in ritardo rispetto ad altre nazioni economicamente avanzate, e il presidente russo Vladimir Putin, non sta facendo nulla per cambiare la situazione. Putin ha recentemente superato il record di anni di potere di Leonid Breznev e il record detenuto da Stalin non sembra essere più così lontano. Pur tuttavia, i dati economici russi sotto Vladimir Putin, brillano per i loro record di stagnazione, risultando essere tali e quali a quelli dell’epoca di Breznev.

Certamente, gli economisti e gli uomini d’affari in Russia stanno lottando per cercare di rivitalizzare l’economia russa, ma, varie scuole di pensiero si scontrano. Per cui, sono in molti, a domandarsi quanto e se mai possa avvenire concretamente, che in Russia predomini, per esempio, il pensiero dell’ex ministro delle finanze Alexei Kudrin, che ha lavorato con Putin sin dagli anni Novanta.

Per la cronaca, Alexei Kudrin è il promotore di tutta una serie di proposte volte a liberalizzare l’economia russa e favorire gli investimenti in questo paese. D’altra parte, Kudrin, da tempo, sostiene che il clima economico, nel quale le compagnie private sono regolarmente espropriate dal governo e dove gli imprenditori sono completamente scoraggiati dall’eccessiva burocrazia, stia facendo sì che il tasso di crescita del paese sia bloccato.

Inoltre, il Kudrin pensiero, si incentra sul fatto che, invece di spendere soldi nel settore della difesa e della sicurezza, che è stato molto pesantemente finanziato negli ultimi anni, ci si dovrebbe maggiormente indirizzare sulla spesa per la salute e per l’istruzione. Questo, in conclusione, almeno sotto Putin, sembra molto improbabile che possa avvenire.

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Alla ricerca di una idea per lanciarsi nel campo finanziario

Se tu hai una mela, e io ho una mela, e ce le scambiamo, allora tu ed io abbiamo sempre una mela ciascuno. Ma se tu hai un’idea, ed io ho un’idea, e ce le scambiamo, allora abbiamo entrambi due idee

George Bernard Shaw

Trovare un’idea di un prodotto o per una attività innovativa, da Advisor, reputo che sia l’inizio di una lunga ed entusiasmante avventura per lanciarsi nel campo finanziario. Nella mia attività di Advisor, sono sempre stato portato a trovare il modo migliore per far funzionare una attività.

Ovviamente, nella ricerca di una idea per lanciarsi nel campo finanziario, vi sono diverse opzioni che si possono adottare a seconda dei vari casi. Comunque, in ogni caso è sempre una grande sfida. Di fatti, se si dovesse decidere di vendere un prodotto, si dovrà, tra l’altro, analizzare i vantaggi e gli svantaggi di numerose soluzioni.

Ad esempio, sempre nel caso di una vendita di un prodotto, si dovrà prendere in considerazione se sia preferibile produrlo oppure comprarlo all’ingrosso per poi rivenderlo. Oltre a ciò, per prendere la decisione giusta per la propria attività, si dovrà individuare a chi si vuole destinare questo prodotto, ossia a quale fascia di consumatori, oltre che ipotizzare le varie strategie di marketing.

Quindi, a seconda del prodotto, del mercato e della nicchia, è fondamentale effettuare una attenta analisi al fine di individuare quale tipologia di prodotto o di prodotti siano più confacenti alle linee guida della attività commerciale che si intende avviare. In più, si dovrà studiare quale sia la concorrenza. Comunque, alla base di ogni studio, si deve partire dal comprendere sia più opportuno creare il proprio prodotto, oppure sia preferibile acquistare uno per poi rivenderlo.

Per comprendere meglio quale siano le differenze di questi due modi approcciarsi con una attività commerciale, analizziamo, seppure brevemente, le relative strategie. Creare il proprio prodotto è un approccio comune per molti aspiranti imprenditori.  Che si tratti di gioielli, articoli di moda o prodotti di bellezza naturali, creare i propri prodotti ci dà un controllo preciso sulla qualità e sul marchio, ma, questo si ottiene a scapito di alcune limitazioni.

Se si decidesse di fabbricare i propri prodotti, ad esempio, i costi principali includeranno il costo di acquisto delle materie prime, le spese di stoccaggio e gli stipendi che si dovranno pagare. Inoltre, è da tener conto che molto dipenderà dalle risorse economiche a cui sia ha accesso, il che, in vari casi, potrebbe limitare la scelta dei prodotti da realizzare. Di solito, questa metodologia è perfetta per chi ha idee creative e per chi ha le risorse per poterlo fare.

Quindi, il creare i propri prodotti è adatto a chi desidera mantenere il pieno controllo sulla qualità del prodotto e del proprio marchio, sperando di ridurre i costi durante il corso della propria attività. Il comprare all’ingrosso per rivendere è un processo relativamente chiaro e semplice. Infatti, si tratta di acquistate scorte di prodotti, di solito di vari brand, direttamente dal produttore o da un fornitore intermedio a un prezzo all’ingrosso, per poi andarlo a rivendere a un prezzo più elevato.

Il modello di acquisto all’ingrosso è un modello di business meno rischioso rispetto alla possibilità di produrre il proprio prodotto per una serie di motivi.  In primo luogo, i marchi in questione sono già stati testati sul mercato e, quindi, non si corre il rischio di sprecare tempo e denaro nello sviluppo di un prodotto che nessuno conosce. Inoltre, non è necessario ordinare quantità molto grandi, come di solito accade quando si sceglie di fabbricare i propri prodotti.

In conclusione, andare alla ricerca di una idea per lanciarsi nel campo finanziario, è sempre una meravigliosa e complessa avventura.

Le vendite online sono il futuro del commercio?

Investire con successo significa anticipare le anticipazioni degli altri

John Maynard Keynes

Advisor Abbate - e-commerce1

Come Advisor, sono convito, da molto tempo, che internet stia diventando una delle componenti tra le più importanti della nostra vita quotidiana. Per comprendere ciò, basta semplicemente ricordare come si ricorra a questo strumento per ogni cosa.

Ovviamente, da Advisor, devo anche registrare il fatto che, pur essendo sempre presenti i cosiddetti negozi fisici, il loro futuro appare essere sempre meno certo.  A questo punto, quindi, la domanda che possiamo porci è questa: arriveremo ad un punto in cui lo shopping diventerà una esperienza al 100% digitale? Certamente non ora, ma forse in futuro, potrebbe essere il caso.

Ma vediamone, seppure in sintesi le ragioni.

Punto primo: i negozi fisici chiudono

È un dato: sempre più negozi fisici stanno chiudendo. Ci sono diversi motivi per questo, tra gli altri, le vendite online, che hanno la capacità e la possibilità di attrarre molti più clienti. Tutto ciò, rappresenta e, soprattutto, genera un circolo vizioso, perché un minor numero di clienti, significa meno entrate per spese che rimangono fisse, o addirittura aumento. Il calcolo è, quindi, semplice da fare.

Punto secondo: le vendite online stanno crescendo

Causa e conseguenza del punto primo, la vendita online è in crescita grazie, in particolare, alle grandi vetrine virtuali come, ad esempio, quella Amazon, le quali offrono prezzi vantaggiosi e servizi più che apprezzabili. Di conseguenza, oggi come oggi, non essere presenti su internet è come non esistere. Personalmente, sono dell’avviso che il “fisico” e il “digitale” possono unirsi per offrire qualcosa di armonioso e potente, tuttavia è necessario avere i mezzi per investire nel Web, oltre che le capacità.

Punto terzo: perché questi risultati?

Bisogna essere pragmatici. Aprire un negozio online e, perciò, dare il via ad una attività di e-commerce, è molto più economico rispetto all’apertura di un negozio fisico e, questo, tanto nel breve quanto nel lungo termine.

Anche se è possibile che lo shopping online effettuato sul web possa generare meno profitti rispetto alle vendite tradizionali, è da sottolineare il fatto che per permette di beneficiare di una infinità di vantaggi veramente imbattibili. Ad esempio, sul web si possono offrire vetrine molto più ampie, quindi più scelta, avere costi di gestione notevolmente più bassi, oltre che potersi interfacciare con una incredibile vastità di clientela.

Inoltre, è più facile tracciare, segmentare, targettizzate e definire il pubblico sul Web. In questa analisi, poi, non si può, di certo, dimenticare che il commercio sul web sia più pratico e più comodo per i consumatori, i quali possono effettuare i propri acquisti, anche, comodamente da casa propria. In altri termini, è giusto ammettere che sia una formula più pratica, economicamente vantaggiosa e più comoda.

Oltre a ciò, i prezzi sono molto competitivi, ed è molto più facile effettuare comparazioni, ovvero confrontare le varie proposte. In conclusione, la parola chiave è convenienza.

 

Come rimodellare l’economia sulla base dei cambiamenti climatici

Il cambiamento climatico è reale. La sfida è avvincente. E più a lungo aspettiamo, più difficile sarà risolvere il problema

John Kerry

Una delle principali sfide, che come Advisor mi ritrovo sempre più spesso a dover affrontare, è propriamente quella riguardare il come poter rimodellare una economia sulla base dei cambiamenti climatici. Ovviamente, da Advisor, ogni tipo di analisi la faccio sempre partire da una costante e approfondita ricerca dettagliata.

Di conseguenza, per affrontare correttamente tale tematica, si deve partire dal fatto che il riscaldamento globale è un qualcosa che, in tempi passati, non si era mai manifestato in maniera così forte. A partire dalla rivoluzione industriale, la concentrazione di gas serra è aumentata, causando, oltre all’effetto serra naturale, il surriscaldamento globale causato dall’uomo.

Il cambiamento climatico ha un impatto sulla temperatura e sulle precipitazioni e, oltre che avere una forte influenza sull’ambiente, lo ha anche sulla società e sull’economia. Sebbene l’entità delle conseguenze fluttuino naturalmente e a seconda delle condizioni regionali, indubbiamente, tutto ciò impone una certa attenzione nell’andare a sviluppare un qualsiasi progetto economico.

Infatti, ad esempio, non si può esulare dal fatto che tutta l’agricoltura possa subire danni finanziari a causa dei cambiamenti climatici.  I fallimenti si sommano rapidamente.  Si prevede che un innalzamento della temperatura di 2 gradi centigradi, abbia come conseguenza il danneggiamento di almeno il 10% dei raccolti in tutto il mondo. Ma quando il clima cambia, anche l’industria turistica ne risente.

La mancanza di neve, ad esempio, sta costringendo diverse stazioni sciistiche ad adeguare la propria offerta, il che ovviamente non è esente da spese. Questo è il motivo per cui gli sforzi del turismo vede sempre più utilizzare l’autunno come alternativa alla stagione invernale per commercializzare queste aree. Con l’aumento dei disastri naturali, le compagnie di assicurazione devono aumentare i costi delle polizze.

Di base, quindi, è ovvio che si debba far aumentare la convinzione che sia giunta l’ora di agire per ridurre le nostre emissioni e rimodellare l’economia. L’aspetto, poi, ha anche ha delle forti ripercussioni sulla stessa salute umana. Ondate di calore, inondazioni, malattie trasmesse dagli insetti, allergie, aumento del rischio di cancro da radiazioni UV più elevate. Tutto ciò fa aumentare i costi per la salute che uno stato deve affrontare.

La questione, inoltre, investe molteplici aspetti della nostra vita, come le risorse idriche. Di fatti, meno acqua in estate, lo scioglimento dei ghiacciai, le più intense ma meno frequenti piogge, la più lenta formazione delle falde acquifere, e via dicendo, sono aspetti sempre più determinanti e che influenzano ogni tipo di modello economico.

I cambiamenti climatici, colpiscono, poi, anche la biodiversità con un consequenziale rischio di estinzione di piante e di animali, afflusso di nuove specie amanti del calore. I costi presentanti dal cambiamento climatico sono in costante aumento.  Per evitare il collasso dell’economia, è della massima urgenza che ognuno di noi riconosca la grave minaccia posta dal cambiamento climatico.

Quindi, tutto ciò, in conclusione, impone delle scelte economiche che possano fronteggiare questi aspetti e, soprattutto, siano effettivamente capaci di porre fine ad un qualcosa che potrebbe mettere a forte rischio la nostra sopravvivenza su questo pianeta.

Quanto costa il cambiamento climatico?

Tutti capiscono che il cambiamento climatico sta avvenendo e le persone che si oppongono fanno davvero male ai nostri figli e ai nostri nipoti e rendono il mondo un posto molto peggiore”.

Eric Schmidt

L’uomo, molto, spesso lotta per accettare fatti spiacevoli.  Il cambiamento climatico è un forte esempio di questo. Come Advisor, tuttavia, devo cercare di poter comprendere quanto possa costare il cambiamento climatico. Ovviamente, da Advisor, sottolineo sempre che le conseguenze finanziarie del riscaldamento globale possono essere solamente stimate.

Quindi, di conseguenza, mi trovo, molte volte, a fare delle riflessioni di quanto il cambiamento climatico possa influenzare l’economia e quali possano essere le conseguenze di tutto ciò nei mercati finanziari. Comunque, una cosa è chiara: il cambiamento climatico richiede un prezzo molto alto. Da un lato, provoca danni a causa di eventi meteorologici estremi, e dall’altra parte, un sacco di soldi devono essere investiti in misure di adattamento, come le strutture protettive o la conversione alle energie rinnovabili.

È quindi chiaro che i cambiamenti climatici rappresentano una sfida economica. È difficile attribuire un costo esatto al cambiamento climatico e, questo, a causa dei numerosi fattori che variano a seconda del modello. Tuttavia, ci sono studi che cercano di stimare i costi. Uno studio dell’Istituto tedesco per la ricerca economica, ad esempio, stima i costi che dovrebbero essere sostenuti dalla Germania nei prossimi 50 anni, a 800 miliardi di euro. Una buona metà di essi, dovrebbero riguardare il danno climatico diretto e, l’altra metà, è costituita da conseguenze indirette quali misure di adattamento e aumento dei prezzi dell’energia.

L’Unione Europea, prevede inoltre tra i 20 e i 65 miliardi di euro i costi annuali in tutta Europa entro il 2080. Tali stime, che possono sembrare molto teoretiche, sono, in realtà, importanti nel fornire linee guida politiche su come tassare le emissioni di gas serra.  Il costo di una tonnellata di CO2 emessa è stimato tra i 30 dollari e i 40 dollari.

Con emissioni annue di CO2 di 6,4 tonnellate pro capite, quanto verrebbe richiesto, ovvero quanto costerebbe? È stato stimato che potrebbe essere richiesto, qualcosa, quantificato in 250 dollari! Non a caso, i disastri naturali, che aumentano di frequenza e gravità, causano immensi danni alle infrastrutture pubbliche. Per limitare questo, sono necessarie costose misure protettive. La sola UE stima che i danni provocati dalle inondazioni in futuro ammonterebbero a circa 8 miliardi di euro all’anno.

Per ridurre questi costi, sarebbero necessari fino a 1 miliardo di euro all’anno per migliorare solamente la protezione costiera. L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, ossia l’OCSE, si aspetta che i suoi Stati membri investano 95 miliardi di euro per adeguare le infrastrutture al riscaldamento globale.

Quindi, pare più che evidente che, oltre a dover affrontare le sfide politiche mondiali e le relative instabilità, il terrorismo, l’economia mondiale deve intervenire per dare il suo fattivo contributo per contrastare il problema del cambiamento climatico. In conclusione, sono dell’opinione che prima si inizierà e meno sarà il costo da dover affrontare per una maggiore futura sostenibilità.

La trasformazione dell’economia e le previsioni di tendenza

Siamo fatti anche noi della materia di cui sono fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita

William Shakespeare

Nuovi leader nel mercato mondiale, vita quotidiana diversa: nei prossimi 20 anni, le imprese, le aziende e il nostro stile di vita, come Advisor, sono convinto che cambieranno più che mai. Di conseguenza, imprenditori, ricercatori di mercato e via dicendo, guardano al futuro.

Compagnie aeree a basso costo, internet, la caduta del muro di Berlino, la globalizzazione. Anche da Advisor, registro come, in tutti i settori, la nostra vita quotidiana è cambiata radicalmente negli ultimi quarant’anni.  E il processo continuerà ad un ritmo in costante ampliamento. Come risultato della transizione verso la società basata sulla conoscenza e l’accelerazione del progresso tecnologico, l’economia è sempre più influenzata dalla ricerca e dallo sviluppo, dalla conoscenza scientifica e dalle nuove tecnologie. Anche i cicli di produzione, si accorciano sempre più.

Le ragioni di questo rapido accorciamento dei cicli di produzione includono l’uso di computer con prestazioni migliori, cooperazione via internet, “produzione snella”, processi di produzione innovativi e cooperazione tecnologica mondiale. Inoltre, i nuovi prodotti devono essere immessi sul mercato ancora e ancora, poiché vengono copiati sempre più velocemente dalla concorrenza e, il più delle volte, anche offerti a prezzi più economici.

Le aziende che saltano un salto tecnologico, vengono superate dai loro concorrenti entro pochi mesi. Di fronte alle aspirazioni protezionistiche dei singoli governi, alle divergenti leggi nazionali e alla prevista crisi delle materie prime, molte aziende hanno deciso di accelerare e approfondire la globalizzazione, puntano sulla espansione.  Non a caso, molte aziende globali hanno già un maggiore potere economico rispetto ad alcuni paesi.

La politica, perciò, ha sempre meno capacità di saper contrastare il crescente potere aziendale multinazionale. Sono del parere che, nei prossimi anni, vecchi e nuovi poteri economici si sfideranno. Paesi come la Cina, la Corea del Sud e Taiwan stanno producendo sempre più prodotti di alta qualità, investendo una infinità di soldi in ricerca e sviluppo e hanno professionisti ben istruiti. Siti di alta tecnologia e centri di innovazione sono ora diffusi in tutto il mondo.

Secondo vari studi di cui ho potuto leggerne i risultati, l’Europa non perderà la sua quota attuale del mercato mondiale e, questo, nonostante gli alti standard sociali e la bassa spesa per ricerca e sviluppo. È, poi, da ricordare che queste analisi, fanno chiaramente intendere che il successo dell’UE, si basa sulla espansione del commercio interno e sulla attenuazione delle difficoltà sociali. Ma al di fuori della Unione Europea, sorgeranno nuove opportunità. Le principali economie emergenti, ad esempio, offrono una tecnologia e, ad un paese esportatore attento, mercati sempre più grandi in cui può vendere i propri beni.

In conclusione, se si vuole sopravvivere sul mercato mondiale, si si deve indirizzare nella direzione di un capitalismo creativo, il che richiede più ricerca e sviluppo, più inventiva e innovazione, più istruzione e ulteriori qualifiche.

Deutschland, Deutschland über alles

Se sognare un po’ è pericoloso, il rimedio non è sognare di meno ma sognare di più, sognare tutto il tempo

Marcel Proust

Se gli inni nazionali esprimono il sentimento di un popolo, indiscutibilmente, da Advisor, reputo che quello tedesco ne sia davvero colmo. Ma non è tutto. Infatti, ricordo come Advisor, che negli Anni Novanta, ovvero dopo la sua riunificazione, la Germania era vista da molti grandi economisti come la “malata” d’Europa.

Pur tuttavia, da un tasso di disoccupazione a due cifre, oggi, la Repubblica Federale di Germania è la principale potenza economica. Nonostante tutte le incredibili avversità legate al suo particolare dopo guerra, la Germania, seppure chiaramente indebolita, ha fatto leva sul indomito spirito. Non a caso, ogni tipo di analisi economica, vede la Germania come uno stato che ha il più basso tasso di disoccupazione nell’UE e il più alto surplus commerciale del mondo.

Di solito, vi è un tradizionale contrasto da economie tradizionali e quelle high-tech, tra quelle che hanno un orientamento regionale e globale, come pure, tra condizioni che incoraggiano la libera imprenditorialità e quelle che incoraggiano lo statalismo. La Germania, ha saputo dimostrare che la combinazione di tutti questi elementi, può portare a una strategia unica e superiore e come sia fattibile il poter promuovere la competitività globale di un Paese e, allo stesso tempo, si possa saper sviluppare una coesione economica e sociale della società. Tutto questo, senza dubbio, ha rafforzato il paese Germania.

Chiunque voglia provare a descrivere il percorso tedesco, non può, quindi, esimersi dal ricordare la sua determinazione, la sua efficienza e capacità. Non di meno, tutte queste innate caratteristiche del popolo germanico e, di conseguenza, della sua classe politica, hanno fatto sì che l’economia tedesca, da un tasso di disoccupazione a due cifre, nel periodo successivo alla riunificazione, potesse arrivare ad un surplus del commercio estero più alto del mondo e al più basso tasso di disoccupazione in ambito UE. Dietro a tutto ciò, non vi è alcun segreto oppure oscura strategia, ma un solo ed unico desiderio: Deutschland, Deutschland über alles.

Al di là dei soliti e stupidi stereotipi, queste parole che fanno parte dell’inno tedesco, sono alla base di uno spirito in cui, al centro di ogni interesse e di ogni scopo, vi è il benessere della Germania, intesa proprio come unità di popolo. Questa nazione, infatti, ha saputo promuovere un grande sviluppo economico.

Con indomito impegno, la classe governante tedesca, tra l’altro, ha fatto in modo di consentire alle piccole e medie imprese di espandersi a livello internazionale in nicchie di mercato promettenti. Molto di questo sviluppo, invero, ha preso vita da un sistema educativo a due binari, con la componente scientifico-universitaria da un lato e la formazione mirata di lavoratori qualificati, dall’altro.

Tutto ciò, ha fornito all’economia personale altamente qualificato sia per la produzione e sia per la ricerca e lo sviluppo. Potenziamento delle infrastrutture, investimenti pubblici nei trasporti, nelle comunicazioni e in altre strutture per migliorare la qualità della vita, nella ricerca, sono alcuni degli aspetti che, in conclusione, hanno determinato la rinascita della Germania.

1998: la fine di un ciclo e l’inizio di una nuova era economica?

Una nazione non è in pericolo di disastro finanziario semplicemente perché deve a se stessa del denaro

Andrew William Mellon

Da Advisor, sono del parere che, anche per quanto riguarda il mondo economico, vi siano date che sono entrate nella storia. Per esempio, ricordo come Advisor che, nel 1998, l’economia globale entrò in una zona di alta instabilità, carica di minacce sia per la continua crescita nei paesi occidentali sia per il futuro del processo di globalizzazione dell’economia.

Sono, comunque, sempre dell’avviso che vi sia, ancora oggi, in atto una sorta di opposizione ciclica. D’altra parte, da un lato vi è una profonda recessione in cui il Giappone e parte dell’Asia in via di sviluppo stanno affondando, mentre dall’altro, parte dell’economia è affascinata dall’apparente buona salute delle economie europee e americana.

Eppure, si deve tener sempre conto del forte potere destabilizzante di una ondata depressiva, la quale, immancabilmente, è solita colpire il mercato finanziario. In questo, poco conta se si diffonde partendo dal Sud-est asiatico, dall’America Latina, dalla Russia oppure dall’Europa. Quel che conta, infatti, è l’impatto che produce tale vento.

A riprova a di ciò, basta pensare come la dimensione sistemica del fenomeno del contagio finanziario, del tipo avvenuto nel 1998, sia, purtroppo, ancora tardivamente colta dai leader dei principali paesi industrializzati, e ciò in maniera sistematica. L’idea che una situazione economica occidentale, guidata dal dinamismo del consumo negli Stati Uniti e dalla prospettive economiche collegate all’unione monetaria in Europa, potrebbe rimanere impermeabile, è ancora forte.

Quindi, nonostante quanto avvenne nel 1998, pervade ancora con le sue nefaste conseguenze. Sicuramente, una qualsiasi tipologia di crisi dovrebbe essere maggiormente studiata, prima che possa diventare una vera e propria crisi finanziaria internazionale. Sembra quasi, invece, che la conoscenza accumulata sull’intensità del processo di integrazione economica globale, non abbia valore.

Ma, in realtà, quanto può incidere sul mercato borsistico una strategia anti-crisi che prenda forma negli Stati Uniti? E come può generare una certa risonanza nei mercati del sud asiatico e in quelli europei? Questi, come pure molti altri, sono i temi a cui si deve dare una pronta risposta. Non tutto, infatti, può essere risolto, pensando di dare vita ad un nuovo ciclo finanziario.

Sul piatto, vi sono anche le economie emergenti e, non sempre, gli obiettivi sono coincidenti. Non a caso, il fatto di aver dato vita alla Banca Centrale Europea, per esempio, non è risultato essere sufficiente, come anche la storica decisione della creazione di una moneta unica non ha portato tutti quei risultati che l’economia si aspettava.

Di conseguenza, credo se il 1998 possa aver decretato una fine di un certo modo di vedere e concepire l’economia, tuttavia la presunta fine del suo ciclo non è stato, di fatto, sufficiente per dare vita ad una concreta nuova Era. È palese, che, seppure si faccia credere che certi legami a determinati gruppi economici e politici siano modificati, nella realtà dei fatti, si è assistito più ad una camaleontica trasformazione di mera facciata.

In conclusione, pur restando fiducioso, sono dell’idea che il percorso alla creazione di una nuova strategia economica sia ancora lungo e irto di ostacoli.

I possibili scenari di investimento dei prossimi anni

Le previsioni sono estremamente difficili. Specialmente sul futuro

Niels Bohr

Nei prossimi cinque anni, la crescita economica sarà trainata da Stati Uniti, Europa, Giappone, ma anche dalla Cina e dall’India, mentre i mercati emergenti offriranno interessanti opportunità di investimento. Questo, come Advisor è, sinteticamente, il mio pensiero sui possibili scenari di investimento dei prossimi anni.

Di fatti, da Advisor, considero che, nell’andare a sviluppare i possibili scenari economici, si debba partire da una crescita economica globale, la quale, almeno per il momento, è stata ampiamente concentrata negli Stati Uniti. Un qualcosa che, tuttavia, dovrebbe espandersi, in particolare in Europa e in Giappone.

In questo studio di possibili scenari, il perno centrale sarà il fatto che i costi energetici, come pure l’inflazione e i tassi di interesse, dovranno rimanere relativamente bassi. Quindi, anche se l’economia statunitense rimarrà il motore della crescita globale, realtà come Giappone, Europa, Cina e India faranno la loro parte.

Gli investimenti che ne conseguiranno, saranno alimentati principalmente dalle prospettive di ampliamento della ripresa economica globale e dalla persistenza di bassi prezzi del petrolio. Prevedo, pertanto, titoli azionari e interessanti opportunità di investimento nei mercati emergenti, in particolare in India e nei paesi importatori di materie prime.

Ma per essere osservatori attenti, sviluppiamo un modello di possibili scenari di investimento dei prossimi anni, sotto differenti ottiche. La prima, è dettata dall’ottimismo. Uno scenario ottimistico, prevede un contesto in cui i responsabili delle politiche di tutto il mondo, diano maggior peso alle questioni ambientali e, ciò, in una fase a breve e medio termine. Inoltre, vi sarà una attività globale, che sarà maggiormente focalizzata su titoli ciclici e società non statunitensi con elevate entrate interne, in particolare tra i produttori di materie prime.

Di contro, lo scenario più pessimistico, solleva la possibilità che uno o più errori politici producano una sorpresa nell’economia globale. A tal proposito, è doveroso ricordare che molti esperti in materia economica, considerano alto il rischio potenziale di questa probabile previsione. Il tutto, è correlato al possibile fallimento di parte di alcune banche.In una tale ottica, è facile prevedere le potenziali conseguenze economiche quali, ad esempio, la corsa verso investimenti sicuri e di qualità.

Comunque, al di là di una visione ottimistica o pessimistica, in tema di futuri investimenti, è da mettere sul piatto della bilancia i possibili rapporti tra Stati Uniti e paesi membri dell’Unione Europea in tema di dazi. Di base, infatti, vi è il forte rischio che saltino i vari meccanismi di collaborazione fino ad oggi esistiti. Non a caso, sempre più team dediti ai possibili investimenti, sono sotto pressione per comprendere le possibili dinamiche e i futuri sviluppi.

Quel che è certo, è che in economia le prove di forza destabilizzano i delicati equilibri delle borse, oltre che generare la diffusione di panico tra gli investitori. Tutto sommato, sarebbe più proficuo andare a sviluppare decisioni coordinate e maggiormente più attente a tutte quelle esigenze che regolano le decisioni prese dai grandi e piccoli investitori. In conclusione, sono sempre più della convinzione che il mediare sia sempre la soluzione migliore.

XXI secolo, l’era della nuova economia

Il mondo è un bel posto e per esso vale la pena di lottare

Albert Einstein

Da più parti si alza il lamento della influenza dannosa e distruttiva, attribuibile all’essere umano. Ovviamente, come Advisor, reputo che questo nuovo sentimento possa innescare dei meccanismi che potrebbero, nel tempo, andare a modificare l’intero sistema economico mondiale.

Di fatti, in molti vertici dedicati al futuro del pianeta terra, sono sempre più gli esponenti che invocano una maggiore attenzione alla salute del luogo ove viviamo. I più catastrofisti, reputano che sia anche possibile la scomparsa dell’intera specie umana.

Da Advisor, considero il XXI secolo l’era per gettare le basi di una nuova economia. Indubbiamente, un’era non inquinante porterebbe beneficio alla qualità della vita su questo pianeta, e, in gran parte, darebbe la possibilità di dare linfa ad una economia più eco solidale.

Aspetti quali, ad esempio, il blocco dello scioglimento massiccio dei ghiacci, la scomparsa del problema del buco dello strato di ozono, come pure l’evitare che ulteriori specie animali possano scomparire, sarebbero, tutte, un qualcosa che passerebbe alla storia. In effetti, sarebbe davvero triste se dovessimo lasciare la Terra nel pieno degrado, infestata da megalopoli, fabbriche e veicoli e dominata da una distruzione massiccia.

Seppure questo scenario futuro possa apparire pessimista, dato che non sono egoista credo vivamente che possa essere molto utile anche per un nuovo piano economico globale. I cittadini, oltre che essere tali, sono anche dei consumatori e, tutta l’economia mondiale si basa proprio sulla legge della domanda e della offerta. Di conseguenza, è doveroso prendere conoscenza di un nuovo sentimento che aleggia in più persone. Non a caso, è da registrare un fortissimo interesse nei confronti, per esempio, delle foresta pluviali.

Il problema ecologico più grave è la deforestazione.  Da un lato, il nostro massiccio uso di combustibili fossili, ossia petrolio, gas, contribuisce a far aumentare il CO2.  E allo stesso tempo, stiamo abbattendo le foreste che assorbono CO2. Pur tuttavia, è ancora l’essere umano ad avere tutti i mezzi e ogni tipo di strumento volto a preservare e impedire la distruzione le foreste pluviali.

Qui, non si tratta di fare voli pindarici e, tanto meno, addentrarsi in discorsi puramente utopistici. Quando rigidità e conservatorismo soffocano sogni e libertà, quando i governanti si dimenticano dei cittadini, quando non si travalicano i blocchi degli interessi, alla lunga, nella società va ad aumentare il malcontento. Tutto questo, fa nascere un movimento sociale su larga scala che ha la possibilità di andare a destabilizzare ogni tipo di attuale economia.

D’altra parte, sarebbe alquanto sciocco non considerare il fatto che, accanto alla globalizzazione del mercato, si è andata a formare una globalizzazione dei cittadini. Un qualcosa, quindi, che sorge in risposta e sulla base di esigenze universali, quali la salvaguardia del pianeta e il rispetto per l’essere umano.

Certo, oggi come oggi, vedo difficile che si decida che l’interesse dell’essere umano e di tutti i viventi siano posti prima dell’interesse economico, ma, in conclusione, è improrogabile il fatto che si debba rivedere tutta la nostra filosofia di vita, in modo che la Vita prenda il posto che gli è dovuto su questo pianeta.