Creare, ovvero fabbricare in proprio è ancora conveniente?

L’inflazione è quella forma di tassazione che può essere imposta senza legislazione

Milton Friedman

Costi di avvio, costi di produzione, e via dicendo, costituiscono alcuni dei principali ostacoli che ogni imprenditore, oggi come, oggi, deve saper fronteggiare. Da Advisor, perciò, non mi stupisco affatto se, uno temi economici maggiormente affrontato, sia proprio quello inerente al fatto se sia ancora o meno conveniente fabbricare in proprio un prodotto.

Ovviamente, come Advisor, sono tendenzialmente portato ad analizzare i benefici e gli eventuali svantaggi di scelte economiche e finanziarie. In questo caso, ad esempio, devo evidenziare, tra i benefici, che se il prodotto venisse fabbricato da terzi si potrebbero avere dei vantaggi di costi più bassi. Pur tuttavia, si rischierebbe fortemente il rischio di perdere il controllo del proprio brand.

Creare un proprio prodotto, tra l’altro, significa che si può ottenere, senza limiti, un qualcosa sulla base delle personali esigenze e preferenza. Oltre a ciò, è da considerare che nel pieno controllo del proprio marchio, rientra anche la possibilità di andare a creare dei prodotti che consentano di fissare dei prezzi in linea con le strategie aziendali.

Come pure, è da tener nella dovuta considerazione che la produzione diretta permette di poter monitorare da vicino la qualità. Infine, si potrà avere la certezza che quanto prodotto sappia soddisfare le aspettative aziendali e, soprattutto, quelle della propria clientela. Tra gli svantaggi di questa scelta, ovviamente, vi è quella temporale.

Infatti, di solito, a seconda del prodotto che si è scelto di creare, il processo richiederà sicuramente molto più tempo, il che potrebbe significare averne meno da poter dedicare ad altri aspetti dell’attività. Creare autonomamente i propri prodotti può essere un problema se, poi, l’attività commerciale non decolla.

Generalmente, creare i propri prodotti potrebbe risultare una opzione a basso rischio, dal punto di vista finanziario. Infatti, dal momento che si sta creando il prodotto da soli invece di averlo fatto fabbricato o acquistato all’ingrosso, non esiste una quantità minima d’ordine. Si può, in pratica, ipotizzare di realizzare i propri prodotti quando si ricevono gli ordini.

Questa scelta, consentirebbe di avviare l’attività e dimostrare il concetto prima di investire troppo tempo, energia o denaro. Vi è poi l’aspetto concernete le personali capacità e risorse a propria disposizione a limitare la scelta di fabbricare autonomamente o meno i propri prodotti.

Il potenziale di margine è generalmente più alto quando si crea il prodotto da soli, dal momento che si ha un maggiore controllo sui costi e sui prezzi.  Tuttavia, si dovrebbe considerare anche il tempo che necessita per produrre gli articoli, perché se il processo di creazione del prodotto è lungo e complesso, potrebbe ridurre notevolmente i tuoi profitti. Non a caso, il tempo è denaro. In conclusione, sarà, quindi, una scelta che varia da caso a caso, da persona a persona.

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La differenziazione, il jolly della nuova economia

L’attuale creazione di denaro dal nulla operata dal sistema bancario è identica alla creazione di moneta da parte di falsari. La sola differenza è che sono diversi coloro che ne traggono profitto

Maurice Allais

Advisor Abbate - jolly

Da Advisor, noto come in una economia globalizzata, produrre, proporre e vendere prodotti e servizi sia sempre più complesso. Infatti, come è noto, in questi mercati iper-competitivi infuria una vera e propria guerra dei prezzi.

Come Advisor, so perfettamente come tanto i produttori quanto la loro forza vendita, a volte, lottino per dimostrare un loro valore aggiunto. Oltre a ciò, è da sottolineare il fatto che ci si deve confrontare con una pletora di fornitori e subappaltatori. Non a caso, reputo la differenziazione, il jolly della nuova economia.

Pur tuttavia, rilevo che gran parte dei dirigenti industriali, siano, ancora oggi, alquanto riluttanti a intraprendere, per esempio, una strategia di contenuto B2B. Personalmente, sono dell’avviso che la commercializzazione di un prodotto nel settore, non impedisce affatto di poter immettere un valore aggiunto.

Una delle domande chiave, perciò, è: di fronte a un mercato maturo e quando i prodotti sono diventati commodity, quale strategia di marketing adottare? Per rispondere al quesito, si deve partire dal fatto che la convenienza nel settore è un qualcosa di standardizzato, essenziale, ma, così comune che la differenziazione tra prodotti concorrenti è, talvolta, di difficile interpretazione per la vasta clientela.

Quando un prodotto diventa banale, le innovazioni non bastano e il mercato si satura. Pur tuttavia, esiste un modo per differenziarsi agli occhi dei propri potenziali clienti, ovvero sviluppare un personale marketing. In questo, il Business-to-business, noto con l’acronimo B2B, può aiutare a differenziarsi. In pratica, oggigiorno, si ha bisogno di una strategia valida e con contenuti, la quale, tra l’altro, si concentri su come poter aiutare i propri clienti.

Se, poi, i concorrenti non hanno ancora saputo sviluppare una strategia di contenuti nel settore, questo è un motivo in più per iniziare rapidamente e ottenere risultati anche prima della concorrenza, con contenuti che convertano facilmente i propri visitatori in un potenziale cliente. In altri termini, si dovrà cercare di differenziarsi a monte dell’acquisto.

Considero questo aspetto, come un elemento importante per distinguersi dalle aziende concorrenti. Fare la differenza con la creazione di contenuti, quindi, permetterà di essere nella “top” dei potenziali clienti. Essere presenti su internet e sui social network, difatti, facilita la memorizzazione della propria attività. Inevitabilmente, si avrà un ritorno rispetto al tempo investito.

Un valore aggiunto che porta una reciprocità nella relazione, un servizio svolto attraverso contenuto e strumenti che, pertanto, non rimarrà senza risposta. La qualità dei contenuti favorirà la credibilità della propria azienda, aiutando, inoltre, la ricerca di interlocutori, oltre che posizionarsi come esperti in materia. Un percorso, grazie al quale, si potrà far crescere la propria attività.

In conclusione, la differenziazione fornita dalla tua strategia di contenuto B2B, la reciprocità della relazione e la credibilità trasmessa dai contenuti, sono tutte fonti che assicurano di distinguersi tra la concorrenza.

Le influenze economiche del Giappone nell’Asia orientale e sudorientale

Noi giapponesi ci godiamo i piccoli piaceri, non le stravaganze. Io credo che un uomo dovrebbe avere uno stile di vita semplice, anche se può permettersi di più”.

Massaru Ibuka

Fra i vari studi che compio giornalmente come Advisor, vi è anche quello inerente le effettive influenze economiche del Giappone nell’Asia orientale e sudorientale. In pratica, cerco di comprendere al meglio se realmente possa essere un contrappeso valido all’economia della Cina.

Come è noto, il Giappone ha storicamente svolto un ruolo di leadership regionale tanto nell’Asia orientale quanto in quella sud-orientale.  Nonostante la rapida crescita della Cina negli ultimi anni, come Advisor, reputo che abbia saputo mantenere il suo ruolo guida.

Per quanto riguarda il futuro, quindi, sembra che il Giappone, sia sufficientemente attrezzato per essere considerato come per fornire un contrappeso alla economia cinese. D’altra parte, è innegabile che il Giappone stia collaborando strettamente con altri paesi della regione, anche in previsione di importanti progetti di investimento, mantenendo così il suo ruolo di guida.

Sconfitto e largamente indebolito, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale ad oggi il Giappone ha saputo diventare una delle maggiori economie del mondo. Negli ultimi sessant’anni, il Giappone ha dimostrato la sua grande capacità di adattarsi ad un ambiente regionale e internazionale, trasformandosi, quindi, in una delle principali economie mondiali più avanzate al momento.

Non a caso, il Giappone è stato in grado di approfittare del divieto di militarizzazione imposto dal Trattato di San Francisco del 1951, adattandosi ad una politica di importanti investimenti nelle infrastrutture e nell’industria pesante. Il Giappone è così diventato il leader regionale per diversi decenni, grazie, in parte, al sostegno militare ed economico degli Stati Uniti.

La storia dell’economia giapponese e della sua politica estera, ci consente, di conseguenza, di individuare e di comprendere come il Giappone sia stato in grado negli anni di trasformarsi e di diventare un vero e proprio cardine dello sviluppo economico del continente asiatico.

Pur tuttavia, è innegabile che il ruolo di leader economico e diplomatico in questa parte del mondo, debba andarsi a confrontare con la fiorente economia cinese. Infatti, è da considerare che, ad esempio, nel 2015, oltre il 50% delle esportazioni totali del Giappone erano destinate ai paesi dell’Est e del Sud-Est asiatico. Allo stesso tempo, le importazioni giapponesi da questi paesi, sempre nel 2015, hanno rappresentato quasi il 50% delle importazioni giapponesi totali. Ma non è tutto.

A riprova delle difficili relazioni tra Cina e Giappone, è da considerare che il Giappone ha firmato accordi di cooperazione con Cambogia nel 2013, con la Malesia nel 2015, migliorando il suo accordo di libero scambio con il Vietnam nel 2014 e la sua partnership con il Laos nel 2015. Senza, poi dimenticare i negoziati di libero scambio tra Giappone e Corea del Sud.

Come è facile desumere, tutto questo non può essere stato un qualcosa di molto gradito a Pechino. Di fatti, secondo la Banca Mondiale, la Cina è attualmente la seconda economia più grande del mondo in termini di PIL. In conclusione, sarà davvero avvincente e interessante studiare i prossimi avvilimenti che vedono protagonisti la Cina e il Giappone.