Una miglior economia si ha solo con migliori infrastrutture

Un principio che ha accomunato le antiche popolazioni dei Fenici, dei Greci e soprattutto dei Romani riguardava lo sviluppo del commercio e dell’economia facendo leva sulla creazione di tutte quelle infrastrutture necessarie e utili agli scambi commerciali; tutto ciò nonostante nelle epoche antiche il termine infrastrutture era sconosciuto.

Grazie alla loro sapienza è possibile ammirare ancora oggi le opere dell’ingegneria antica quali porti, strade, mercati e depositi. Ponendo l’attenzione sull’Italia, questa a partire dal 1946 è divenuto un paese caratterizzato da delle stranezze.

Infatti, da sempre, sotto l’aspetto storico, geografico e soprattutto commerciale, ha rappresentato l’anello di congiunzione fra il Medio e l’Estremo e il Nord Europa Orientale, fra Europa settentrionale e i mercati dell’Africa Ovest.

A differenza di altri Stati come l’Inghilterra e la Francia si sono verificati lunghi periodi di attriti interni tra i nobili e tra le diverse contrade.

Mentre in altri Paesi d’Europa si affrontavano viaggi per terra e per mare alla scoperta di nuove località e si cercava di migliorare l’economia, in Italia si viveva un clima di divisione. Infatti, la perenne lotta fra il Papato e i numerosi stati al fine di accaparrarsi pochi chilometri di territorio non faceva assolutamente pensare allo sviluppo del commercio e delle infrastrutture.

A tutto ciò si iniziò a mettere ordine prima nel 1861 con la creazione del Regno d’Italia che lasciò poi spazio alla Repubblica Italiana fondata nel 1946.

Se facciamo un confronto con la vicina Svizzera si può notare che questa, seppur caratterizzata da un territorio con difficoltà naturali, assicura una rete ferroviaria di 3619 chilometri che garantisce treni puntuali e raggiungono tutte le località con puntualità svizzera. Invece in Italia vediamo una rete ferroviaria con il 60% a binario unico.

Per non parlare poi della situazione di porti italiani che assomigliano ad oasi nel deserto nonostante la Nazione viene bagnata dalle acque marine nella quasi totalità della sua estensione. La rete stradale è stata oggetto della politica di tutti i governi per favorire la FIAT (ormai FCA) ed attualmente occupa le posizioni più basse nelle classifiche internazionali.

Ponendo l’attenzione su alcune situazioni italiane critiche si può provare a prendere un treno da Palermo a Milano per testare il grado di disagio dei trasporti.

Ciò è il segno del disinteresse della classe politica su tali aspetti che producono effetti sui mercati interni ed internazionali.

L’economia nostrana, le nostre potenzialità infinite, sono frenate proprio per gli alti costi e la difficoltà della movimentazione delle materie prime e delle merci.

In conclusione ci si può augurare di vedere in concreto gli effetti della riqualificazione delle infrastrutture e non rimanere soltanto alla progettazione in astratto sottolineando che vi è stretta connessione fra sviluppo economico e la costruzione di serie infrastrutture, giacché l’una influenza l’altra.

Il tutto è ancorato al trasporto su gomma saldamente, con impatti ambientali ed economici ad altissimo rischio per la salute pubblica. Uno stato di cose che dovrebbe finire per il bene proprio del Bel Paese.

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