La tutela del Made in Italy deve essere imprescindibile

Veder calpestato il nostro Made in Italy è sempre un grande dolore. Da Advisor così come anche da italiano mi confronto spesso con le realtà economiche e imprenditoriali di tutto il mondo mi pongo una sequela di domande su quello che si potrebbe fare e che il Governo non fa per tutelarlo. Di certo ci sono elementi, quali la corruzione, che bene non fanno all’immagine dell’Italia in campo internazionale e l’indeboliscono notevolmente.

Non molto tempo fa è stato pubblicato un report dove appare lampante come nella nostra nazione la corruzione si percepisce per un poco edificante 90%. Molti sono dell’idea che indagare sulla corruzione e anche sulle frodi possa avere dei costi superiori rispetto ai risultati che si potrebbero avere dei risultati. Una impostazione mentale, che da Advisor sono convinto sono convinto che abbia un effetto ancor più deleterio, in quanto si lancia il messaggio che chiunque potrebbe fare quello che vuole e calpestare il Made in Italy.

Basta scorrere i reparti dei supermercati dei vari Paesi del mondo (ma anche in Italia) per vedere quanti prodotti vengono spacciati per quelli Made in Italy mentre nulla hanno a che fare. Con i consumatori che vengono ingannati anche visivamente da una bandierina dell’Italia sulla confezione o dal nome storpiato di un qualche celebre prodotto italiano ad esempio “parmiggiano” invece di Parmigiano e l’elenco potrebbe essere lungo.

Nel dicembre scorso una indagine di Assocamerestero, Associazione che riunisce tra l’altro le settantotto Camere di Commercio Italiane all´Estero (CCIE) e imprenditori privati, esteri e si incentrata ricorso a denominazioni geografiche improprie che si rifanno all’Italia al fine di indurre a comprare prodotti non italiani. Da qui è emerso che il cosiddetto “Italian Sounding” rappresenta ha un impatto economico astronomico: il volume d’affari è di circa 54 miliardi di euro (di cui 24 miliardi nell’Area Centro e Nord America), più della metà dell’intero fatturato dell’industria alimentare italiana (132 miliardi d’Euro).

Già l’Italia non gode di grande affidabilità generalmente, anche per via dell’instabilità governativa con il continuo cambio linee programmatiche, ma vi è una notevole confusione in tema d’economia. In quella che è un mercato globalizzato, si devono fare altri tipi di scelte. Vi è la necessità di offrire inequivocabili e limpide garanzie, se si vuole uscire effettivamente dalla morsa delle lobby degli speculatori.

Si deve dire basta alla svendita dei nostri storici brand che semmai devono riportati in auge e salvaguardati. Si deve tutelare il Made in Italy perché ne vale il futuro stesso del Paese e di chi lavora nei vari comparti.

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