Il settore finanziario, un mondo in perenne movimento

Il controllo privato del credito è la forma moderna della schiavitù”.

Upton Beall Sinclair

Una delle regole base che caratterizza tutto il settore finanziario, è che è un mondo in perenne movimento. Di conseguenza, come ricordo spesso da Advisor, nulla è definitivo.

Ad esempio, nel periodo che va dal 1991 al 2001, le esportazioni mondiali di manufatti sono cresciute a un tasso medio annuo del 6,3%, ma, nel contempo, si sono andati a sviluppare sempre più nuovi scenari. Da Advisor, voglio rammentare che se prima gli Stati Uniti erano la principale potenza economica mondiale, già a partire dai primi anni del 2007 l’Unione Europea, considerata come una singola entità, raffigura la più grande economia del mondo con un PIL di parità di potere d’acquisto, stimato nel 2008, a 14.910 miliardi di dollari.

Inoltre, è da sottolineare che si è sempre più andato a moltiplicare il PIL di entità economiche di peso come, per esempio, India e Repubblica Popolare Cinese. Due lezioni, pertanto, emergono chiaramente dalla trasformazione del capitalismo asiatico. Da un lato, una grande diversità di strategie nazionali sta affrontando le logiche di una concorrenza sempre più acuta. D’altra parte, il lavoro conserva il posto centrale che ha sempre occupato.

Come è noto a chi si occupa di aspetti finanziari, il lavoro salariato è l’energia del capitalismo e, per mantenere una forte competitività di prezzo, il rapporto salariale dei diversi paesi viene ricombinato. In Cina, il non-status dei lavoratori migranti offre manodopera a basso costo agli imprenditori, ed è all’origine dell’aumento che vi è stato nell’industria cinese.

I sistemi di innovazione partecipano, anche, alla conquista dei mercati e numerosi studi comparativi, nei quali sono stati analizzati Cina, Corea, Giappone e Taiwan, mostra, in maniera più che chiara, la specificità dei modelli nazionali e l’importanza della strategia economica.

Non a caso, la ridefinizione del sistema di accumulazione giapponese pone il rapporto salariale al centro dei dispositivi e, perciò, l’occupazione industriale viene reindirizzata verso i servizi. Già nella primavera del 2013 vari studi dedicati all’economia politica asiatica, avevano offerto numerosi spunti di particolare interesse. Un qualcosa, che ha animato ancor di più l’interesse, favorendone l’osservazione più stretta sull’evoluzione di tali mercati.

Quindi, da una dimensione alquanto empirica, la ricerca ha posto focus fondamentali, come quelli rivolti sulla Cina e, più in generale, sul mercato del Sud-Est asiatico. Da tutto ciò, appare quanto mai evidente che, attraverso i beni che esporta, la Cina impone “i suoi prezzi” a tutti i suoi partner e questo porta a una maggiore concorrenza nel mercato del lavoro.

Di conseguenza, secondo una intensità variabile, la competizione occupa ora un posto centrale e, rispetto ai capitalismi a cui si è soliti riferirsi, la sua vivacità sembra caratterizzare il nuovo capitalismo del XXI secolo.

In conclusione, ancora una volta il settore finanziario che, per sua natura è un mondo in perenne movimento, ha evidenziato come la mercificazione del lavoro sia il risultato di un singolare assetto istituzionale che illustra i cambiamenti nel diritto anche del lavoro cinese.

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