Non ci resta che piangere!

“Un popolo che elegge corrotti, impostori, ladri, traditori, non è vittima, è complice”

George Orwell

Si era nel non lontano 21 dicembre del 1984, quando, per la prima volta, uscì nelle sale cinematografiche il film con Massimo Troisi e Roberto Benigni, da un titolo così profetico: “Non ci resta che piangere”.

Infatti, oggi, da Advisor vedo come effettivamente non ci resta altro che piangere, davanti alla nullità della nostra classe politica. Il gioco dei numeri, sport preferito tanto dalla cosiddetta destra quanto dalla fantasiosa sinistra, impera e detta legge. Un esempio valido per tutte le situazioni, è proprio quello relativo ai posti di lavoro.

Come Advisor e, credo, anche nella maggior parte degli italiani, risuonano ancora nelle orecchie il balletto dei posti di lavoro promessi da tutti e mai visti da nessuno.

Quando, nella seconda metà dello scorso secolo, Bernardino Grimaldi ex ministro delle Finanze pronunciò uno storico discorso per motivare la sua mancata adesione al terzo governo Cairoli, disse: “Per me, tutte le opinioni sono rispettabili ma, ministro o deputato, ritengo che l’aritmetica non sia un’opinione”.

Certamente, questo illustre politico d’altri tempi, non avrebbe mai potuto credere e tanto meno, immaginare che ciò asserito con tanta foga potesse, un domani, essere così lontano dalla realtà dei fatti. Infatti, incredibilmente, i politici moderni sono riusciti nel non facile compito di far trasformare la matematica in una semplice opinione.

Partendo dall’ultimo governo Renzi per risalire al primo governo Berlusconi, solo un ipocrita negherebbe che sono stati anni di grandi bugie. Nel mezzo, quindi, un vuoto assoluto, disseminato da bonus di 80 euro, da milioni di posti di lavoro, da “tesoretti” che quasi miracolosamente appaiono per poi, misteriosamente scomparire.

E cosa dire, poi, delle presunte stime dell’Istat? È credibile un ente che nei tassi di disoccupazione ingloba perfino i quindicenni? Quindi, di fatto, statistiche, tabelle e sondaggi, invadono i nostri tranquilli pomeriggi televisivi, foraggiando inutili trasmissioni ed inutili conduttori e ospiti.

Il tutto, inoltre, diventa un facile ed semplice strumento di propaganda in mano alla classe politica. La cosa, poi veramente drammatica che annoto e che, a quanto pare, non interessa minimamente, è che questo spregevole comportamento possa, poi, andare ad influenzare pesantemente l’andamento della Borsa.

Per certi versi, pare che quelli che un tempo venivano chiamati statisti, oggi non siano altro che semplici giocolieri, funamboli che passano il loro tempo a snocciolare dati e cifre senza rendersi conto delle conseguenze. Una sorta di “polvere di stelle” che copre tutta la tragica verità dei loro fallimenti.

Sulla base di quanto questi “premier” asseriscono, emerge, chiaramente, un quadro desolante, ove, perfino la matematica e anche la semplice aritmetica, sono divenuti strumenti con i quali manipolare gli italiani. Ci si dimentica, ahimè, troppo facilmente che basta semplicemente che si ipotizzi che il PIL cresca per vedere la borsa e, di conseguenza, tutta l’economia, muoversi.

Come si pensa, pertanto, di poter essere in grado di fare una scientifica e concreta programmazione economica se, nella realtà dei fatti, la matematica si è trasformata in una pura e semplice opinione?

La classe politica italiana, in conclusione, oltre che piegare ad esclusiva esigenza personale i numeri, è perfino in grado di mettere in scena una pietosa metafora, che, invece, è una perfetta raffigurazione della non affidabilità di tutte quelle tabelle sbandierate in ogni dibattito pubblico.

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