Migranti, c’è del marcio tra le ONG?

La maturità inizia a manifestarsi quando sentiamo che è più grande la nostra preoccupazione per gli altri che non per noi stessi

Albert Einstein

ONG: ossia le Organizzazione Non Governativa, ovvero organizzazioni che operano in maniera indipendente senza dover rispondere a nessun tipo di governo.

Ma tra le altre cose, ONG vuol dire anche contatti sospetti, fumosi finanziatori e numerose navi che sono costantemente presenti nel Mar Mediterraneo e che, con un metodo ben collaudato, segnalano indisturbate la loro presenza alle navi dei clandestini dirette verso l’Italia, altrimenti dette boat people secondo la dizione buonista che va tanto di moda. In pratica, è un universo tanto dinamico quanto poliedrico.

Il recente sequestro della nave Iuventa deve far riflettere e far risuonare un campanello di allarme.

Da Advisor mi domando spesso il perché e il per come appena si accenna al fatto che dietro a molte ONG vi siano interessi economici, si assiste ad una alzata di scudi in loro difesa. Eppure, è la cronaca che mette in luce che tanto in uno Stato quanto tra chi si occupa di Legge e Ordine vi sono delle mele marce.

Perfino il campo religioso non è avulso a fatti criminali. Eppure, sembra quasi che le ONG non siano fatte da uomini e, perciò, corruttibili e corruttori.

Da Advisor, poi, non posso non “ammirare” l’alquanto beffarda linea di confine esistente tra il fatto che queste Organizzazioni Non Governative, come anche altri enti, risultino essere delle organizzazioni senza fini di lucro, quando, poi, nella realtà sono finanziate da donazioni.

Certo, so perfettamente che cosa significhi lucrare e, proprio per questo, reputo che utilizzarlo per enti che prendono soldi in nome di un volontariato sia scorretto. Chiarisco il punto. Il fare beneficenza significa o mettere mano al portafoglio e donare direttamente a chi ne ha bisogno, oppure dare il contributo economico a chi lo andrà a gestire per portare aiuto. Questo non solo è normale, ma è più che accettabile.

Quello che proprio non mi va giù è il voler a tutti i costi ammantare questa transazione economica a fin di bene con un falso velo di quasi santità. Reputo iniquo abbinare a questo il termine senza fini di lucro, anche perché non è propriamente corrispondente al vero.

Infatti, chi paga le sedi, i mezzi, insomma tutto quello che serve a queste ONG?

Ma se il termine senza fini di lucro è una mera facciata, lo è ancor di più la parola volontario. Se da un punto sintetico il significato lessicale potrebbe essere riassunto come “persona che presta la sua opera di propria volontà”, da un punto di vista dell’immaginario collettivo il volontario è visto come una sorta di San Francesco oppure di San Martino di Tours, quello che fece dono della metà del suo ricco mantello ad un povero.

Si ha, quindi, anche in questo caso, una immagine poetica che, tuttavia, non corrisponde alle realtà dei fatti. A prova di ciò, invito a leggere quanto è chiaramente esposto nel sito del Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale a riguardo il trattamento economico dei volontari.

Allora, vorrei tanto che la facciata corrispondesse al suo contenuto e, di conseguenza, tanto le ONG quanto i cosiddetti volontari venissero inquadrati non come dei santi, ma come esseri mortali e, perciò, fallaci.

Non rimaniamo, pertanto, stupefatti nello scoprire che anche queste organizzazioni beneficiano economicamente di tutto il movimento di clandestini provenienti, per lo più, dalle coste della Libia.

Per concludere, voglio ricordare le parole di John Fitzgerald Kennedy: “Non chiederti cosa il tuo paese può fare per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo paese”.

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