Economia e potere finanziario: grido d’allarme del FMI

Chi crede che con il denaro si possa fare di tutto è indubbiamente pronto a fare di tutto per il denaro

H. Beauchesne

FMI

Al centro della nota commedia scritta da Carlo GoldoniArlecchino servitore di due padroni”, il protagonista crea, ad arte guai ed equivoci, con il solo intento di poter continuare a mangiare a sazietà. Per la serie mai essere sorpresi, oggi, finalmente, una autorità come il Fondo Monetario Internazionale lancia un forte grido d’allarme.

Nel mondo dell’economia e nel consequenziale potere finanziario, si avvertono, infatti, forti e chiari i contraccolpi dettati da due parole e, cioè, globalizzazione e innovazione tecnologica. Come Advisor, colgo, di conseguenza, con vivo piacere che perfino il Fondo Monetario Internazionale si sia accorto di quanto la dilagante automazione e la tecnologia, di fatto, non stanno facendo altro che andare ad impoverire quel che è la cosiddetta classe media.

Quindi, se il FMI lancia un grido d’allarme sulle conseguenze della globalizzazione e della innovazione tecnologica, significa che si sta vivendo un momento davvero delicato. Il quadro complessivo della situazione è stato fissato, più che a chiare lettere, dal Fondo Monetario Internazionale nel suo World economic Outlook, un importante documento che, da Advisor, ho letto molto attentamente

Il WEO, per i non addetti, è una elaborazione che viene pubblicata, in genere due volte nel corso di un anno, appunto dal FMI. In pratica, si può dire che il World Economic Outlook fotografa l’economia mondiale, con proiezioni future fino a quattro anni.

Le previsioni WEO includono indicatori macroeconomici chiave, come, per esempio, il PIL, l’inflazione, il bilancio fiscale, di più di 180 paesi in tutto il mondo. Pertanto, è valutato come un documento di riferimento per importanti questioni di politica economica.

Orbene, in quello da poco reso noto, emerge, in maniera più che evidente, che su quello che è il totale dei redditi, la quota espressa dai salari, è in forte decrescita in molte economie, il che evidenzia l’influenza avuta dalla globalizzazione e dalla innovazione tecnologica.

In pratica, questi due elementi, come apparirebbe da quanto esposto nel World economic Outlook elaborato dal FMI, stanno continuamente andando ad erodere quella quota di ricchezza che, antecedentemente, andava a finire nel portafoglio dei lavoratori. Seppure questa sensazione fosse più che avvertita, il fatto che sia un ente così considerevole a rilevarlo in quel che è, per eccellenza, uno dei documenti più rilevanti, fa tremare i polsi.

Infatti, è da sottolineare che il World Economic Outlook è un lavoro che va ad esprimere quella che è, poi, la posizione ufficiale del Fondo Monetario Internazionale. Se, sostanzialmente, può non apparire come una novità dirompente, quel che lascia basiti è il fatto che perfino un ente come il FMI si sia accorto che sia rotto qualche cosa nel meccanismo che vede protagonisti globalizzazione e innovazione tecnologica.

Chi si occupa seriamente di economia, si era già avveduto di come il vento stesse cambiando. Di fatti, il declino riguardante la quota salariale rispetto al totale dei redditi, era già più che avvertibile fin dagli Anni Settanta.

Personalmente, ebbi l’occasione, in svariate circostanze, di mettere in rilievo come la quota appartenente alle buste paga, fosse ridotta in ben cinquanta economie del pianeta. Nello specifico, mettevo in luce il fatto che questa tendenza andava a colpire, in maniera particolare i trasporti, le comunicazioni e l’intero comparto dell’industria manifatturiera.

In conclusione, mi auguro vivamente, che tanto l’economia quanto il potere finanziario, non rimangano, ancora una volta, sordi a questo forte richiamo fatto dal Fondo Monetario Internazionale nel suo World economic Outlook.

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