È ancora valido il concetto di investire in beni di rifugio?

Il possesso ci possiede!”

Hans Erich Nossack

Come prassi, specialmente in tempi di crisi economica e politica, torna a spirare forte il vento degli investimenti in beni di rifugio. Da Advisor, pur essendo perfettamente consapevole che un tipo del genere di investimento sia portatore di una certa tranquillità, rimango, invece, assolutamente basito quando questo viene ad essere esposto come un investimento che, in ogni caso, ci mette al riparo da ogni tipo di avvenimento.

Mi spiego meglio. Come Advisor, sono conscio che investire in cosiddetti beni di rifugio possa portare a godere di determinati benefit. Quello che invece aborro è il volerli sbandierare come ancora di salvataggio sicura. È qui, che è bene avere le idee chiare.

Purtroppo, il più delle volte, chi investe o ha la memoria corta o, come dice il vecchio detto, non v’è peggior sordo di quello che non vuole sentire. Infatti, se la storia ha evidenziato in maniera tanto chiaro quanto drammatica, è proprio quello che il possedere oro, diamanti e via dicendo, non è affatto un qualcosa che ci assicura la sopravvivenza.

Basterebbe solamente pensare di come il popolo ebraico sia stato spogliato letteralmente di tutti i propri beni e, questo, non solo ad opera dei nazisti. Infatti, perfino la tanto puritana e neutrale Svizzera, grazie alle sue banche, ha fagocitato senza tanti complimenti i beni delle famiglie ebree che erano stati lì depositati. L’elenco della spoliazione dei beni degli ebrei è lungo e non assolve, in generale, alcuna nazione.

Quindi, come è chiaro, il possedere beni di rifugio in situazioni come quella appena evidenziata ha un valore sotto lo zero. Se, poi, si volesse osservare con maggior attenzione il panorama mondiale, si avrebbero più sorprese che certezze. Allora, prima di parlare della convenienza o meno di investire nei beni rifugio, si dovrebbe evidenziare che tutto questo è e resta una forma di legittima speculazione e non è un salvacondotto da poter utilizzare come via di fuga.

Indubbiamente, in tempi di incertezza economica, trovare ragionevoli alternative è quanto mai logico. La cosa fondamentale, tuttavia, è non pensare o, peggio, credere, di acquistare un qualcosa che possa essere un passe-partout con il quale aprire tutte le porte.

Altro aspetto che il più delle volte si tende ad obliare, è il luogo di conservazione di detti beni rifugio. Al di là delle regole vigenti, è noto al mondo intero dell’esistenza dei cosiddetti paradisi fiscali, luoghi ove si pensa di essere al riparo di ogni evenienza. Seppure questo possa essere vero, non ci si può dimenticare che questi luoghi fanno ciò fino a quando fanno comodo ai poteri forti.

In pratica, i nostri beni rifugi lì conservati, saranno al sicuro fino a quando ai poteri forti farà comodo l’esistenza di questi “magici” luoghi. Sono, quindi, gli interessi a regolare il gioco e, questo, non sono di certo io a scoprirlo.

In conclusione, l’investimento in quelli che possono essere globali beni rifugio deve essere considerato e valutato esclusivamente come un investimento e non come virtuale lascia passare per una assoluta tranquillità esistenziale.

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