Popolazione in età lavorativa e l’invecchiamento della popolazione influiscono sulla crescita economica?

Chi smette di imparare è vecchio, sia a venti o ottant’anni

Henry Ford

Secondo un noto principio, non solo economico, la transizione demografica inizia quando i tassi di mortalità diminuiscono. Durante questo processo, la quota della popolazione in età lavorativa aumenterà, ma, con il rallentamento del tasso di natalità e una maggiore aspettativa di vita, un Paese inizia ad avere un invecchiamento demografico.

Da Advisor, sottolineo, spesse volte, che prima del 1900, la crescita della popolazione mondiale era bassa. Dopo di che, ha iniziato ad accelerarsi nella prima metà del ventesimo secolo per, poi, nella sua seconda metà cominciare un rallentamento legato ad una aspettativa di vita più lunga, portando ad un invecchiamento della popolazione.

Come Advisor, devo, anche, sottolineare che ogni nazione non è allo stesso stadio delle dinamiche demografiche. I paesi avanzati, in questo caso, hanno iniziato la loro transizione demografica prima dei paesi in via di sviluppo e, alcuni di quest’ultimi, hanno appena iniziato, mentre altri stanno arrivando alla fine.

Un dato certo, è che negli ultimi decenni, i tassi di fertilità sono diminuiti in tutto il mondo. Tuttavia, questi sono ancora molto elevati nei paesi in via di sviluppo rispetto ai paesi avanzati. In molti paesi europei e in Giappone, si registra una forte contrazione delle nascite, al punto tale che, oramai da tempo, stanno sperimentando le conseguenze legate ad un rapido invecchiamento della popolazione e all’assenza di una immigrazione.

Ricordo che, fino alla fine degli Anni Novanta, le varie analisi che cercavano di stimare l’impatto delle dinamiche demografiche sulla produzione si focalizzavano sul cosiddetto “dividendo demografico”. Secondo il parere di più esperti, l’invecchiamento della popolazione influenzerebbe direttamente la crescita economica.

Oltre a ciò, si andrebbero a ridurre le prospettive di lavoro, il che influisce negativamente sul consumo di beni e servizi. Indubbiamente, vi sono numerosi effetti che meritano attenzione, visto che sono tutt’altro che chiari soprattutto per quanto riguarda l’aspetto finanziario e l’onere della forza lavoro.

L’attuale situazione legata all’invecchiamento della popolazione, pone l’accento su molteplici aspetti quali, ad esempio, il consumo pro capite, le crescenti difficoltà di finanziamento in cui si dibattano i sistemi pensionistici e sanitari. Invero, sono crescenti le difficoltà che si prospettano, molte delle quali, tuttavia, era facile prevedere.

La transizione demografica dovrebbe, pertanto, comportare un aumento del risparmio aggregato, poiché l’aumento della quota della popolazione è di età intermedia. Fino ad ora, l’unica risposta data è quella di far rimanere le persone più a lungo possibile nel mercato del lavoro. Il che, ha portato come conseguenza, la mancanza di un naturale e necessario riciclo.

In pratica, aumentando l’età pensionistica, il mercato del lavoro è bloccato, e i giovani non trovano lavoro. Inoltre, quando lo troveranno, non saranno di certo più giovani. Tutto ciò, in conclusione, è davvero assurdo, non solo per una sana crescita economica, ma, in special modo, se si pensa che questi soggetti corrono il serio rischio di non avere il piacere di godersi la meritata pensione.

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