Quale futuro per la zona Euro?

Il denaro è la schiavitù moderna

Lev Tolstoj

Advisor Abbate - Eurozona

Il valutare possibili scenari futuri della zona Euro, reputo da Advisor che sia una operazione di non facile esecuzione, anche perché sorgono quotidianamente gravi divergenze tra i vari Stati.

Tale situazione è anche particolarmente evidente nelle troppe e continue “pause riflessive”, da parte dei vari capi di governo, nell’’analisi dei diversi possibili scenari. Tuttavia, l’impressione generale che emerge, tratteggia un quadro con ampie aree di forte pessimismo sul futuro della zona Euro.

Valuta dell’Unione europea in uso dal 1999, l’Euro ha conosciuto, a causa della crisi greca, un periodo di grande turbolenza. Nonostante i molteplici salvataggi successivi, il diffondersi della crisi, ancora oggi, rappresenta una seria e concreta minaccia per le economie di molti paesi, dall’Irlanda alla Spagna, passando per Portogallo e Italia.

La crisi sembra così profonda che la questione della possibile scomparsa dell’Euro è più che motivata. La questione è poi così intricata, anche perché in ballo vi sono interessi tanto economici quanto politici, e che, quindi, il poter fare delle serie e concrete previsioni diventa sempre più complicato.

Inoltre, a molti politici, quelli italiani in prima fila, non è ancora sufficientemente chiara quale portata ha la crisi endemica della zona Euro e quali sono le conseguenze per il futuro della moneta unica.

Politici, economisti e politologi, quindi, cercano a tentoni una soluzione alla crisi e da questa nefasta turbolenza, ma, nel contempo, non sono pochi i governi che stanno studiando i modi proprio per uscire dalla zona Euro.

Advisor Abbate - Grecia 3Per identificare i principali fattori che incidono sui futuri sviluppi, probabilmente, non sarebbe sufficiente scrivere un libro, anche perché sono molteplici e diversi gli scenari che potrebbero essere identificati per descrivere il prossimo futuro della zona Euro.

Allo stato delle cose, come Advisor posso immaginare alcuni principali scenari.

Nel primo posso intravedere che gli Stati membri continuino a fare piccoli passi avanti nella gestione della crisi, il che, secondo la mia opinione, potrebbe però provocare la rottura definitiva della Unione monetaria. In una altra variante, posso ipotizzare ulteriori possibili battute d’arresto in materia politica e finanziaria, causate da una mancanza di integrazione economica.

Una terza ipotesi potrebbe essere quella frutto di una particolare combinazione di fattori e che potrebbe portare a una Europa a “due velocità” intorno ad un cosiddetto “nocciolo duro”.

La quarta e ultima ipotesi, che credo vivamente sia la più auspicabile, vede una opzione nella quale, sotto la pressione di alcuni Stati membri, l’Unione Monetaria venga ad essere, finalmente, completata da una unione fiscale e politica.

Gli economisti e la politica hanno tentato di esplorare possibili soluzioni, cercando anche di avventurarsi in direzioni diverse. Pur tuttavia, è innegabile che non è di certo facile avere un confronto con chi è tutt’ora aggrappato alle convinzioni espresse nel Trattato di Maastricht, reputandolo come origine stessa della Unione Monetaria, e con chi, peggio ancora, alla luce dei risultati nega la necessità di intraprendere percorsi alternativi.

Quel che pare certo, ahimè, è che molti “esperti”, cercano di affrontare una crisi scoraggiante della quale, forse solo adesso, cominciano, a malapena a comprendere la reale portata. Senza dubbio, questo tipo di approccio, minaccia l’esistenza della Unione monetaria e, quindi, il futuro stesso della zona Euro.

 

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